sabato, Maggio 8

Ahrar al-Sham: fuga dalla ‘zona grigia’ o verso di essa?

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Un’altra caratteristica ancora sottile e non chiara si riferisce agli accordi turchi e consiste nel dialogo intrapreso dal controllore generale dell’Associazione dei Fratelli Musulmani con il giornale al-‘Ahd, in cui si allude al fatto che ci siano numerosi denominatori comuni tra il movimento Ahrar al-Sham e i Fratelli Musulmani, il che ha spinto gli osservatori a prevedere una collaborazione maggiore e più profonda tra i due movimenti. Si tratta degli indicatori che l’Associazione dei Fratelli Musulmani ha poi tentato di minimizzare, in una precisazione successiva di tali dichiarazioni del controllore generale del gruppo.

Di conseguenza, è chiaro che i vertici del movimento Ahrar al-Sham hanno risolto la questione di recente e hanno deciso di uscire dalla ‘zona grigia’ e di procedere verso il totale insediamento con la ristrutturazione del loro discorso ideologico, ma nonostante ciò sembra che fuggano da una ‘zona grigia’ per porsi in un’altra ‘zona grigia’, e le cose non sono così semplici, poiché il movimento si trova davanti a sfide cruciali che non sono inferiori alle sfide precedenti, se non le ha superate, in primis la questione della compattezza interna del movimento e della sua salda capacità di convincere migliaia di membri di questo orientamento, questione che supera l’eliminazione della corrente radicale o ideologica per il controllo delle cellule e delle società della rete distribuite in più luoghi.

E se l’elemento estero (i volontari dall’estero) era limitato nel movimento, c’è una grande percentuale che ha assorbito l’ideologia salafita jihadista e forse non possiede la dottrina del combattimento che le permetta di addentrarsi in scontri violenti contro l’organizzazione dello Stato Islamico, e questo ci spiega la grande e notevole differenza tra le sorprendenti vittorie realizzate dal movimento contro l’esercito siriano e la sua ritirata nelle lotte contro l’ISIS, nonché l’insistenza dell’ultimo comunicato del movimento sull’operazione di ristrutturazione e rifondazione di un esercito regolare, a condizione che si impegni e approvi la lotta in qualunque zona definita dal movimento.

La seconda sfida, non per importanza, è rappresentata dalla rete di alleanze del movimento, e specificamente dalla sua solida relazione con il Fronte al-Nusra, attraverso l’Esercito della Conquista. I nuovi orientamenti sono stati attaccati duramente dalle autorità spirituali e intellettuali di al-Nusra, come Abu Qatada al-Filastini, Abu Muhammad al-Maqdisi e Sami al-‘Aridi, e non è ancora chiaro se ci sia stata una serie di accordi segreti tra le due organizzazioni, specialmente con l’ala siriana flessibile di al-Nusra, o ci sia un divario crescente tra le due parti.

La terza sfida è rappresentata dal grado di accettazione del governo americano e dell’Occidente della ridefinizione di Ahrar al-Sham e dalla loro posizione rispetto a essa. Si tratta di una sfida che sembra meno complessa delle precedenti: gli americani cercano un alleato sul campo per affrontare l’ISIS, un alleato che non sia temporaneo, come avvenuto con le milizie Sahwa irachene, e forse l’esperienza dell’esercito islamico e di Hamas in Iraq è un modello per la possibile trasformazione della posizione del movimento Ahrar al-Sham; ma le condizioni americane vanno verso ‘la creazione di nuove Sahwa’ in Siria, e questa esperienza non sembra incoraggiante ad alcuna fazione islamica siriana, specialmente se si considera ciò che è accaduto alle Sahwa in Iraq, doppio bersaglio dell’ISIS da una parte e dell’azione iraniana dall’altra; in ogni caso, c’è un mediatore importante nelle relazioni tra gli americani e Ahrar al-Sham, in primo luogo la Turchia, in secondo il Qatar.

Le future traiettorie di Ahrar al-Sham non sembrano completamente chiare e distinte. Il movimento ha preso una decisione definitiva con la rescissione di qualunque legame con al-Qaeda, il completo insediamento del movimento e la ristrutturazione del discorso ideologico conformemente alle responsabilità internazionali e territoriali, e ha scommesso sulla sua relazione con i turchi e il Qatar, poiché ciò che potrebbe fornire un buon supporto finanziariamente e logisticamente, ma le condizioni di negoziazione sulla posizione del movimento nella prossima fase e il suo ruolo non sono ancora chiare. La capacità del movimento di mantenere una coesione interna è una questione dibattuta, ma la cosa più importante è la sua relazione con il suo alleato strategico al-Nusra per il bisogno di ridefinirsi tra le due parti in primo luogo, e nel contesto degli equilibri internazionali e territoriali in secondo.

 

Traduzione di Stefania Dell’Anna

* Il dott. Muhammad Abu Raman è un ricercatore giordano specializzato in movimenti islamici e jihadisti.

 

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