giovedì, Maggio 13

Ahrar al-Sham: fuga dalla ‘zona grigia’ o verso di essa?

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Analogamente, la prima leadership del movimento apparteneva per la maggior parte al jihadismo siriano ed era vicina alla linea di al-Qaeda, e probabilmente ciò che ha contribuito alle ultime trasformazioni è stata l’uccisione di tutti questi leader (45 in tutto) nell’esplosione della sede segreta dove si erano riuniti (a luglio dello scorso anno), in primis Hassan ‘Abboud (segretario e fondatore del movimento), il capo militare del movimento Abu Talha, il membro del Consiglio della Shura del movimento ed ex leader di Aleppo Abu Yazan al-Shami, il responsabile legale del movimento Abu ‘Abd al-Malak, e altri comandanti di legioni del movimento.

Nonostante ciò, occorre notare che le trasformazioni e i cambiamenti iniziarono a circolare lentamente nel movimento Ahrar al-Sham anche sotto la precedente generazione di leader: il movimento firmò la Carta dell’Onore Rivoluzionario con altre fazioni islamiche nel mese di maggio del 2014 (ovvero prima dell’esplosione che causò la morte dei suoi leader) in cui dichiarava il suo impegno nella liberazione della Siria e nella deposizione di Assad, il rifiuto del fanatismo e dell’estremismo, il rispetto dei diritti dell’uomo e il tentativo di fondare uno stato di giustizia, leggi e libertà, espressione questa più ambigua della presentazione che il movimento fa di sé nel suo documento fondante, che include «la costruzione di uno stato islamico, in cui la sovranità sia unicamente della legge di Dio onnipotente, punto di riferimento che governa, orienta e regola i comportamenti del singolo, della società e dello stato».

La Carta dell’Onore Rivoluzionario suscitò un conflitto violento tra le fazioni del Fronte Islamico, formato da Ahrar al-Sham e altre fazioni considerate parte del movimento jihadista sulla base di una descrizione piuttosto confusa, ma le circostanze non diedero al movimento un periodo di tempo abbastanza lungo per avanzare in un percorso nuovo le cui caratteristiche iniziarono a essere evidenti già sotto i suoi primi leader, per esempio Abu Yazan al-Shami, prima che fosse ucciso.

Nella prima metà di quest’anno (2015), il movimento è sembrato in una fase di deterioramento, ristagno e disgregazione, con la comparsa di dichiarazioni di separazione di alcuni suoi aderenti e la loro adesione all’organizzazione dello Stato Islamico, senonché il quadro è cambiato completamente a marzo di quest’anno, con la fondazione dell’Esercito della Conquista, che include il movimento Ahrar al-Sham e la brigata Suqur al-Sham con il Fronte al-Nusra e altri gruppi nel governatorato di Idlib. La nuova alleanza è riuscita ad accaparrarsi vittorie rapide e svariate e a liberare completamente il governatorato di Idlib dall’esercito siriano. Il ruolo di Ahrar al-Sham è tornato nuovamente in primo piano con la sua presa di controllo dei negoziati con gli iraniani nella zona di Zabadani, con l’autorizzazione delle diverse fazioni.

Il forte ritorno di Ahrar al-Sham e poi i cambiamenti strutturali nel discorso ideologico e nella costruzione organizzativa coincisero con la svolta nella posizione turca, anzi la maggior parte degli analisti e degli osservatori politici collega le trasformazioni del movimento e il suo sviluppo al sostegno della Turchia in prima istanza e del Qatar in seconda. La fondazione dell’Esercito della Conquista, per esempio, è giunta dopo che le relazioni tra Turchia, Arabia Saudita e Qatar si erano rinsaldate e che questi tre stati avevano preso la decisione da di ricostruire l’equilibrio di potere in Siria, in seguito al deterioramento del periodo precedente a favore del regime siriano, a causa dell’azione iraniana; le condizioni favorevoli per il rafforzamento della nuova alleanza (l’Esercito della Conquista) si sono moltiplicate e sono state ottenute vittorie importanti. In seguito Turchia e Qatar hanno cercato di riabilitare il Fronte al-Nusra, con il suo insediamento e la rottura delle sue relazioni con al-Qa‘ida, ma quel tentativo è sembrato difficile e complicato, sia sul piano interno (nel Fronte al-Nusra) sia sul piano internazionale (per la difficoltà di far accettare alla società internazionale questo passo), cosa che oggi sembra meno complicata per quanto riguarda Ahrar al-Sham.

La dimensione turca nelle ultime trasformazioni di Ahrar al-Sham è evidente nei cambiamenti della posizione della Turchia nei confronti dell’organizzazione dello Stato Islamico e nella preparazione della cosiddetta zona ‘libera dall’ISIS’, sulla linea di confine, passo al quale il movimento Ahrar al-Sham ha annunciato il proprio sostegno e che è avvenuto contemporaneamente alla pubblicazione degli articoli di Nahhas e alla dichiarazione del movimento di essere pronto ad affrontare l’ISIS, il che dimostra che il movimento si presentava come alleato dei turchi e degli americani sul campo di battaglia interno in Siria.

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