mercoledì, Aprile 14

Ahrar al-Sham: fuga dalla ‘zona grigia’ o verso di essa?

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di Muhammad Abu Raman* – I passi consecutivi intrapresi dai vertici del movimento islamico Ahrar al-Sham in Siria non lasciano spazio a dubbi sul fatto che il movimento si muova in una direzione che mira al suo ‘riposizionamento’ nella mappa interna, con la sua riqualificazione territoriale e internazionale, e forse lo sposta, nei quadri di classificazione europei, dalla sfera dei movimenti estremisti (con relazioni intricate con al-Qaeda) a quella dei movimenti moderati che si preparano a prendere parte alla guerra internazionale contro l’organizzazione del cosiddetto Stato Islamico.

I cambiamenti verificatisi nel movimento Ahrar al-Sham durante le scorse settimane sono rappresentati in primo luogo da due articoli meritevoli di attenzione del responsabile delle relazioni estere del movimento, Labib al-Nahhas, pubblicati su due giornali occidentali importanti quali il Washington Post e il Daily Telegraph, nei quali egli nega qualunque relazione del suo movimento con al-Qaeda e afferma che Ahrar al-Sham, che descrive come un movimento islamico moderato, è pronto alla lotta contro l’organizzazione dello Stato Islamico.

Il giorno seguente alla pubblicazione di questi articoli, è iniziata un’operazione di pulizia interna contro la corrente fanatica del movimento, il cui segretario Hashim al-Sheikh ha pubblicato una circolare in cui annunciava la destituzione del capo militare del movimento e ne ha sciolto completamente la forza militare. La circolare includeva anche la designazione di Abu Muhammad al-Ghab come capo della nuova forza centrale del movimento, cui è stato dato il nome “Forza Centrale – Reparti Suqur al-Sham”, e l’assegnazione dell’incarico di formare una squadra che lo gestisse.

Prima di ciò, il movimento aveva adottato lo slogan “rivolta del popolo” da mettere sotto le sue bandiere e nei suoi quartier generali, nel tentativo di affermare la propria appartenenza siriana e il suo obbligo verso gli obiettivi della rivoluzione, e non verso qualunque parte o dimensione internazionale o territoriale legata specificamente ad al-Qaeda.

Dopo la dichiarazione del ministro degli esteri americano che notava un collegamento tra il movimento e l’organizzazione al-Qaeda, i vertici del movimento si sono affrettati, giorni fa, a emettere un comunicato in cui si affermava la mancanza di qualunque legame esterno e, in una fase seguente, l’egiziano Abu Sha‘ib, il legale del movimento, è stato allontanato in seguito alla sua opposizione agli ultimi orientamenti.

Tuttavia, lo sviluppo recente più importante è stato rappresentato dalla pubblicazione di un comunicato in cui viene dichiarato l’intento di “ristrutturare l’ala militare affinché sia un nucleo dell’esercito regolare, e iniziare la formazione della forza centrale regolare sotto la denominazione “Suqur al-Sham”. Il movimento ha invitato coloro che potevano soddisfare le condizioni di appartenenza al nuovo esercito e ha posto tra le condizioni «la completa dedizione all’operato nella forza centrale e l’impegno a operare in qualunque regione richiesta dall’interesse del jihad». In altre parole, si assiste qui a una svolta verso la fondazione di un esercito professionista organizzato. Il movimento ha promesso di concedere ai suoi membri uno stipendio mensile del valore di 150 dollari americani con garanzia alle famiglie di generi di soccorso.

Questi sviluppi consecutivi, rapidi e concentrati indicano trasformazioni importanti e articolate nel percorso del movimento, che è stato tradizionalmente classificato come un’estensione del salafismo jihadista dal punto di vista ideologico, ma a carattere locale, ed effettivamente all’inizio il suo rapporto con al-Qaeda non mancava di una certa ‘zona grigia intricata’, specialmente con la presenza di una personalità quale quella di Abu Khalid al-Suri, il quale era considerato alla stregua di un delegato ufficiale di Ayman al-Zawahiri e uno dei suoi principali favoriti e fu ucciso per mano dell’organizzazione dello Stato Islamico (febbraio 2014) dopo il divampare del conflitto tra quest’organizzazione e il Fronte al-Nusra.

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