sabato, Settembre 25

Agricoltura sociale: welfare, non solo cibo L'agricoltura sociale è ‘un mondo’ che sfida le dinamiche parossistiche della città, ma svolge un ruolo complementare terapeutico e di welfare per le fasce deboli della popolazione

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Un aspetto dell’agricoltura sociale rimane sempre sotto traccia: il suo carattere terapeutico e di generatore di welfare per le fasce deboli della popolazione.

Dopo Expo, ci siamo abituati a considerare il cibo nella sua valenza sociale perché «nutrire il pianeta, energia per la vita» declina le battaglie contro la fame, il recupero del cibo (‘foodsaving’), il risparmio energetico che deriva da coltivazioni fatte in modo naturale, l’abbattimento di CO2, l’uso dell’acqua in modo razionale e consumeristico e così via. Il riferimento all’agricoltura è continuo ed indispensabile e si sottolinea l’aspetto sociale della sua fruizione e del suo consumo.

L’agricoltura sociale è un modo di organizzare  servizi alla persona affiancando il sistema di welfare. Ormai sette anni fa (2014), è stata approvata all’unanimità dalla Camera la legge per la tutela e la valorizzazione della biodiversità agraria ed alimentare che definisce le attività di ‘agricoltura sociale’, come quelle svolte dall’imprenditore agricolo per l’inserimento socio-lavorativo di soggetti svantaggiati, disabili e minori in età lavorativa inseriti in progetti di riabilitazione sociale, l’integrazione dei servizi sociali delle comunità locali (agri-asili, accoglienza persone in difficoltà), le prestazioni di servizi terapeutici anche attraverso l’ausilio di animali e coltivazione e iniziative di educazione ambientale e alimentare.

Le attività che caratterizzano l’Agricoltura Sociale sono molteplici: dalla riabilitazione e cura per il tramite della ‘terapia occupazionale’, gestita prevalentemente da imprese sociali-cooperative sociali autorizzate e riconosciute dal Sistema Sanitario Nazionale, all’’inserimento socio-terapeutico’ per utenti in uscita da stadi acuti di disagio, da servizi di co-terapia specialistica, come ippoterapia e onoterapia, erogata su convenzioni tra servizi pubblici ed enti privati accreditati all’ esperienze carcerarie che concedono ai detenuti sottoposti a regimi più miti di partecipare ad attività di agricoltura sociale all’esterno del carcere.

Altra attività è la formazione professionale e inserimento lavorativo per i soggetti a bassa contrattualità (dipendenti da alcool o droghe, detenuti o ex-detenuti, migranti, rifugiati) o soggetti con difficoltà temporanee o permanenti (disabilità relativamente meno gravi). Questa attività è tipica delle cooperative sociali –imprese sociali di inserimento lavorativo (tipo B) e consiste in una forma associata tra progetti di formazione e pratica lavorativa.

Ricreazione e qualità della vita sono azioni dell’agricoltura sociale rivolte ad un ampio spettro di persone con bisogni specifici, con finalità socio ricreative, tra cui alcune forme di agri-turismosociale’ e ‘orti sociali’ peri-urbani per anziani. Nel caso di orto sociale, si assiste alla riorganizzazione delle risorse disponibili da parte dei comuni attraverso la realizzazione di piccole aree assegnate a persone che possono praticare attività agricola e allo stesso tempo socializzare.

Ci sono anche casi di affidi famigliari con rapporti con istituzioni scolastiche o di giustizia minorile, ove, tramite l’agricoltura sociale, si fa inclusione  di minori migranti. In Italia è diffusa la fattoria didattica ed è emergente anche l’orto a scuola con la partecipazione diretta degli agricoltori.

Servizi per la vita quotidiana dei bambini (agri-nidi, attività ricreative, campi scuola, centri estivi, ecc), anziani (attività per il tempo libero, orto sociale, fornitura di pasti, assistenza, ecc) sono una realtà. Abbiamo una normativa sui nidi famigliari che trova applicazione nelle stesse aziende agricole: gli asili sono organizzati all’aperto, nell’intento di  facilitare un contatto più diretto con la natura. Inoltre, mentre le aziende agricole sono strutturate per assicurare servizi ai turisti e ai visitatori, in periodi di scarso utilizzo possono essere destinati anche alle popolazioni locali. Ad esempio, la somministrazione di pasti consentita ai turisti può essere orientata a persone del luogo in accordo con i servizi sociali per organizzare reti di prossimità.

Agricoltura sociale è fenomeno sociale riparativo oppure ha anche una valenza scientifica?

Il primo che si accorse della funzione riabilitativa dell’agricoltura fu Benjamin Rush, considerato uno dei padri della psichiatria americana, alla fine del XVIII secolo. Rush osservò che le persone con problemi psichiatrici ospedalizzate riportavano alcuni miglioramenti: i maschi per il tramite di attività di giardinaggio (tagliare legna, preparare il fuoco, zappare); le donne facendo operazioni domestiche. Le persone di classi sociali superiori, per le quali non era abituale impiegare il proprio tempo in tali attività, riportavano grandi difficoltà nel migliorare il proprio disagio psichico.

Nel suo libro ‘Medical inquiries and observations upon diseases of the mind’ (1812), Rush riportò la seguente osservazione: relegare la persona con problemi psichiatrici in una condizione di inattività e di mancanza totale di coinvolgimento non fa che peggiorare la sua situazione, mentre mantenere la sua attività attraverso pratiche manuali, in particolare a contatto con la terra e con la natura, fa avanzare il processo di guarigione.

Altro contributo scientifico fu il pensiero di Philippe Pinel (1745-1826), che definiva il lavoro agricolo come «il mezzo più sicuro e più efficace per essere riportati alla ragione», «una sorta di contrappeso agli smarrimenti dello spirito, per l’attrattiva e il fascino che la coltivazione nei campi ispira, per l’istinto naturale che porta l’uomo a fecondare la terra e a provvedere in tal modo ai propri bisogni con il frutto del proprio lavoro».

Solamente negli anni sessanta, Franco Basaglia riuscì a convincere le forze politiche dell’urgenza e della necessità della chiusura dei manicomi e delle forme alternative di riabilitazione anche tramite l’agricoltura sociale.

Il rapporto tra l’impresa sociale agricola e il mercato fa sorgere il problema della commercializzazione del prodotto. Il metodo di produzione biologico, la trasformazione diretta in azienda, il coinvolgimento nei processi produttivi di elementi deboli della società sono tutti fattori che, se opportunamente trasmessi al consumatore, possono conferire ai prodotti un considerevole valore aggiunto. A tal proposito, è favorita una forma di vendita diretta, per una comunicazione più efficace del valore sociale del prodotto. Questo valore, se opportunamente comunicato, è in grado di influire sostanzialmente sul prezzo e sulla quantità dei prodotti venduti. Sul lato della domanda giocano un ruolo importante i gruppi di acquisto solidale sulla scia del commercio equo e solidale intenazionale.

Un’ulteriore attività è la ‘fattoria didattica’ che è un’attività integrativa svolta dalle aziende agricole o agrituristiche, in ragione della quale gli imprenditori agricoli si dedicano all’accoglienza di bambini e ragazzi che sotto la guida di operatori qualificati imparano a conoscere meglio l’ambiente rurale, le piante, gli animali e i produttori della terra, fanno esperienza di attività agricole tipiche e di antichi mestieri. Le fattorie didattiche sono, quindi, il collegamento ideale tra il mondo urbano e quello rurale. L’obiettivo della fattoria didattica è proprio quello di diffondere la conoscenza sulle attività svolte in fattoria. A causa dell’urbanizzazione e dell’industrializzazione, spesso, è stata tralasciata l’attenzione alle attività primarie e ai prodotti locali. Con questa attività integrativa, le aziende agricole mirano alla loro riqualificazione e valorizzazione: durante l’esperienza, ai visitatori viene dapprima offerta una spiegazione teorica e poi, nella gran parte dei casi, vengono anche coinvolti nelle attività agricole.

L’agricoltura sociale è ‘un mondo’ che sfida le dinamiche parossistiche della città, ma svolge un ruolo complementare nel welfare. Agricoltura e welfare: un connubio virtuoso.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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