giovedì, Agosto 5

Agricoltura, risorsa da sfruttare field_506ffb1d3dbe2

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Agricoltura italiana

L’agricoltura è un settore economico con molte potenzialità poiché l’Italia possiede un patrimonio agroalimentare straordinario. E’ una vera e propria risorsa economica da valorizzare nel XXI secolo, a seguito dei nuovi paradigmi economici. Per molti giovani alla ricerca di nuove opportunità di lavoro può diventare un impiego davvero interessante, al di fuori degli schemi classici. La politica italiana non promuove adeguatamente questo settore il quale potrebbe stravolgere l’assetto economico, conferendo una straordinaria propulsione alla crescita. Il nuovo approccio nel mondo del lavoro rivoluziona la società e l’occupazione, mentre la classe politica non riesce a comprendere questi cambiamenti da proiettare nel futuro. Questa prospettiva sociale ed economica emerge con chiarezza nell’indagine condotta dall’Istituto di Studi Nomisma, delineando uno scenario di riferimento imprescindibile per valutare la sostenibilità futura del settore primario in Italia, compresa la reale portata della presunta corsa all’agricoltura.

«Il trend occupazionale tra il 2008 e il 2013», si legge nel documento realizzato da Nomisma, «è negativo: se coloro che hanno un impiego in questo comparto sono diminuiti del 6%, quelli con meno di 24 anni registrano un calo più che doppio, pari a -15%. A questo dato va aggiunto il singolare tasso di senilizzazione di cui soffre il nostro Paese rispetto ad altre nazioni europee: se in Italia gli imprenditori agricoli con oltre 65 anni di età costituiscono il 37% del totale, contro il 5% di chi ha meno di 35 anni, in Francia gli over 65 sono pari al 12%, mentre in Germania sono solo il 5,3%. Questa struttura demografica si riflette sull’indice di ricambio generazionale (rapporto tra imprenditori con meno di 35 anni e manager con oltre 65 anni) che vede l’Italia in una posizione di debolezza relativa, rispetto ai principali Paesi europei. Se in Italia l’indice di ricambio generazionale è pari al 14% (nel 1990 era il 17,5%), vale a dire 14 giovani ogni 100 anziani, questo rapporto in Spagna è del 18%, del 73% in Francia e addirittura del 134% in Germania (media Ue – 27 uguale 25%)». La diffusione dell’innovazione nel settore economico dell’agricoltura non tarda a farsi strada nelle aziende giovani. E’ fondamentale una buona innovazione poiché aumenta la produzione e rende maggiormente efficiente il modo di lavorare. «Al desiderio di innovare, individuato nel campione dei giovani agricoltori, si frappone una visione di agricoltura limitante. Tra gli handicap per lo sviluppo dell’attività», si legge sempre nel documento realizzato da Nomisma, «sono stati additati la burocrazia e la difficoltà a reperire risorse finanziarie, per effettuare investimenti finalizzati ad aumentare il tasso di competitività. Dalla ricerca emerge che meno del 10% dei giovani agricoltori è soddisfatto della propria dotazione di macchine e attrezzature: 3 agricoltori su 4 dichiarano di essere intenzionati ad acquistare nuove macchine agricole nei prossimi 5 anni, anche se permane una sensazione di incertezza per il futuro. Influisce negativamente la percezione da parte del 67% degli intervistati di essere considerati dall’opinione pubblica – in qualità di agricoltori – di rango sociale inferiore. Questa sensazione negativa porta il 47% dei giovani agricoltori ad auspicare che i propri figli continuino l’attività agricola a patto di un miglioramento delle condizioni economiche del settore, mentre un 10% si augura che possano trovare occupazione in un altro comparto. Sensazioni simili e per la massima parte di segno negativo giungono anche dal campione di giovani non agricoltori. Serpeggia l’idea che all’agricoltura corrisponda fatica e povertà, anche se viene riconosciuta l’utilità sociale, ambientale ed economica per la collettività».

Con Massimo Spigola, economista agrario, analizziamo la situazione economica e le politiche agricole in Italia, con un preciso riferimento alla mancata valorizzazione del comparto, capace di promuovere ricchezza e occupazione.

Perché c’è una scarsa considerazione verso le politiche agricole?

Le politiche che regolano il settore agricolo sono essenzialmente di livello comunitario e in tale ambito hanno un ruolo di primo piano (poco meno del 40% del bilancio UE 2014-2020 è dedicato alla Politica Agricola Comune (PAC)), mentre le politiche nazionali hanno un ruolo più marginale e si occupano principalmente di accompagnare/completare le azioni previste dalla PAC. Negli ultimi tempi, tuttavia, le politiche nazionali sono state sempre più attente alle questioni chiave per lo sviluppo del settore agricolo e hanno previsto e perfezionato interventi specifici nella giusta direzione, come nel caso dell’accesso al credito, al fattore terra, al sostegno all’imprenditoria giovanile, agli investimenti e al lavoro.

Quali azioni deve adottare l’Italia per un rilancio del settore?

Le azioni più urgenti per supportare un rilancio del settore primario possono essere articolate in due punti. La prima azione è quella di restituire il giusto ruolo sociale al settore (il lavoro e l’attività agricola vengono comunemente associati a un livello di dignità sociale inferiore) per favorire ingresso ma soprattutto permanenza di giovani. Il secondo intervento serve a consolidare strumenti di competitività e di ingresso nel comparto, in favore delle nuove generazioni: accesso alla terra e al miglioramento delle dotazioni fattoriali e organizzative, sostegno alla multifunzionalità, supporto all’innovazione e agli strumenti necessari (credito, assicurazioni, formazione), riduzione del profilo di rischio, snellimento del carico burocratico.

Il ruolo della scuola e della formazione può essere determinante?

Assolutamente si. La rilevanza del settore dal punto di vista economico, sociale e ambientale andrebbe meglio comunicata e valorizzata, fin dai primi anni di scuola, anche attraverso maggiori contatti tra mondo della scuola e quello produttivo. Questo potrebbe contribuire a restituire la giusta dignità al settore e a favorire la possibilità di ingresso dei giovani in agricoltura.

Come coinvolgere i giovani nel settore dell’agricoltura?

Oltre a facilitare l’accesso alla terra e alle risorse necessarie per supportare lo sviluppo aziendale, per rendere attrattivo il settore dal punto di vista lavorativo, è necessario che questo segmento economico venga concepito dalla società al pari degli altri dal punto di vista della dignità lavorativa, mentre le prospettive reddituali devono essere in linea con gli altri settori economici.

 

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