sabato, Maggio 8

Agricoltori francesi e mercato russo una causa persa?

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In Francia una media di 600 agricoltori si tolgono la vita, un numero che lascia riflettere e che ha portato molti economisti a domandarsi se le ragioni oltre che sociali non siano anche da imputarsi a regimi economici sempre più restrittivi.

La Russia è stato il primo paese dove le merci europee venivano esportate, sopratutto i prodotti agricoli così rinomati. L’embargo che ha colpito il Cremlino per la questione Ucraina e che ha visto diminuire drasticamente l’importazione di prodotti alimentari di vario genere ha imposto agli agricoltori diretti e ai produttori artigianali un drastico ridimensionamento del loro mercato. Ridimensionamento che ha avuto gravissime ripercussioni anche a livello economico per le piccole medie imprese che trasportavano questi bene alimentari nei paesi dell’Est e in Russia.Il Premier Vladimir Putin per rispondere con severità alle sanzioni ritenute ingiuste ha imposto un embargo su alcuni prodotti alimentari provenienti dall’Unione europea e dagli Stati Uniti, un durissimo colpo per l’economia Europea.

Jacques Sapir, economista specializzato in Russia, già  Direttore presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales  ha accettato di spiegarci come mai l’Europa ha preso la difficile decisione di chiudere uno dei commerci più fiorenti per l’Europa a costo di danneggiare le piccole aziende agricole e i contadini.
La risposta pare sia scontata:  concorrenza.

Dottor Sapir, potrebbe spiegare ai nostri lettori qual’è l’attuale situazione degli agricoltori in Francia? La situazione è tragica?
La situazione di una parte della comunità agricola sopratutto per i piccoli e medi imprenditori agricoli  è abbastanza drammatica. Uno dei casi più emblematici è sicuramente quello del prezzo del latte, non solo gli agricoltori nel produrlo e venderlo non hanno nessun guadagno ma peggio ancora hanno i conti in rosso perchè il bilancio è perennemente in perdita. Le cause di tutto questo? La principale causa è la deregolamentazione dell’agricoltura un fenomeno che ormai si evidenzia da diversi anni. L’ Europa ha permesso una sempre maggiore libertà di entrata nel vecchio continente di prodotti esterni, andando a ledere quei poli di eccellenza per il settore agro-alimentare. Non solo le leggi sono più restrittive per i nostri agricoltori ma l’Europa pretende da essi anche una pressione fiscale sempre più serrata, si capisce da se che la situazione per molti è diventata insostenibile.

Il tasso di suicidio insolitamente alto nei ranghi dei contadini francesi potrebbe essere spiegato con la grave situazione economica sopra descritta? 

Il drammatico caso dei contadini francesi è frutto di una politica e di una situazione sociale nel settore agricolo che è veramente disperata. La pressione fiscale e l’embargo dei prodotti verso la Russia hanno messo in ginocchio molte aziende, la pressione fiscale è raddoppiata e ovviamente chi prima poteva permettersi una vita morigerata ma comunque tranquilla ora si trova ricoperto dai debiti. La vera follia è che per arginare tutto questo malcontento non si attuano politiche economiche e sociali capaci di dare respiro ai contadini francesi oppure a quelli europei. Il governo ha imposto una situazione economica internazionale difficilmente sostenibile per l’economia nazionale senza preoccuparsi dei risvolti che questa politica avrebbe avuto sulla popolazione rurale e sulle piccole e medie imprese.

Quali sono le conseguenze per l’economia russa delle sanzioni occidentali e per il settore agricolo?

Le sanzioni industriali hanno portato a importanti sviluppi. Nel settore agro-alimentare e nel settore chimico ma la situazione finanziaria delle società permetteva di prendere prestiti sui mercati internazionali e questo ha avuto un effetto negativo. L’agricoltura russa è uno dei principali beneficiari dei sanzioni europei. Ma pertanto persistono vecchi problemi di trasformazioni delle materie prime agricole. L’autosufficienza è raggiunta per i cereali, pollo, maiale, verdure, ad eccezione di tutti i prodotti lavorati comme torte, pasta, dolci.

Le misure europee della PAC impediscono agli agricoltori di vivere del loro lavoro?

Non c’è più un sistema che garantisce i prezzi perchè da 4 anni è stato smantellato.
L’Europa ha deciso di chiudere quegli enti che tendevano ad applicare le misure di garanzia per una maggiore concorrenza.Le imprese agricole a livello europeo non sono tutte uguali e questi organismi che ne salvaguardavano la concorrenza servivano a tutti per equilibrare il gioco economico. In Germania, il settore della carne di maiale impiega lavoratori polacchi distaccati che sono pagati tra i 500 a 700 euro al mese, quando un lavoratore tedesco avrebbe diritto a circa 1300 euro. Se le aziende tedesche sono più redditizie oggi da quelle francesi è perchè essi cercano di attuare meglio la direttiva Bolkestein, che permette di impiegare cittadini di altri paesi alle tariffe dei paesi di provenienza.
Quali sarebbero le soluzioni che permetterebbero agli agricoltori di far fronte dal punto di vista finanziario a questa crisi?

La soluzione immediata sarebbe quella di stabilizzare i prezzi e far pressione sui margini della grande distribuzione e ipermercati. La logica dell’Unione Europea è la produzione quantitativa, più produco meglio mi sento. Tuttavia non deve e non può rimanere cosi, perchè bisogna dare il giusto spazio anche alla qualità delle materie che importiamo ed esportiamo.
Gli standard e le denominazioni di origine controllata devono essere garantite sempre e sopratutto il rapporto qualità / prezzo deve attestarsi su campioni comuni in tutta europa.
La concorrenza leale è l’unica cosa che può davvero fermare questa situazione ma le regole per la concorrenza leale derivano dai governi e dall’Unione Europea.E’ importante sottolineare come un impatto positivo sull’economia russa vi è stato.L’embargo non ha congelato tutte le transazioni e Putin potrebbe vincere la sua scommessa economica sul lungo periodo.

“Storicamente, la Russia ha spesso incrementato la sua produzione interna in questa situazione”, dice Jacques Sapir per il quale “può anche far crescere la sua economia”. Mosca può infatti sostituire parte delle sue importazioni con un ritorno alla produzione locale. “La Russia ha tutte le strutture per essere autosufficiente nel settore della carne di maiale”, dice l’economista. “Non credo che ci mancherà prodotti agricoli in Russia.” Ma la situazione degli agricoltori francesi e la loro disperazione è terribile. Per incontrare il resto dei suoi bisogni, Mosca dovrebbe essere in grado di contare sui suoi partner asiatici e sudamericani, che rapidamente si sono manifestati per superare l’embargo. Questa manovra, tuttavia, potrebbe richiedere tempo e sarà efficace nel medio termine, come la politica russa di sostenere i produttori locali.

 

 

 

 

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