domenica, Aprile 18

Agli Uffizi le fantasie di Piero di Cosimo

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Ferragosto al Museo anche di sera: la Galleria degli Uffizi, la Galleria dell’Accademia e il Museo del Bargello visitabili fino alle ore 23 del 15 agosto. Una bella notizia per i tanti visitatori che trascorrono il week end a Firenze. Aperti mattina a pomeriggio con orari differenziati gli altri musei statali, le Ville medicee, i cenacoli e il Giardino di Boboli.

Firenze, in questo torrido agosto (salvo due violenti temporali che hanno lasciato il segno) è affollata come non accadeva da tempo; anche gli alberghi registrano un alto numero di presenze, perciò la decisione di tenere aperti fino alle 23 i principali Musei trova un alto gradimento, non solo dai fan delle varie icone sul podio della scena mondiale (il David e la Venere del Botticelli, tanto per citarne solo due), ma anche da coloro che intendono accrescere il loro bagaglio conoscitivo visitando mostre di rara bellezza e suggestione, come quelle su di Piero di Cosimo agli Uffizi e di Carlo Dolci a Palazzo Pitti. Due artisti così diversi, per stile e temperamento, le cui opere aprono nuovi scenari sul Cinquecento e sul Seicento fiorentino: cioè sulla ‘maniera’ così la definiva del Vasari, di cui Piero fu grande protagonista e, per quanto riguarda Carlo, sul carattere ‘iperrealista’ delle sue opere, osannate dai critici e dai biografi del suo tempo per il rigore descrittivo e la loro unicità. La mostra, che resterà aperta agli Uffizi fino al 27 settembre prossimo, s’intitola: ‘Piero di Cosimo 1462-1522, pittore eccentrico fra Rinascimento e Maniera’ e ricostruisce il percorso dell’artista, a partire dalla formazione nella bottega di Cosimo Rosselli – maestro dal quale derivò fra l’altro il nome con cui divenne noto, nonostante il suo vero nome fosse Piero di Lorenzo.

Visitandola si resta colpiti, ammaliati, dall’originalità e dalla straordinaria fantasia di questo artista che, nell’arco dei suoi 60 anni di vita, ha attraversato il Rinascimento, portandovi il segno del suo spirito visionario.

«Sebbene lavorasse accanto a maestri celebrati», scrive Antonio Natali, Direttore della Galleria degli Uffizi, «fu da subito reputato uno spirito creativo, dotato di un estro non comune. Le sue invenzioni capricciose rivaleggiavano coi versi dei poeti antichi, i cui racconti Piero tradusse in un linguaggio figurativo originale e bizzarro. Fu capace di evocare miti fantastici e allegorie arcane, il cui significato tuttora incanta. Ma la fantasia non era la sua sola virtù: con lo stesso fervore curò opere di religiosità devota… paesaggi affascinanti – talora veridici, talaltra di fantasia – animano il fondo d’ogni sua figurazione».

Ma la figura di Pietro è stata accompagnata anche dalla fama di essere un pittore dai comportamenti strambi, alimentata dall’interpretazione che spesso è stata data alle descrizioni che di lui ci ha lasciato nelle Vite il Vasari. Scriveva infatti l’aretino che «egli del continuo stava rinchiuso e non si lasciava a veder lavorare, e teneva una vita da uomo piuttosto bestiale che umano: Non voleva che le stanze si spazzassero, voleva mangiare allora che la fame veniva, e non voleva che si zappasse o potasse i frutti dell’orto, anzi lasciava crescere le viti et andare i tralci per terra, et i fichi non si potavano mai né gli altri alberi, anzi si contentava si veder salvatico ogni cosa come la sua natura, allegando che le cose d’essa natura bisogna lassarle custodire a lei senza farvi altro».

Ma era davvero così come lo descriveva Vasari, il quale peraltro, non avendolo conosciuto personalmente per ragioni anagrafiche, si riferì a testimonianze raccolte?

Lo chiedo direttamente ad Antonio Natali: “Non amo ripetere ciecamente quanto scritto da altri, né amo allinearmi: certamente eccentrico Piero lo fu, ma una attenta lettura di quanto scritto dallo stesso Vasari ci induce a scorgere in queste sue attitudini un riverbero degli usi e dell’etica dei filosofi cinici, la cui conoscenza era divulgata dalle Vite di Diogene Laerzio a Firenze fin dagli anni 30 del Quattrocento. Inoltre, l’attenzione alla stranezze e alla casualità della natura proprie di Piero, rivelano una disposizione molto simile a quella di Leonardo. Anch’egli amava chiudersi, per i suoi studi sulla natura, in una stanza fra uccelli, ramarri, lucertole, grilli, serpi, farfalle e altre specie di animali…”

Più giovane di soli 10 anni di Leonardo, della sua lingua figurativa Piero fu ‘uno degli emuli più fervidi in Toscana‘. Ma è plausibile ritenere che, osserva Natali, “i suoi atteggiamenti da ‘filosofaccio’ descritti dal Vasari, uomo di corte e integrato nei ranghi del potere, furono anche il frutto di una concezione, di una scelta di vita fondata su un modello condiviso, come quello dei filosofi cinici.”

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