sabato, Maggio 15

African Voices: l’Africa ha perso una voce E' stata una vetrina informativa genuina africana. E ora non è più così. La rabbia di Marco Pugliese

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Per quasi sessanta anni l’informazione sugli avvenimenti africani in Italia è stata monopolizzata dal mondo cattolico. Riviste come ‘Mondo Missionario, ‘Nigrizia e l’Agenzia Stampa ‘MISNA erano le uniche fonti disponibili per tentare di capire il Continente. Il mondo delle ONG italiane aveva tentato di porsi come alternativa ma con scarso successo. L’informazione era troppo incentrata sulle tematiche della assistenza umanitaria. Rari i giornalisti ‘laici’ interessati alle realtà africane.  Alcuni di essi hanno pagato con la vita il prezzo della informazione, come Italia Alpi. Agli inizi del Duemila crollano i tradizionali cliché sul Continente: fame, carestie, povertà, sottosviluppo, colonialismo, dittature e guerre tribali. La fase storica della destabilizzazione occidentale post-indipendenza si avviava al suo termine, sostituita dalla fase di Rinascita Africana e dal Black Dignity (dignità nera).

La Rinascita Africana ha offerto ampie possibilità e argomenti a una nuova generazione di giornalisti italiani laici che vivono nel Continente o che lo frequentano periodicamente. Giornalisti spesso coinvolti a pieno regime nella Rinascita Africana e fautori della riscoperta dignità del Continente. Anche lo stile della informazione subisce un netto cambiamento. Si fa largo l’informazione in ottica africana e filo-panafricana.

La rivoluzione dell’informazione dall’Africa ha spinto vari quotidiani italiani online a specializzarsi su questo specifico settore. Nel contesto di questa stimolante nuova informazione strettamente collegata alla Rinascita Africana, sei anni fa prende corpo una curiosa ma geniale iniziativa editoriale,‘African Voices’ , a cura di Marco Pugliese. Nata per soddisfare un personale e ‘morboso’ amore per il Continente,  ‘African Voices’ diventa rapidamente un hub internazionale di informazioni africane, grazie a scelte editoriali mirate e vincenti. Il portale di ‘African Voices (prima su blog e subito dopo su Facebook e sui principali social network) non propone notizie occidentali sull’Africa, propone notizie africane, ovvero nell’ottica africana.

Pugliese per anni ha proposto al pubblico internazionale un’ampia scelta di notizie che giungono direttamente dall’Africa coprendo vari settori, politico, sociale, culturale, economico, musicale, artistico dando voce agli ultimi e trattando argomenti tabù in Africa quali il femminismo e l’omosessualità. Ampio spazio era destinato alle iniziative delle ONG e delle associazioni africane, alla promozione di micro realtà produttive femminili, imprenditoria giovanile, comprese raccolte fondi per start-up imprenditoriali coraggiose, all’avanguardia e con alto impatto positivo sulle comunità locali.  ‘African Voices ha reso un importante servizio: è stata una vetrina informativa genuina africana.

La collaborazione con giornalisti italiani è stata limitata a scoop e campagne  scomode. Uno stile tipico della natura ‘beffarda’ e ‘provocatrice’ di Pugliese. Queste collaborazioni venivano utilizzate da ‘African Voices per diffondere tutte quelle notizie che i poteri forti (italiani o europei) non desiderano che venissero divulgate. Una scelta editoriale che ha creato varie problematiche al Pugliese in quanto la libertà di espressione non è ancora un diritto acquisito nemmeno tra le cosiddette ‘democrazie’ occidentali.

Con l’evolversi di questo interessante esperimento, sempre più giornalisti, bloggers, musicisti, artisti, attivisti dei diritti umani e gente comune che vive nel Continente hanno trovato ampi spazi di espressione. Non è un caso che il vasto pubblico di ‘African Voices fosse composto per la maggioranza da africani. ‘African Voices’ era l’unico portale italiano sull’Africa a proporre informazione in diverse lingue internazionali.

Ma ‘African Voices’ non era solo un portale per l’informazione dall’Africa, si stava trasformando in un strumento socio-economico a disposizione degli africani con l’obiettivo di collegare in modo concreto interessi economici e iniziative sociali africane e occidentali. Uno dei principali obiettivi  2017 era  supportare le piccole e medie ONLUS africane. Quelle che spesso non accedono agli aiuti internazionali. Un enorme handicap finanziario che non impedisce a queste ONLUS di attuare interventi socio economici di grande impatto.  Il secondo obiettivo di ‘African Voices era quello di creare un network di opportunità di impiego per gli africani nei loro Paesi. L’idea era quella di rivolgersi al settore privato africano in cerca di lavoratori offrendo di pubblicare gli annunci sui vari canali  ‘African Voices: Twitter, Linkedin, Tumblr, You Tube, Facebook che avevano una utenza media internazionale di 150.000 visitatori quotidiani. Utenza in costante aumento.

Nel 2017, questa piattaforma informativa africana che si era conquistata uno spazio di tutto rispetto a livello internazionale, ha cessato di esistere causa una truffa telematica. Il direttore Marco Pugliese decide di passare il testimone affidando le redini di questo sperimento mediatico a giovani africani.

Nel Maggio, Pugliese riceve una sostanziosa offerta da una certa Kristy Smithard, l’autore/autrice della truffa telematica. Smithard offre 20.000 Euro per la pagina e Pugliese accetta, pensando di utilizzare questa somma per finanziare dei progetti che gli stavano a cuore in Africa. Richiede alla Smithard di non cambiare l’impostazione informativa di ‘African Voicese di mantenere i collaboratori che avevano contribuito al suo successo. La Smithard se ne impossessa e non versa un euro. Ora African Voices è diventata un volgare sito di informazione spazzatura americana che poco o nulla ha che vedere con l’informazione africana. Il sito si presenta come una agenzia Media/stampa di Nairobi, Kenya.

Per capire qualcosa di più della vicenda abbia intervistato Marco Pugliese.

Anni di duro lavoro e successo, quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a realizzare questa iniziativa e ora cosa provi?

Stanchezza. Il mio interesse per l’Africa e per i popoli, la politica, religioni e quant’altro le possa venire in mente del Continente, non risalgono solo a 7 anni fa, quando ho aperto ‘African Voices, ma sono almeno vent’anni che me ne interessavo e tutt’oggi continuo con la stessa passione di sempre. Il sapere, il conoscere il Continente nero credo che possa occupare l’intera vita di una persona e probabilmente non basta per saperne abbastanza. ‘African Voices è stata per me molto di più che una creatura, l’ho amata fin da subito e ho lavorato fin da subito con molto impegno, senza limiti di tempo e su tutti i fronti. Per 7 anni non ho mai saltato un solo giorno di pubblicare e informare. Per amore dell’Africa e dell’informazione ne ho fatte davvero tante, compreso un anno di radio, le interviste scritte on line sulla pagina in diretta, sono stato il primo a farlo, e ho intervistato persone che poi sarebbero diventate qualcuno, come ad esempio la parlamentare europea Cècile Kienge e poi tanta gente comune. Sono anche molti i giornalisti africani, blogger, film maker,  fotografi, ONG, poeti, scrittori, musicisti, pittori, difensori dei diritti umani e civili che hanno trovato in ‘African Voices un buon alleato per la diffusione del loro lavoro del loro impegno. Per 7 anni tutta la mole di lavoro l’ho fatta da solo. Solo negli ultimi 2 anni erano con me alcuni attivisti africani come editor di pagina e la mia cara amica Cornelia Isabelle Toelgyes che condivideva con me l’amministrazione di pagina.  Cornelia credo sia la persona più seriamente impegnata nell’attivismo per i diritti umani che io abbia mai conosciuto.

Ci può spiegare come venne in contatto con Kristy Smithard, probabilmente un nome fasullo, visto che secondo le nostre indagini sembra un vero e proprio fantasma telematico?

Erano giorni che avevo detto sia a Cornelia che agli altri collaboratori che mi sarei preso un anno sabbatico dalla pagina, lasciandola a loro, ma in verità sapevo bene che quell’anno mi sarebbe servito per controllare che tutto continuasse ad andare per il meglio e poi, se così fosse stato, gliela avrei lasciata totalmente e sarei uscito, continuando a fare ciò che per hobby ho sempre fatto ma senza nessun social; lo studio del Continente e dei suoi figli.  Per coincidenza oppure no, non lo so, proprio in quei giorni mi arrivò un messaggio dal profilo di cui lei parla ed io, ho risposto.

Ci può descrivere le dinamiche della truffa?

Tengo a precisare che mi sono sempre tenuto lontano da offerte di soldi nel virtuale o via email.  Sono sempre stato cosciente che si tratta sempre di truffe, ma stavolta non è andata così.Il truffatore o truffatrice, visto che il profilo era femminile, era molto gentile e dava l’impressione di conoscere bene il suo lavoro compratrice di pagine. Mi disse che era molto interessata a ‘African Voices in quanto risultava una pagina molto attiva, ed era assolutamente vero, e mi disse che il suo lavoro era quello di comprare pagine selezionate come la mia per poi rivenderle a chi avrebbe avuto l’intenzione di continuare la mission ma non aveva il tempo di far crescere una pagina su facebook. Insomma, lei avrebbe venduto a un media interessato, con la garanzia che la mission sarebbe proseguita, il tema sarebbe stato uguale e che i miei collaboratori avrebbero potuto continuare ad esserci sempre che loro volessero rimanere.

Invece?

Il secondo giorno la truffatrice mi ha cercato sul mio profilo Facebook per portarmi a conclusione dell’affare, facendomi l’offerta di 20 mila €, cifra che sarebbe stata transata per via telematica in tempo reale.  Mi mandò alcuni moduli Facebook sulla privacy e modalità di impegno, sui giorni che sarebbero dovuti passare prima che io potessi uscire dal mio ruolo di amministratore della pagina e tutto logato Facebook, come se fossero davvero regole dell’amministrazione Facebook. Quindi la prassi sarebbe stata questa: io l’avrei messa come admin insieme a me e a Cornelia -che era all’oscuro di quanto io stessi facendo-, lei mi avrebbe fatto la transazione di denaro e io dopo 7 giorni sarei uscito dalla pagina.  La mia certezza che non sarebbe potuto succedere nulla di quanto poi è accaduto era data dal fatto che ero certo che l’unica persona che avrebbe potuto gestire le persone ero io, il fondatore, con la mia password. E invece no, ho sbagliato, peccato di ingenuità e l’ho pagata carissima. Appena la truffatrice ha appurato di essere anche lei admin di ‘African Voices, in un secondo netto ha buttato fuori me, Cornelia e tutti i collaboratori. E mentre il panico si era impossessato di me, mi aveva messo in condizione di non poter scrivere nulla sulla pagina e di non poter scriverle nessun messaggio. Inoltre ricevevo messaggi arrabbiati, perchè nessuno dei collaboratori e Cornelia capivano cosa stesse succedendo. E’ stato un lungo momento di shok che poi ha ceduto il posto all’incazzatura con me stesso e all’imbarazzo di dover dare spiegazioni e scuse alle persone che erano con me.

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