mercoledì, Agosto 4

Africa, tra guerre, crisi politiche ed ebola field_506ffbaa4a8d4

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A settembre anche il Burkina Faso viene sconvolto da un golpe. Durante una riunione di gabinetto del Consiglio dei Ministri, la guardia presidenziale interrompe la discussione e arresta Ministri e Presidente ad interim Michel Kafando. Gli autori del golpe sarebbero miliziani fedeli all’ex leader Blaise Compaore. Il Presidente del Parlamento ad interim Cheriff Sy dice che la Nazione del Burkina Faso è in pericolo e chiede a tutti, anche alla comunità internazionale, di aiutare a sconfiggere i nemici dello Stato. L’esercito si arma e circonda il palazzo presidenziale mentre il popolo burkinabè manifesta il suo desiderio di democrazia scendendo nelle piazze. Il Generale Gilbert Diendéré si autoproclama nuovo Presidente in qualità di Capo Supremo del Consiglio Democratico Nazionale, uno strumento politico improvvisato dalla Guardia Presidenziale per mascherare il fatto che ora il Paese è sotto il controllo illegale di una giunta militare. Il colpo di Stato avviene 26 giorni prima delle elezioni presidenziali, previste per il 11 ottobre, e nello stesso giorno della pubblicazione del rapporto sulla riesumazione e autopsia del leader rivoluzionario e fondatore del Paese, Thomas Sankara. Il Generale Diendéré spiega al Paese le ragioni del colpo di Stato dicendo che è dovere morale e costituzionale mettere fine alla grave situazione di insicurezza durante questo periodo pre-elettorale. Dinnanzi al caos dice essere stato costretto a passare all’azione con delle misure transitorie per impedire la destabilizzazione del Paese. Il Presidente di transizione Michel Kafando e il suo Primo Ministro, Isaac Zida sono messi agli arresti domiciliari e rilasciati solo alcuni giorni dopo. L’avventura di Diendèrè, però, si conclude male: il 1° ottobre il golpista viene arrestato dalle autorità del Governo transitorio, ristabilito dalla sollevazione popolare. Viene rinchiuso nel campo militare di Paspanga, assieme ai suoi complici, il Generale Djibril Bassolè, il comandante Abdoul Aziz Korogo e il Capitano Abdoulaye Dao. Tutti i leader del golpe sono in attesa di essere giudicati in Burkina Faso per il tentativo eversivo di rovesciare il Governo transitorio, impedire le elezioni, instaurare una dittatura militare. Tentativo su cui gravano forti dubbi circa un appoggio della Francia, intenzionata non perdere il controllo della sua strategica ex colonia africana. Le proiezioni elettorali prima del fallito colpo di Stato davano come possibilità la vittoria dei movimenti politici ispirati alle idee marxiste rivoluzionarie del leader storico Thomas Shankara, brutalmente ucciso durante il colpo di Stato del 15 ottobre 1987, organizzato e voluto sempre da Parigi.

Il 2015 è stato l’anno dell’emergenza ebola. Il virus ha decimato l’Africa, terrorizzando anche l’Europa. L’epicentro dello scoppio dell’epidemia è in un’area tra la prefettura di Gueckedou, in Guinea, la contea di Lofa, in Liberia e il distretto di Kailahun, in Sierra Leone, ma ben presto riguarda anche molti altri Stati. Dopo mesi di allarmismo, secondo l’ultimo report della World Health Organization ci sono ancora 79 nuovi casi confermati nella settimana fino al 22 marzo. Di recente, la Guinea, dove il virus ha fatto i primi casi, ufficialmente ha debellato l’ebola, come affermato dall’Oms, dopo il classico periodo di osservazione di 42 giorni necessario per ottenere lo status. Il primo contagio era stato registrato nel dicembre 2013 a Gueckedou, proprio in Guinea, su un bambino di due anni che verosimilmente è entrato in contatto con un pipistrello infetto. Il virus si è poi diffuso nei Paesi confinanti. Con la Guinea dichiarata libera dal virus, dunque, tutti e tre i Paesi africani culla dell’epidemia sono riusciti a fermare la catena di trasmissione originaria.

 

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