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Africa, tra guerre, crisi politiche ed ebola field_506ffbaa4a8d4

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Il 15 maggio, dopo mesi di trattative, viene ufficializzata la firma dell’accordo di pace in Mali tra il Governo e alcuni gruppi armati attivi nel nord del Paese. Mancano ancora i ribelli tuareg che, però, il 20 giugno siglano l’accordo rendendo più saldo il patto che dovrebbe riportare la stabilità dopo anni di ribellioni e attentati di gruppi legati ad Al Qaeda. La guerra civile in Mali, infatti, ha portato alla perdita di controllo di intere zone del territorio, tanto che sono proprio gli abitanti a chiedere aiuto al Governo centrale. A novembre i paesi della Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale decidono, così, di lanciare una missione per riprendere il controllo, anche se non riescono a fermare l’avanzata dei jihadisti. Con la firma dell’accordo di pace la situazione dovrebbe essere più tranquilla. Secondo quanto previsto dal piano, vengono create assemblee regionali, elette a suffragio universale diretto, dotate di alcuni poteri delegati dal Governo centrale, e i ribelli vengono inclusi in un forza di sicurezza nazionale. Le milizie vicine al Governo, riunite nella cosiddetta Piattaforma, si ritirano dalla città di Menaka e in cambio il governo cancella i mandati di arresto per quindici leader della Cma. Non viene concesso il federalismo alla regione del nord, ma vengono programmati nuovi piano per la sicurezza e lo sviluppo della regione dell’Azawad.

In dicembre il Rwanda vota per permettere un terzo mandato al Presidente Paul Kagame. Nel referendum viene chiesto ai cittadini di approvare alcune modifiche alla costituzione che permetteranno a Kagame di candidarsi alle presidenziali del 2017. L’esito delle elezioni è chiaro anche se poco democratico: il Presidente può rimanere al potere fino al 2034.

In novembre Papa Bergoglio compie il suo primo viaggio apostolico in Africa facendo tappa in Kenya, in Uganda e nella Repubblica Centrafricana. Il 29 novembre, dunque, il pontefice inaugura il Giubileo nella Repubblica Centrafricana aprendo la porta santa della cattedrale della capitale Bangui. Si tratta di un gesto puramente simbolico in un Paese dove c’è grande sofferenza e povertà. Il Centrafrica, infatti, è devastato da una crisi senza precedenti soprattutto negli ultimi mesi del 2015. Il Paese non riesce a lasciarsi alle spalle le ferite della guerra civile che da due anni coinvolge vari gruppi in contrapposizione, ma principalmente riguarda proprio la coalizione di ribelli Seleka, a prevalenza musulmana, e le formazioni anti-Balaka, perlopiù cristiane. Più di 5mila persone sono morte e più di 1 milione sono invece quelle rifugiate oltre confine, 450mila quelle sfollate all’interno del Paese. Secondo l’Unicef, nel 2014 in Centrafrica ogni giorno è stato ferito o ucciso in media almeno un minore, mentre sono 10.000 i bambini-soldato reclutati con la forza dai gruppi armati. Drammatico il bilancio del 2015: soltanto nei primi sei mesi, gli scontri fra bande hanno causato l’uccisione di 26 bambini e il ferimento di altri 110.

La recrudescenza delle violenze inizia il 27 settembre, dopo il brutale omicidio di un tassista musulmano nel quartiere a maggioranza musulmana denominato PK-5, attribuito ai ribelli anti-Balaka. Nelle ore successive scoppiano rappresaglie contro i cristiani e avvengono esecuzioni sommarie, con roghi di abitazioni. Ciò scatena la reazione della popolazione cristiana e in particolare degli stessi anti-Balaka. La popolazione inizia a erigere barricate con copertoni incendiati e tronchi d’albero, così da bloccare le principali arterie stradali, e si  registrano ulteriori saccheggi a negozi e case anche ai danni di edifici di organizzazioni umanitarie. Il Governo di transizione, guidato dal Primo Ministro Mahamat Kamoun, condanna gli scontri e impone un coprifuoco notturno assieme ai peacekeeper della missione Onu Minusca nel Paese e con il sostegno dei militari francesi della missione Sangaris. Ma questa misura non serve, perché viene violato ripetutamente. Il giorno dopo, 28 settembre, i caschi blu intervengono per disperdere la folla che marcia verso il palazzo presidenziale per chiedere le dimissioni della Presidente ad interim Catherine Samba-Panza, e uccidono tre manifestanti. La situazione nel Paese non migliora, tanto che il papa stesso chiede pace, misericordia, riconciliazione, perdono, amore per tutta la Repubblica Centrafricana.

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