domenica, Ottobre 24

Africa, tra guerre, crisi politiche ed ebola field_506ffbaa4a8d4

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Il 2015 è stato un anno molto difficile per la Nigeria. In un contesto decisamente teso a causa delle continue minacce di Boko Haram e del calo del petrolio, il Paese va a elezioni. Undici candidati si sfidano per la presidenza, ma la vera gara è tra il Presidente in carica, il cristiano Goodluck Jonathan del Partito Democratico del Popolo (Pdp), e il musulmano Muhammadu Buhari, l’ex generale che guidò per due anni il Paese con pugno di ferro dopo il golpe militare del 1983. Nei giorni del voto, Boko Haram, che controlla 130 fra città e villaggi nel nord est del Paese, annuncia di compiere delle stragi. Solo qualche giorno prima, l’organizzazione terroristica rapisce 500 fra donne e bambini mentre si ritirano dalla città di Damasak, nello Stato di Borno. Le elezioni vengono, quindi, rimandate al giorno dopo, ma il gruppo sunnita colpisce ugualmente i seggi e almeno 24 persone vengono uccise. Nonostante le difficoltà, alla fine si arriva ad un risultato e la Nigeria elegge Muhammadu Buhari come Presidente. Il nuovo leader promette di battersi contro la corruzione, ma sopratutto di sconfiggere la minaccia terroristica degli islamisti di Boko Haram, che negli ultimi sei anni hanno provocato la morte di oltre 14mila persone, fra attacchi armati e attentati suicidi contro chiese e luoghi affollati.

Al suo insediamento sono presenti una cinquantina di leader africani e mondiali, compresi il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon e il segretario di Stato americano John Kerry. È la prima volta dall’indipendenza che il Paese più popoloso dell’Africa, 178 milioni di abitanti, vede l’opposizione salire al potere pacificamente, senza violenze post elettorali. La politica a Lagos sembra, dunque, ripartire, ma la situazione nigeriana non migliora. Boko Haram continua ad avanzare, nonostante gli interventi dell’Unione Africana. Il 30 gennaio, infatti, la coalizione da il suo appoggio all’invio di un contingente di 7.500 soldati per aiutare l’esercito nigeriano a respingere i terroristi e il 17 gennaio, in risposta all’appello del Presidente del Camerun Paul Biya, anche le truppe del Ciad si uniscono alla battaglia. La Francia guarda alla situazione da lontano. Non invia truppe ma sostiene la parte logistica e operativa delle forze africane compiendo alcune missioni di ricognizione negli spazi aerei di Ciad e Niger e rafforzando il quartier generale dell’operazione francese Barkhane a N’Djamena.

Nonostante tutto, però, i terroristi, che in marzo annunciano l’alleanza con l’Isis, continuano a seminare devastazione. È di oltre 50 morti il bilancio degli attentati sferrati da kamikaze donne nel nordest della Nigeria alla fine di dicembre. Nello stato di Borno diversi attacchi sferrati a Maiduguri costano la vita a oltre 30 persone, mentre altre 100 restano ferite. Gli attacchi sono compiuti pochi giorni dopo le dichiarazioni con cui il Presidente Muhammadu Buhari ha annunciato che la Nigeria ha tecnicamente vinto la guerra contro il gruppo islamista Boko Haram.

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