martedì, Maggio 18

Africa: tra comunicazioni e transazioni, guadagni record per le multinazionali L'iniziativa One Africa Network ha creato l’Istituto Smart Africa per assumere il controllo del traffico telefonico, dati e dei flussi finanziari eliminando i guadagni per le grandi società tecnologiche

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Le recenti misure prese da Zambia e Uganda di applicare la Web Tax per limitare l’uso di applicazioni di telefonia gratuita on web sono tese a proteggere le compagnie nazionali di telecomunicazione dalla concorrenza sleale delle multinazionali Facebook, WhatsApp, Viber, Google. Queste multinazionali offrono applicazioni di messaggeria, telefoniche e video chiamate gratuite sfruttando la connessione e le infrastrutture delle compagnie nazionali di telecomunicazione. Il servizio gratuito rientra in una precisa strategia aziendale strutturata in tre fasi e tesa ad assumere il monopolio delle comunicazioni a livello globale. La strategia prevede una graduale introduzione di servizi a pagamento.

I beneficiari delle chiamate gratuite, ignari di questa strategia, hanno reagito alle web tax applicate da Zambia e Uganda con varie proteste pensando che siano misure per limitare il diritto di espressione e gli spazi democratici nei rispettivi Paesi. Quello che ignorano è che le stesse multinazionali del web, qualora acquisissero il monopolio della comunicazione sul web, applicherebbero limitazioni sul diritto di espressione e controllerebbero gli spazi democratici filtrando il tutto secondo la logica di difesa degli interessi capitalistici e privilegiando un pensiero unico. A differenza dei governi, la dittatura web delle multinazionali sarebbe più difficile da ostacolare in quanto i loro Consigli Aziendali non vengono eletti dai cittadini e le multinazionali già ora sono entità reali ma allo stesso tempo virtuali e sfuggevoli al controllo della magistratura e della popolazione.

Applicare le Web Tax per contrastare la concorrenza sleale delle multinazionali della comunicazione e, indirettamente, bloccare la loro strategia aziendale di monopolio sul web  non risolvere però il problema. Il costo delle telefonate rimane comunque alto, soprattutto per quanto riguarda le comunicazioni regionali e internazionali che raggiungono costi stellari. In un classica situazione di scatole cinesi i primi beneficiari di questi costi proibitivi e totalmente ingiustificati sono le multinazionali di Telecomunicazione occidentali.

Per esempio una telefonata fatta da Kampala (Uganda) ad un amico o parente a Kinshasa (Congo) passa per un servizio intermediario a Londra mentre la telefonata inversa passa per un servizio intermediario a Bruxelles. Spesso l’utente non si rende conto che la sua telefonata è stata dirottata verso questi servizi intermediari che a loro volta caricano circa il 45% del costo della conversazione. Eppure le prove sono evidenti. Chi, da Kinshasa, riceve la telefonata da Kampala sul suo telefono non compare il numero con il prefisso ugandese ma con il prefisso della Gran Bretagna. Se si tenta di richiamare il numero comparso sullo schermo risulta inesistente.

Approfittando del sistema economico coloniale ancora in vigore e duro a morire queste compagnie telefoniche occidentali obbligano i governi africani ad accettare questa inutile intermediazione per assicurarsi profitti praticamente gratuiti che danneggiano direttamente il potere d’acquisto e i portafogli della utenza africana. L’intermediazione telefonica causa anche grosse perdite ai governi. L’Istituto Smart Africa stima che annualmente i governi africani perdono 3.5 miliardi di dollari a causa di queste intermediazioni nel traffico telefonico continentale.

La stessa logica viene applicata al traffico aereo e alla transazioni finanziarie. Spesso i passeggeri africani a loro insaputa, vengono caricati senza ragione di costi intermediari se il volo transita in aeroporti europei. Costi che beneficiano unicamente le compagnie aeree e gli aeroporti europei. Ogni transazione finanziaria da Europa, Stati Uniti all’Africa e viceversa è vittima di una tassa occulta applicata da istituti finanziari occidentali che si inseriscono nella transazione finanziaria come ‘garanti’ impedendo il passaggio diretto tra una banca occidentale a quella africana. Queste tasse non vengono nemmeno dichiarate al cliente che ha la possibilità di comprendere il costo solo verificando la differenza tra il montante spedito e quello ricevuto. Mediamente queste tasse di transazione intermediaria si aggirano attorno al 5% del montante trasferito e il cliente non ha alcuna possibilità di contrattare il tasso del servizio non richiesto.  

Per spezzare questo giogo coloniale i Presidenti Paul Kagame (Rwanda) e Ali Bongo (Gabon) hanno lanciato il One Africa Network (OAN) durante il summit dell’Unione Africana tenutosi a Kigali il 18 luglio 2016.  L’obiettivo del OAN è quello di estromettere gli intermediari occidentali dalle telefonate dalle comunicazioni regionali ed internazionali facendo gestire il traffico telefonico e di dati sul web da un istituto africano centralizzato al fine di offrire all’utenza comunicazioni sicure ed economicamente accessibili per accelerare il processo di integrazione socio economica del continente. Il secondo obiettivo è quello di ottenere il diretto controllo su tutte le transazioni finanziarie da e per l’Africa.

Questa iniziativa ha creato l’Istituto Smart Africa incaricato di creare una piattaforma regionale in grado di gestire il traffico telefonico, di dati web e transazioni finanziarie del continente. Gli obiettivi di Smart Africa sono quattro: assicurare il controllo del traffico telefonico, dati web e transazioni finanziarie alle nazioni africane escludendo gli intermediari europei; accelerare il commercio e l’integrazione socio economica del continente tramite la sovranità del traffico telefonico, dati web e transazioni finanziarie; proteggere le compagnie africane di telecomunicazione dai costi intermediari applicati sul traffico telefonico e proteggere gli utenti da inutili costi intermedi; migliorare la qualità del servizio telefonico e delle transazioni finanziarie.

Questo ultimo obiettivo rivela un altro effetto secondario delle intermediazioni occidentali basate sul principio unilateralmente imposto dell’ economia coloniale. Le telefonate regionali e internazionali dall’Africa passano attraverso canali web di gestione del traffico (VOIP Internet Protocol)  che, a causa del numero di telefonate al secondo, rende la conversazione di bassa qualità con frequenti interruzioni. Spesso queste interruzioni sono volontarie in quanto le compagnie occidentali intermediarie applicano una tariffa (sconosciuta in percentuale) per inizio telefonata.  Il VOIP, imposto dall’Occidente all’Africa, è in pratica una forma di sfruttamento digitale che cerca di massimizzare i profitti di questi provider parassiti attraverso l’economia coloniale e la strettamente collegata logica del dividi e impera. Paradossalmente i costi occulti e la qualità delle comunicazioni regionali e continentali vengono ostacolati dai servizi di telefonia online gratuita offerti da Facebook, WhatsApp, Viber, Google.

Per le transazioni finanziarie da e per l’Africa il tempo medio è di quattro giorni (a volte sei). Con l’evoluzione del network on web internazionale attuato dal sistema finanziario questi tempi sono del tutto ingiustificati. La tecnologia a disposizione permette la transazione finanziaria in qualsiasi posto del pianeta in 2 secondi. I quattro o sei giorni necessari per ricevere il montante inviato rappresentano una appropriazione indebita attuata dalle banche intermediarie occidentali. Queste hanno creato un flusso detto ‘Lago’ dove ogni transazione finanziaria diretta o proveniente dall’Africa entra nel lago, sosta per 4 o 6 giorni e viene ‘liberata’ per giungere finalmente a destinazione. Questo mastodontico tempo di transazione permette alle banche intermediarie occidentali di disporre di ingenti somme di denaro da poter investire o prestare.

Smart Africa è operativa dal 2017 nel corridoio nord della East African Community: Kenya, Rwanda, Sud Sudan e Uganda. Dopo i primi sei mesi di attivazione della sovranità delle comunicazioni telefoniche si è registrato un aumento del traffico regionale dell’ 800% con un costo al minuto delle telefonata diminuito del 62%. Nonostante questa drastica diminuzione dei costi a tutto vantaggio dell’utenza soprattutto quella più povera, gli operatori nazionali hanno aumentato del 38% i loro profitti. Continuando a considerare il corridoio nord della East African Community come un banco di prova per espandere successivamente l’iniziativa su tutto il continente, Smart Africa ora sta studiando le possibilità tecniche e legali per assumere il controllo delle transazioni finanziarie internazionali ed allineare il normale tempo di transazione agli standard internazionali.

«L’iniziativa One Africa Network contribuirà ad accelerare l’integrazione socio economica del continente assumendo il controllo del traffico telefonico e dati (ormai incanalato attraverso il web) e dei flussi finanziari eliminando i servizi parassiti e attualmente obbligatori di inutili intermediari occidentali. La OAN è un ottimo strumento per i governi e gli utenti africani per imporre il principio di gestione diretta. Non è solo un fattore di sovranità delle comunicazioni e transazioni finanziarie. È principalmente una questione di competitività e indipendenza dell’Africa, principi fondamentali per la sopravvivenza del continente all’interno della economia digitale planetaria» spiega Jean-Philbert Nsengimana consulente di Smart Africa, ex Ministro delle Comunicazione del Rwanda.

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