giovedì, Dicembre 2

Africa: più studenti, più disoccupati L’istruzione alla base della nuova leadership africana, ma anche della crescita della disoccupazione. Ne parliamo con Martin Rose socio del Prince Waleed bin Talal Center degli Studi Islamici presso Università di Cambridge

0

 Quali sono i benefici che può garantire avere un istruzione in Africa? Chi sono i giovani che hanno avuto la possibilità di studiare? Possono rappresentare la nuova leadership del Paese?

I nuovi leader si trovano tra le persone più colte, ma ci sono molti altri fattori che servono a selezionare i giovani nel mondo del lavoro. Il denaro è necessario per aumentare il proprio prestigio a scuola, nelle buone facoltà e nelle buone università. Anche qui ci sono altri fattori utilizzati per selezionare i giovani. In Marocco i bambini delle élite tendono a studiare presso i lycées del Governo francese, nelle università francesi e nei Grandes Ecoles, e a trovare lavoro, anche in Marocco, tramite degli incontri di lavoro che si tengono a Parigi per i marocchini diplomati in istituti francesi. La barriera linguistica è un aspetto molto curato. Pochi sistemi educativi sono veramente democratici e l’istruzione privata a tutti i livelli sta crescendo rapidamente al di là delle disposizioni statali, attraendo ovviamente i più ricchi e consentendo loro di differenziare i propri figli dal ‘resto’.

 ‘l’Economist’ nel 2016 ha dichiarato: «Più tempo passi a scuola, meno possibilità hai di trovare un lavoro». Lei è d’accordo con questa affermazione? Ci può spiegare nel dettaglio il perché di quest’affermazione?

Sì, è così. I tassi di disoccupazione aumentano con l’aumento del livello di istruzione, così che in molti Paesi, forse nella maggior parte, una percentuale più alta di laureati è disoccupata rispetto ai diplomati della scuola secondaria e rispetto ad una percentuale più alta di laureati magistrali. Ovviamente questo è spiegato da una serie di motivi. In primo luogo, molte persone lavorano al di fuori dell’economia ufficiale e non essendo registrate, è più probabile che un laureato senza lavoro risulti ‘disoccupato’ rispetto a chi lascia la scuola primaria senza un lavoro. In secondo luogo, i laureati sono molto esigenti riguardo ai posti di lavoro, in attesa di occupazioni ‘appropriate’ (che tradizionalmente nell’Africa post-coloniale erano lavori come il servizio pubblico). Se possono, preferiscono far quadrare i conti con il lavoro occasionale e il sostegno familiare, piuttosto che prendere un lavoro al di sotto delle aspettative del loro status. Gran parte del problema riguarda la rapida espansione dei sistemi educativi senza un’efficace riforma dei curricula, o un attenzione ai bisogni industriali, o la mancanza di una riforma del mercato del lavoro, o soprattutto, a scelte strategiche sulla distribuzione nel mondo del lavoro di studenti di determinate facoltà. Purtroppo è sempre più economico incrementare gli studi delle scienze umane e sociali, che hanno minori costi pro capite, ma, questo porta ad avere tassi di disoccupazione più alta. Con il numero complessivo di studenti in rapida crescita, la percentuale di diplomati di H & SS (75% in Marocco ) si traduce sempre più in ‘diplomati a basso impiego’.

Su che tipo di formazione e con quali strumenti i governi africani dovrebbero investire per formare la nuova leadership?

Non penso che attualmente ci sia uno sforzo di pianificazione consapevole. A volte vengono compiuti sforzi coscienti per reclutare l’élite da un contesto più povero (ad esempio l’Ecole de Gouvernance et de l’Economie di Rabat). Ma spesso (il Marocco è un esempio) i sistemi educativi si sviluppano in parte per proteggere le élite e la leadership.

Da chi sarà rappresentata la nuova leadership del futuro?

Senza un cambiamento politico e sociale la leadership del futuro sarà sostanzialmente simile alla leadership del presente: ci vuole una vera volontà politica per rompere il sistema che ha assicurato alla leadership attuale la posizione che oggi ricopre e la posizione che ricopriranno i suoi futuri figli. Negli anni ’80 il Ministro dell’educazione marocchino responsabile della rapidissima (e distruttiva) arabizzazione del sistema scolastico pubblico ha mandato i suoi figli al Liceo della Missione per ottenere un’educazione d’élite in francese, con accesso a un bacino francese, e istruzione superiore in Francia. Mohammed Chafiq, direttore della Palace School, ha commentato che gli architetti politici del sistema educativo del Marocco «volevano, come nel nuovo mondo di Aldous Huxley, creare una classe Beta per le masse e una classe Alpha per loro e i loro figli».

Alcuni osservatori africani sostengono che il flussi di migranti siano caratterizzati dalla classe media e non da quella povera, il che significa un impoverimento per l’Africa. Una parte di Africa, considera questi migranti ‘dei traditori’, questo è vero? È vero che a emigrare è la classe media e non quella povera? Questo provoca malessere in Africa?

Quelli che migrano sono quelli che sono costretti a farlo, determinati a sopravvivere e, se possibile, a guadagnare, e disposti a rischiare nel farlo. La Banca Mondiale ha recentemente dichiarato che uno su tre giovani marocchini emigra, o vuole andarsene. ‘Traditori’ è ovviamente un’etichetta ridicola: la ‘lealtà’ di rimanere a vita meccanici, autisti o raccoglitori di immondizia nel proprio Paese, quando ci si può migliorare altrove, è stupida. È diverso forse per i medici o per gli ingegneri, ma anche lì, il livello di disoccupazione e le condizioni disastrose nella maggior parte dei casi, rendono perfettamente sensato andare all’estero, se c’è la possibilità. In Marocco, le prospettive per coloro che rimangono, a meno che non facciano parte dell’élite, sono relativamente povere, e lo stesso è vero per molti altri Paesi. I laureati emigrano, certo, ma perché non dovrebbero? Essenzialmente alti livelli di emigrazione (e in particolare di emigrazione di persone laureate) rappresentano il fallimento da parte del Governo di un Paese che non riesce a creare le necessarie opportunità di lavoro. Sono un chiaro segno della mancanza di riforme adeguate, della corruzione e di una stasi sociale.

Visualizzando 2 di 2
Visualizzando 2 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->