martedì, Settembre 28

Africa: ostaggio delle oligarchie

0

L’Africa è sempre stato il Continente ‘dimenticato’ dal mondo, oggi può assumere un grande ruolo strategico nella politica del XXI secolo, sta diventando, a piccoli passi, un Continente strategico. La Cina dialoga frequentemente con i Capi di Stato africani per stringere importanti affari economici. La partita si gioca nel settore economico ma riflette ineluttabilmente la sua influenza nelle decisioni della politica estera del Paese. C’è un costante interesse verso le ricchezze dell’Africa tramutando gli scenari politici e strategici.

Con Padre Giulio Albanese, missionario della Congregazione dei Comboniani, ha diretto il New People Media Centre di Nairobi e fondato la Missionary Service News Agency (Misna), docente di “giornalismo missionario/giornalismo alternativo” presso la Pontificia Università Gregoriana (Pug) di Roma, Direttore delle riviste missionarie delle Pontificie Opere Missionarie, cerchiamo di comprendere la variegata società del Continente. Le differenti sfaccettature sociali possono essere una notevole ricchezza da valorizzare per il bene di tutta la popolazione.

Perché la politica italiana non ha sufficientemente preso in considerazione la potenzialità economica dell’Africa?
Credo che i nostri politici siano coscienti delle potenzialità economiche dell’Africa. Il problema, a mio avviso, è un altro. Purtroppo, in questo tempo storico, per essere più autorevoli bisogna comunque avere alle spalle una robusta politica a livello di cooperazione allo sviluppo che, in un modo o nell’altro, possa conferire credibilità e autorevolezza all’Italia. Dobbiamo ammettere e riconoscere che i tagli alla cooperazione sono stati veramente vistosi. La cooperazione è un ottimo biglietto da visita, soprattutto nei confronti dei governi locali, per promuovere anche un segmento di economia locale che potrebbe fare leva sui vari Paesi dell’Africa subsahariana. I cinesi, da questo punto di vista, hanno messo a disposizione fondi pubblici da investire in Africa. L’Italia, purtroppo, non ha molti incentivi economici per ragioni di pareggio di bilancio e, più in generale, di austerity che riguarda tutta l’Eurozona. Questa situazione costringe le imprese a muoversi autonomamente senza avere un opportuno supporto dello Stato italiano. Servirebbero incentivi pubblici per investire all’estero. Questi investimenti dovrebbero sortire l’effetto di un vero e proprio volano per favorire una considerevole crescita dell’Africa.

L’Africa che ruolo gioca nello scacchiere internazionale ed europeo?
E’ la linea di faglia tra Oriente e Occidente. Questa linea di faglia era stabilizzata, durante il secolo scorso, sul Medioriente mentre in questi anni, nel primo segmento del terzo millennio, si sta spostando sul territorio africano, investendo non soltanto il Corno d’Africa ma muovendosi notevolmente verso Occidente. E’ sufficiente ricordare la crisi centrafricana e quella maliana, senza tralasciare quella nigeriana. Questa linea di faglia mette in evidenza interessi economici contrapposti legati al controllo delle commodities, alle fonti energetiche, alle materie prime di cui è ricco il Continente africano. Lo scenario è bene evidente e in maniera molto chiara: da una parte ci sono gli interessi occidentali mentre dall’altra abbiamo quelli dei BRICS (Brasile, Russia, Cina, India, Sudafrica). Per non parlare dell’effetto monarchia del Golfo Persico. Questa contrapposizione di interessi sul territorio africano determina anche una parcellizzazione dell’Africa in aree di interessi contrapposti. L’Europa, purtroppo, non fa bella figura ed il motivo è molto semplice: gli Stati membri si muovono come cani sciolti e ognuno ha la propria agenda africana. L’Italia ha sempre insistito su una politica unitaria europea nei confronti dell’Africa. Ma restano grandi resistenze da parte della Francia e del Regno Unito, ex potenze coloniali.

A quali Paesi può fare comodo tralasciare l’importanza dell’Africa?
I Paesi del Nord Europa, soprattutto quelli del Nord Est. Penso, ad esempio, alla Polonia e a tutti gli Stati interessati dalla crisi dell’Ucraina.

Sono fortemente in evoluzione gli scenari geopolitici. L’Africa può contare su solide alleanze?
L’Africa ha due solide alleanze. La prima è con l’Impero del Drago (Cina) che si trascina a rimorchio gli interessi dei Paesi del BRICS; dall’altra parte sono bene in vista gli Stati Uniti i quali dagli anni ’90, quando cadeva il regime di Mobutu Sese Seko, hanno intensificato le relazioni commerciali con i Paesi africani. Con tenacia hanno affermato il teorema di Bill Clinton ‘trade not aid’ sviluppando una rete mercantile accompagnata anche da un’attività militare di controllo o di monitoraggio denominata ‘Africom’, formalmente in funzione antiterroristica. E’ ovvio che questa realtà di difesa serve per tutelare gli interessi economici degli Stati Uniti.

Nell’Africa c’è un radicato nepotismo che può tramutarsi in un vero problema per la sua affermazione in campo mondiale?
L’Africa continua a essere ostaggio di vecchie e nuove oligarchie politiche ed economiche autoctone. Spesso si afferma che le classi politiche africane sono corrotte: è vero, ma fino a un certo punto. Purtroppo si dimentica spesso che gran parte delle responsabilità cadono sui potentati stranieri, i quali fanno il bello e il cattivo tempo. Se la corruzione è un’operazione di business c’è una domanda e un’offerta. L’offerta è delle oligarchie locali mentre la domanda giunge dalla parte estera. Se noi provassimo a sfilare un computo dei denari che affluiscono in questo genere di business scopriremmo che i Paesi più corrotti al mondo non sono quelli africani, ma quelli che investono nel legittimare questo sistema.

Quali sono le probabili alleanze economiche e sociali da stringere tra Italia e Africa?
Bisogna investire con maggiore convinzione sulla società civile. Soprattutto nella formazione delle nuove classi dirigenti africane. La società civile, una galassia composta di associazioni, gruppi e movimenti anche sindacali, rappresenta un divario guardando soprattutto alle future leadership politiche, quelle che potrebbero segnare la svolta. E’ importante affermare la globalizzazione dei diritti in Africa poiché altrimenti il Continente continuerà a essere soltanto una terra di conquiste, precludendo ogni possibilità di sviluppo economico, culturale e sociale.

Come cresce il Prodotto Interno Lordo nell’Africa?
Il Prodotto Interno Lordo cresce senza sosta ma la ricchezza finisce sempre nelle tasche delle oligarchie locali. E’ emblematico il caso della Nigeria dove l’1% della popolazione detiene il 75% della ricchezza nazionale. Paradossalmente questa ricchezza acuisce l’esclusione sociale, aumentando la divaricazione tra i ricchi e i poveri. Se questo trend si dovesse consolidare nel futuro non possiamo certamente lamentarci del fenomeno migratorio, dal Meridione verso il Settentrione dell’Africa, generato proprio dalla forte povertà delle popolazioni.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->