domenica, Maggio 9

Africa Orientale: una sola cittadinanza EAC

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Il motto della East African Community sintetizza lo spirito di questa federazione. ‘Un solo popolo un solo destino‘  E’ l’esigenza di interrompere la catena di guerre e genocidi creata artificialmente da potentati locali e stranieri per razziare le materie prime che è alla base della federazione dell’Africa Orientale. Questo spiega le forzature per accettare nuovi Stati membri che non hanno i requisiti di base, quale il Sud Sudan, ora accolto all’interno della EAC. Nella visione dei padri fondatori del progetto regionale è fondamentale il concetto che l’integrazione etnica ed economica venga realizzata quale antidoto alla dipendenza, alla povertà e alle tragedie umane in un angolo del pianeta tra i più ricchi.

Nel creare EAC si è attentamente studiato il processo della creazione dell’Unione Europea, e gli errori di tale processo, i quali sono alla radice dei conflitti, dei fallimenti  in atto e del rischio di disintegrazione. Per EAC l’unione politica ha più importanza di quella monetaria. La nazionalità dei cittadini precede la libera circolazione delle merci. Non è un caso che il progetto di dogana unica riscontri maggiori difficoltà rispetto al passaporto unico.
Per dotare di uno spessore internazionale una regione con il più veloce sviluppo economico al mondo, la EAC si sta concentrando sulla cooperazione dei Stati membri nelle varie sfere politiche, economiche e sociali per creare benefici comuni. I prossimi obiettivi sono: concretizzare l’unione politica tramite sistema federale con capitale unica a Arusha, Tanzania; creare una politica estera e una difesa comune (obiettivi palesemente falliti nella Unione Europea); avviare la rivoluzione industriale, utilizzando risorse petrolifere e minerarie a disposizione. I settori industriali a cui si pone maggior attenzione sono agroalimentare, pelletteria, tessile, industria pesante, industria automobilistica e industria tecnologica. Il Rwanda sta concentrando le proprie energie per sviluppare la seconda rivoluzione industriale basata sulle nano tecnologie e stampanti 3D.

La EAC ha intenzione di allargare progressivamente la federazione al Sudan e alla Somalia. Khartoum ha presentato la richiesta di adesione nel 2011, la Somalia nel 2012. Il processo di integrazione verso i due Paesi è rallentato causa le violazioni dei diritti umani e le azioni discriminatorie contro gli africani neri del Sudan e della situazione bellica della Somalia. Tuttavia, EAC è consapevole della importanza strategica di portare dentro la federazione due importanti Stati mussulmani per arginare futuri conflitti e il proliferare del terrorismo di matrice sunnita alimentato dalla Arabia Saudita e i suoi associati occidentali.
Sta affiorando anche l’idea di coinvolgere l’Etiopia e l’Eritrea, nonostante che per il momento nessuno dei due governi abbiano presentato formale domanda.
Altresì, EAC sta progettando l’integrazione di Malawi, Zambia e Repubblica Democratica del Congo. Quest’ultima già integrata naturalmente nella parte est, con le Province di Nord Kivu, Sud Kivu e Maniema. Per quanto riguarda il Congo non è prevedibile quale direzione prenderà l’integrazione. Due le possibilità: un fallimento con la consapevolezza di avere ai confini un Paese instabile e pericoloso: l’integrazione del gigante africano, o parte di esso, se il processo di balcanizzazione dell’est del Congo prenderà il sopravvento sulla fragile unità nazionale del Paese gestita da un regime dittatoriale e cleptomane. Come il Burundi, anche il Congo rappresenta un problema per la EAC da risolvere per il bene comune delle popolazioni regionali.

Se il passaporto e diritto di cittadinanza sono traguardi storici, EAC deve ancora risolvere non pochi problemi sociali e conflittualità etniche rappresentate in modo evidente dalla guerre tribali in Sud Sudan. Il Burundi sotto l’attuale regime rappresenta la minaccia più diretta al processo di integrazione regionale. Non è un mistero che la Francia tenta di far scatenare una guerra regionale, utilizzando il gruppo terrorista ruandese Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR) attualmente al potere in Burundi. Da qui la necessità della EAC di prendere l’iniziativa internazionale per riportare la pace e lo stato di diritto nel Paese, nella speranza di riuscire dove le Nazioni Unite e l’Unione Africana hanno fallito. L’integrazione regionale rappresenta anche il miglior antidoto alle mire imperialistiche di Uganda e Rwanda. Queste due Nazioni, al momento leader dell’Unione, sono consapevoli di dover scendere a compromessi e della necessità di armonizzare i rapporti di forza proprio per evitare la creazione del Impero Hima, tentativo abbandonato da Museveni e Kagame, consapevoli che porterebbe alla disintegrazione della EAC e alla guerra regionale.

I prossimi dieci anni saranno cruciali per la East African Community. È di vitale importanza per le popolazione dei Grandi Laghi di emergere come blocco economico e politico mondiale capace di creare i presupposti per una Federazione del continente africano. Il progetto è in fase avanzata, e si registra una matura volontà politica di evitare fughe in avanti come avenne in Europa con l’introduzione del euro. Alcuni punti deboli della UE esistono anche nella EAC. L’Africa Orientale ha i suoi staterelli deboli: Sud Sudan, Burundi entrambi in guerra civile. La rivalità anglo-francese-tedesca è simile a quella tra Uganda-Rwanda e Kenya-Tanzania.
L’attento studio degli esperti africani sulle debolezze della Unione Europea traccia le possibili soluzioni per rendere la East African Comunity un solida unione.

L’indirizzo scelto non è quello economico ma quello sociale. Una scelta obbligata considerando le storiche rivalità etniche. Cittadinanza unica, senso di appartenenza alla Federazione, garanzie dei diritti umani, politica interna estera e difesa comuni sono i primi obiettivi rispetto alla moneta unica.

Il lato debole del progetto popolare della EAC risiede nella sua dirigenza. In Uganda e Rwanda abbiamo dei despoti illuminati. In Tanzania un presidente, Magufuli, che sta combattendo contro il suo stesso partito per portare il paese nel Ventunesimo Secolo. Il Kenya è dominato dalla alleanza dei gruppi etnici Kikuyu e Kalenjne (questi ultimi di origine nilotica) a scapito della seconda entia del paese, i Luo, storicamente estromessa dal potere. Il Sud Sudan e il Burundi, di fatto, non hanno dirigenti degni di questo nome.
L’orientamento sociale è promosso secondo due modelli ambivalenti: la democrazia controllata di Museveni e il rigore morale di Kagame. L’unione sociale è un orientamento controllato in quanto non deve assolutamente mettere in discussione l’attuale assetto di potere nei paesi leader della EAC.
Nell’immediato futuro si devono risolvere due conflitti: quello sud sudanese e quello burundese. La soluzione passa attraverso la sostituzione dei dirigenti dei due Paesi, veri e propri criminali che non esitano  a utilizzare le armi della pulizia etnica e del genocidio per mantenersi al potere. Juba e Bujumbura rappresentano l’orrendo passato della Regione dei Grandi Laghi. Un passato che occorre superare.

Nonostante le difficoltà, la maggioranza dei osservatori politici sono ottimisti. La EAC ha reali possibilità di divenire un processo irreversibile che costringerà l’Occidente a rivedere le attuali relazioni con il continente.
Un progetto di cui i Paesi del BRICS hanno compreso tutte le potenzialità e si stanno posizionando per ottenere l’egemonia e diventare i partner privilegiati. La Cina, capofila dei BRICS, sta finanziando decine di milioni di dollari per sviluppare le infrastrutture necessarie alla rivoluzione industriale. Gli industriali cinesi sono pronti a delocalizzare la produzione in Africa Orientale. La EAC è possibile grazie allo sforzo comune della sua leadership illuminata e al sostegno di nuove potenze demonizzate dall’Occidente, ma che stanno dimostrando maggior lungimiranza e approcci meno guerrafondai e orientati su comuni benefici economici.

Non dovremo meravigliarsi se nel prossimo decennio i due esperimenti mondiali (EAC e UE) avranno sorti parallele ma opposte. Nel prossimo decennio si potrebbe assistere alla nascita della EAC, entità matura e nuovo interlocutore mondiale, e alla disintegrazione della Unione Europea, che rischia di ritornare al punto di partenza del 1945 (rivalità e conflitti europei) o ridimensionata in un nucleo forte di ex Potenze in declino accerchiate da un arcipelago di Nazioni fallite economicamente e politicamente.

 

 

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