lunedì, Settembre 27

Africa Orientale: Giappone e Gran Bretagna cooperazione vincente

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La JICA è la cooperazione internazionale più avanzata su questo nuovo approccio business oriented, avendo iniziato programmi tesi a rafforzare il mercato comune EAC nel 2013, quando la 5° Conferenza Interazionale sullo Sviluppo Africano, tenutasi a Tokyo, nel giugno 2013, definì chiare linee di investimenti e azioni nell’ambito della cooperazione nipponica. Il macro obiettivo è quello di contribuire alla creazione di un solido mercato regionale.
I micro obiettivi sono: rafforzamento delle infrastrutture, promozione della piccola media industria, e progetti tesi ad aumentare l’espansione del mercato e dello sviluppo socio economico regionali. In comune accordo con la EAC, la Cooperazione nipponica ha adottato il concetto OSBPOne Stop Border Post(una sola frontiera). Concetto ideato per la prima volta in Europa, nel 1920, che tende alla eliminazioni delle frontiere nazionali. Secondo questo principio, le merci importate ed esportate saranno gestite da una unica dogana di entrata o uscita collocata in un qualsiasi Stato membro della EAC. Applicando lo schema OSBP, i Paesi favoriti sono Kenya e Tanzania, gli unici della EAC con sbocco sugli oceani.

Come primo atto concreto, nel 2014, la JICA ha stanziato 34 milioni di dollari per la realizzazione del ponte di Rusumo che collega il Rwanda con la Tanzania. Il nuovo ponte sostituisce quello esistente (costruito 40 anni fa) ad una sola corsia di marcia e con una portata massima di 8 tonnellate e velocità massima di 5 km orari. Il nuovo ponte, terminato nel 2015, ha una portata di 20 tonnellate ed è percorribile a 30 km orari senza compromettere la sicurezza del traffico. In funzione da due anni il New Rusumo Bridge ha triplicato il traffico commerciale tra i due Paesi. Ora è la JICA si sta concentrando sulla realizzazione della strada Rusumo – Kayonza per dimezzare i tempi di trasporto via terra di merci e persone tra i due Paesi.

Alla realizzazione di queste importanti infrastrutture la JICA ha associato la creazione di  unità doganali OSBP con l’obiettivo di eliminare tutte le formalità di dogana per le merci di trasporto tra i due Stati. Ora le merci saranno controllate da una sola dogana di partenza e una sola dogana di arrivo indifferentemente se esse sono ubicate in Rwanda o Tanzania. La JICA intende realizzare 70 nuovi posti di dogana collegati tra di loro da un network informatico che trasmetta in tempo reale tutti i dati relativi al transito merci destinate alla importazione ed esportazione. Queste unità pilota hanno come obiettivo quello di sperimentare e rendere irreversibile il sistema OSBP in tutti i Paesi membri della EAC.

Ai finanziamenti per il potenziamento delle infrastrutture regionali la JICA mette a disposizione importanti fondi per rafforzare le capacità umane nella gestione del sistema di dogana unica. Attraverso il progetto: Capacity Development for International Trade Facilitation in East Africa (Rafforzamento e sviluppo delle strutture di commercio internazionale nell’Africa Orientale) la cooperazione nipponica sta promuovendo seminari e corsi di formazione ad alto livello destinati agli agenti di dogana degli Stati membri EAC. La JICA è impegnata in vari corsi di formazione sulla gestione delle dogane della comunità economica, e sulle pratiche di sdoganamento. Gli obiettivi sono quello di creare un personale addestrato a ridurre i tempi di dogana rispettando però tutte le normative di controllo varate dal Parlamento EAC.

Nel sostegno al progetto Una Sola Frontiera, Una Sola Dogana, JICA ha coinvolto altri enti finanziatori e partner. La New Partnership for Africa’s Development – NEPAD (Nuovo partenariato per lo sviluppo dell’Africa), il Infrastructure Consortion for Africa – ICA e la African Bank for Development – AfDB (Banca Africana per lo Sviluppo). La collaborazione offerta dalla cooperazione nipponica potrebbe essere replicata ad altre comunità economiche africane: IGAD e COMESA nel medio termine.

«Da quando si è iniziato a strutturare il progetto OSBP tramite la realizzazione di infrastrutture e formazione di personale qualificato si è registrato un importante aumento dei trasporti di merce e persone. Anche la coordinazione doganale tra Stati membri è nettamente migliorata, permettendo di lottare efficacemente il contrabbando, le pratiche di corruzione e di sotto fatturazione delle merci importate o esportate tesa alla evasione fiscale. Con questi importanti progetti pilota Rwanda e Tanzania vogliono imporre alla EAC un concetto rivoluzionario. Gli agenti di dogana non devono essere utilizzati solo per i controlli e come esattori fiscali. Devono anche essere dei professionisti che facilitano il commercio tra i Paesi della EAC, giocando un ruolo di primo piano nella catena di distribuzione commerciale della regione», spiega Twagiruremyi Raphael Commissario della sezione dogane del fisco ruandese (RRA).
«La promozione del commercio regionale contribuisce ad accelerare il processo di integrazione dei blocchi economici del Continente. Questa integrazione, per diventare una realtà consolidata, deve non solo perfezionare il sistema doganale comune della EAC ma puntare sulla totale eliminazione delle barriere doganali dei singoli Stati membri che ancora interpongono ostacoli e resistenza per paure di perdere entrate fiscali. Questa perdita sarà ricompensata da un aumento del commercio interno e degli investimenti nella regione. Aumentare la taglia del mercato regionale è di vitale importanza per la sopravvivenza e la prosperità di centinaia di medie aziende dell’Africa Orientale che sono sorte negli ultimi dieci anni ma che faticano ad uscire dai ristretti spazi dei mercati nazionali», spiega Tachibana Eisuke, Direttore della Cooperazione nipponica in Rwanda.

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