giovedì, Maggio 6

Africa Orientale, è emergenza terrorismo field_506ffb1d3dbe2

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Militants of al Shabaab ride on pick-up trucks after displaying their weapons on the outskirts of Mogadishu

Kampala – Il gruppo islamico somalo Al-Shabaab si appresterebbe a lanciare una serie di attacchi terroristici nelle principali città dell’Africa Orientale, tra cui Kampala, Mombasa e Bujumbura, la capitale del Burundi. L’ondata terroristica dovrebbe essere contemporanea a nuovi attacchi presso la capitale somala diretti contro Governo e Presidente. Questa è l’informazione fornita venerdì scorso alla stampa regionale da Nicholas Kay, l’Inviato delle Nazioni Unite per la Sicurezza in Somalia. A distanza di tre giorni l’avvertimento di Kay è stato confermato da Al-Shabaab con i fatti.

Lunedì un’autobomba è stata fatta esplodere nella periferia della capitale al passaggio di un convoglio militare della Missione in Somalia dell’Unione Africana AMISOM. L’attentato è stato confermato da fonti militari somale senza fornire informazioni sulle vittime. Al-Shabaab, rivendicandolo, afferma che sette soldati ugandesi sono stati uccisi. Lo Stato Maggiore dell’esercito ugandese (UPDF) non commenta.

L’allarme più significativo e preoccupante ci proviene da Emmanuel Kisiangani, un esperto del Istituto di Studi sulla Sicurezza – Africa. “La regione è vulnerabile. In Kenya nessuna misura preventiva seria è stata presa nonostante l’attacco al centro commerciale Westgate del settembre 2013. Il Burundi non dispone di mezzi e di forze speciali adeguate. L’Uganda si sente intoccabile e dal gennaio scorso ha allentato la sicurezza”. Le autorità somale esteriorizzano un incomprensibile ottimismo. «Siamo vicini a sconfiggere Al-Shabaab, dopo di ché ci concentreremo sulla ricostruzione della Somalia e sulla nuova Costituzione creando un ambiente propizio per le elezioni previste per il 2016», afferma il Presidente Mohamud. «Vi promettiamo che il 2014 sarà l’anno della sconfitta di Al-Shabaab», gli fa eco il portavoce del AMISOM, il Colonnello Ali Houmed.

Un’offensiva militare su larga scala per liberare i territori sotto controllo del gruppo terroristico è prevista entro la fine del mese. Saranno le truppe etiopi e non quelle ugandesi ad attuarla. L’esercito Etiope collabora con AMISOM ma è presente in Somalia come forza di invasione indipendente. Il motivo che l’esercito ugandese non guiderà l’offensiva è collegato dallo sforzo bellico di Kampala nel Sud Sudan e dagli impegni presi con l’Unione Africana nella Repubblica Centroafricana. Fonti non confermate suggeriscono l’ipotesi che il Presidente Museveni stia richiamando in patria i reparti più esperti per dirottarli in Sud Sudan e probabilmente in Centroafrica. Questi reparti sarebbero sostituiti da nuove forze inesperte sulle tattiche di guerre che si applicano in Somalia. Questo spiegherebbe le attuali difficoltà del UPDF ad assicurare una efficace difesa di Mogadiscio.

L’imminente offensiva etiope è stata preceduta da una ondata di raid aerei attuati dal Kenya e dagli Stati Uniti con l’obiettivo di indebolire le difese di Al-Shabaab. Esecuzioni extra giudiziarie di alcuni comandanti islamici sono state eseguite dai droni americani. Il Segretario Esecutivo del IGAD (Autorità Inter Governativa per lo Sviluppo), offre un quadro generale sugli sforzi del Est Africa per combattere il terrorismo. “L’IGAD è impegnata a costruire un quadro legale e a migliorare le misure antiterroristiche dei diversi Paesi dell’Africa Orientale basato sulla cooperazione tra Stati. Verrà stabilito un laboratorio scientifico per le indagini e un centro regionale di Intelligence anti terroristica. Al-Shabaab dal 2010 si è estesa a livello regionale, reclutando in diversi paesi come Kenya, Burundi e Uganda non solo tra la comunità mussulmana ma anche tra le fasce di giovani disoccupati che accettano di combattere non per spinte ideologiche ma per denaro. Al-Shabaab ha stretto legami e collabora con i principali gruppi terroristici della regione quali gli ugandesi, Lord Resistence Army e il Fronte dell’Alleanza Democratica (ADF), e il gruppo terroristico ruandese FDLRI reclutamenti e le alleanze consolidate hanno permesso ad Al-Shabaab di attuare clamorosi quanto micidiali attacchi nella regione tra i quali ricordiamo quello a Kampala nel giugno 2010 e quello a Nairobi nel settembre 2013. Entrambi gli attacchi sono stati eseguiti da terroristici esterni: in Uganda dal ADF e in Kenya da una neo nata organizzazione islamica proveniente da Mombasa. Al-Shabaab ha assunto il ruolo di promuovere il terrorismo nella regione con il chiaro intento di destabilizzare i Paesi direttamente coinvolti nel conflitto somalo: Burundi, Kenya e Uganda, nella speranza di obbligarli a ritirare i propri contingenti. Le potenze regionali nel 2007 hanno dimostrato un alto senso di responsabilità contribuendo alla creazione della forza militare AMISOM che è stata originata dalla Missione IGAD in Somalia IGASOM. Tra il 2011 e il 2012 AMISOM ha liberato la capitale e le principali città somale infliggendo dure sconfitte ad Al-Shabaab. Purtroppo nel 2013 abbiamo assistito ad un rilassamento che ha permesso al gruppo terroristico di consolidare le sue posizioni all’interno del Paese e lanciare un’ondata di attacchi dinamitardi a Mogadiscio e nella regione. Per tutto il 2013 le truppe AMISOM si sono attestate in posizioni di difesa. Ora è necessario uno sforzo combinato che preveda contemporaneamente l’offensiva finale in Somalia e il rafforzamento delle misure anti terroristiche nel Est Africa. Per combattere Al-Shabaab e il terrorismo in generale occorre un approccio multi settoriale e una chiara volontà politica che includa il rafforzamento delle leggi anti terroristiche senza ledere le libertà civili, il rafforzamento del monitoraggio delle frontiere, azioni finanziarie per bloccare il riciclaggio del denaro e i finanziamenti illeciti, miglioramenti socio economici rivolti alla gioventù per privare ai terroristi la mano d’opera, il miglioramento dello scambio di informazioni e delle politiche migratorie”.

L’impegno del IGAD e dell’Unione Africana, attraverso l’AMISOM è reso difficile da una serie di fattori che potrebbero compromettere seriamente gli sforzi attuati nella lotta contro il terrorismo. Le forze di sicurezza del Kenya sono concentrate nella repressione della comunità somala senza migliorare la loro capacità di difesa nazionale. Questo trend può creare una maggior radicalizzazione tra i giovani mussulmani di Nairobi, Malindi e Mombasa, favorire il reclutamento di Al-Shabaab, la nascita o il rafforzamento di gruppi estremisti islamici kenioti e la vulnerabilità del Kenya dinnanzi agli attacchi terroristici.

L’Uganda sta affrontando un serio problema di corruzione che crea distorsioni sul controllo dei flussi migratori che può facilitare infiltrazioni terroristiche. Passaporti comuni e diplomatici vengono rilasciati a dei stranieri che non hanno maturato i requisiti necessari per la cittadinanza. Il sistema di controllo migratorio non é informatizzato e soffre di forti lacune. A questo scopo il Presidente Museveni ha ordinato delle inchieste condotte dal Ministro degli Affari Interni: il Generale Aronda Nyakarima. Secondo esperti ugandesi passata la bufera non si registreranno miglioramenti nel controllo dei flussi migratori in Uganda.

L’esercito somalo è lontano dall’ottenere l’indipendenza dall’aiuto degli eserciti africani. “Il Governo Somalo sembra non capire che le truppe AMISOM non possono stare in Somalia per l’eternità”, evidenzia Abdiwahab Sheikh Abdisamad, esperto del Corno d’Africa e Professore di Storia presso la Kenyatta University di Nairobi. La lotta contro il terrorismo e Al-Shabaab è seriamente compromessa dalla corruzione ed inefficienza del Governo del Presidente Mohamud che ha ormai perso ogni credibilità.

Dopo lo scandalo finanziario internazionale sulle operazioni di recupero dei beni e conti correnti del ex dittatore Siad Barre, rivelato a seguito delle dimissioni della Governatrice della Banca Centrale della Somalia Yussur Abrar, un rapporto delle Nazioni Unite denuncia il traffico d’armi attuato dal esercito regolare a favore del gruppo islamico Al-Shabaab all’insaputa delle forze africane del AMISOM. L’attuale Governo sta seguendo le orme dei precedenti creati artificialmente dall’Unione Europea, Stati Uniti e Unione Africana: considerare il Paese come una opportunità per far soldi.

La promessa del Presidente Mohamud di rilanciare l’economia ridando alla Somalia gli splendori del passato suona come una mera propaganda dinnanzi ai 60.000 Somali sfollati nelle regioni sud e centrali del Paese. Nel febbraio scorso l’Agenzia ONU per i rifugiati UNHCR ha segnalato l’aumento dei cittadini somali che sono costretti ad emigrare a causa dell’instabilità e dei continui scontro tra esercito e le milizie di Al-Shabaab. Molti di essi si rifugiano in Kenya e Uganda. Altri tentano di raggiungere le coste Yemenite e Italiane. Molti dei loro corpi finiscono per galleggiare inerti nelle acque del Golfo di Aden e del Mediterraneo.

Ammesso che il 2014 sia veramente l’anno della sconfitta di Al-Shabaab, resta da inglobare nella società i potenti clan somali da 23 anni abituati a comandare e gestire le risorse naturali delle zone che controllano. Un altro problema di non facile soluzione. Giunge ora la notizia che i servizi segreti ugandesi hanno lanciato l’allarme terrorismo in Uganda. L’Intelligence possiederebbe prove inconfutabili di un piano di Al-Shabaab per attaccare istallazioni petrolifere al nord. L’Ispettore Generale della Polizia ha dato ordine di rafforzare la presenza dei reparti anti terrorismo nella regione del Lago Alberto già difesa dai reparti speciali “Black Mamba” controllati dal figlio del Presidente: il Generale Muhoozi.

Sussistono sospetti sulla veridicità della notizia. Secondo alcuni esperti della Università della Makerere il rafforzamento della polizia non sarebbe dovuto al tentativo di sventare ipotetici attacchi terroristici ma per controllare la rabbia popolare di 7.118 residenti che rifiutano le compensazioni offerte dal Governo per l’esproprio dei loro terreni su cui sorgerà la raffineria regionale. Come negli Stati Uniti e in Europa il terrorismo rischia di giustificare misure repressive contro i cittadini. 

 

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