sabato, Ottobre 23

Africa Occidentale: radicalizzazione islamica

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Il recente allarme, diffuso dal quotidiano tedesco ‘Bild‘ e da alcune testate italiane, sul rischio di azioni terroristiche sulle spiagge italiane, francesi e spagnole, perpetrate da jihadisti operanti sotto copertura di venditori ambulanti, immediatamente seguita da smentite a raffica da parte sia italiana che tedesca, merita uno sguardo a quanto c’è dietro a questa catalogata come ‘bufala’. La fonte della notizia è un esponente della Polizia locale senegalese, Seck Pouye, fonte per nulla autorevole:  un attacco terroristico sulle spiagge italiane è piuttosto improbabile, specie con i metodi descritti da questa fonte. Resta il fatto che atti simili sono plausibili in via teorica, e, soprattutto, sono espressione del processo di radicalizzazione islamica che si sta registrando nell’Africa Occidentale. 
Un crescente incremento del jihadismo islamico  -basti ricordare i fatti di gennaio in Mali piuttosto che quelli della Tunisia dello scorso anno, quando sono state colpite aree balneari ad alta densità turistica, con molti morti-  e la situazione è peggiorata dal 2014, tanto da spingere la Francia a lanciare, in quell’anno, una specifica operazione militare volta al contrasto terroristico, l’Operazione Barkhane, ancora presente nell’area del Sahel.

La Francia ha tentato di interrompere la diffusione di gruppi radicali islamici in Mali, Ciad, Burkina Faso, Mauritania e Niger, ma i successi ottenuti sono stati marginali, mentre il radicalismo si è affidato alla diffusione interna tramite la propaganda di villaggio in villaggio, creando, in questo modo, gruppi stanziali di zona, senza necessità di flussi di persone e materiali ingenti.

Dal 1° agosto 2014, Parigi, ha perso sette uomini in questa operazione, catturandone tra le forze jihadiste 60 e uccidendone almeno 67, con azioni di combattimento rivolte contro tre attori principali, tutti affiliati a livelli differenti allo Stato Islamico: AQIM, ossia Al-Qaeda in Islamic Magreb, Al- Mourabitoun, confluita nella prima nel 2015; e infine Ansar Dine.
AQIM è responsabile dell’attacco in Mali a Bamako nel 2015 e in Burkina Faso, allo Splendid Hotel, nel 2016: si suppone sia, al momento, la maggior responsabile della radicalizzazione islamica nelle Nazioni dell’Africa Occidentale. I due attacchi citati sono stati condotti con ferocia e apparentemente con poca o nessuna resistenza, nessun apparato difensivo attivato se non ad attacco avvenuto. In totale i due eventi hanno registrato circa 50 morti, in maggioranza cittadini stranieri. AQIM sembra sia in conflitto con ISIS, ma il conflitto è ideologico, dal punto di vista della capacità di radicalizzazione cambia ben poco.

L’espansione del terrorismo nella parte occidentale del continente africano, quindi, è confermata, tanto che si ipotizza che questi attacchi fossero anche avvertimenti, in special modo rivolti al nuovo Governo del Burkina Faso, finalizzati ad ammonire sul fatto che AQIM fosse ancora attiva, presente e mirasse proprio all’espansione.

Già dopo il primo attacco in Mali, il Senegal decise di rinforzare il dispositivo di sicurezza, in particolare impose alle strutture alberghiere un maggiore livello di sicurezza, pena la chiusura degli stessi (seconda settimana di gennaio, 2016). Il Governo di Dakar ha anche avviato controlli e operazioni di Polizia, che hanno portato alla detenzione di circa 900 persone. Questi arresti parrebbe avessero attinenza con inchieste legate al terrorismo, evidenziando, peraltro, una situazione di criminalità diffusa, in cui è facilissimo innestare il seme della radicalizzazione: le fasce più povere di popolazione, infatti, sono i target principali, perché mosse da rabbia sociale scatenata dalle migliori condizioni di vita di altre popolazioni. Inoltre, il terrorismo vive anche sui traffici della criminalità, permettendo facili spostamenti di armi e denaro tramite queste reti già sviluppate e molto difficili  -di primo acchito-  da collegare ai gruppi islamici radicali.

Si ha certezza della presenza radicale in Senegal già dal novembre 2015, quando quattro Imam radicali furono arrestati e poi espulsi. Tuttavia, negli ultimi mesi si sono incrementati i segnali dell’adesione di un numero crescente di persone aderenti al jihad, le quali non disdegnano di pubblicare sui propri profili social una sensibile quantità di materiale propagandistico proveniente da Siria e Libia: questi documenti ci dicono che la radicalizzazione è certa e in costante aumento. L’attività sui social, peraltro, mostra che l’azione di propaganda è un messaggio diretto a chi intenda unirsi alla causa jihadista islamica.
A tal proposito, sono di particolare interesse alcuni profili sui social. Il primo è quello di Sadio Gassama, che da studente in medicina si è trasformato in perfetto jihadista nel giro di pochi mesi, tanto da far restare allibiti i propri compagni di corso, che lo definivano certamente credente e pio, ma non fino al punto da aderire alla causa jihadista.
Su altri profili, invece, sono apparse foto di un predicatore, apparentemente già conosciute dal novembre 2015, Abou Hatem, un leader spirituale che siede su una carrozzella e arringa un certo numero di fedeli attraverso un microfono: una foto che fa molta presa, data la posizione del predicatore, il quale mostra chiaramente che chiunque può partecipare al jihad, anche chi è invalido può avere una posizione di grande importanza e responsabilità.

Un giornalista senegalese, che tiene sotto controllo parecchi social media, ha notato un chiaro incremento della propaganda su questi canali ed è riuscito individuare almeno una dozzina di probabili combattenti che stanno diffondendo documenti di propaganda al fine di fare proseliti sulla rete. Addirittura tramite un report molto ben scritto riguardo la battaglia di Sidra, narrata con immagini vivide e sensazionalistiche, infarcite di retorica religiosa.

Come per Sadio Gassama, questi nuovi terroristi non sono esponenti delle fasce sociali più povere o ignoranti della popolazione, ma, anzi, sono spesso laureati o prima di aderire al jihad rivestivano posizioni influenti nella società, alcuni sono insegnanti: questo rende molto più pericoloso il terrorismo, in quanto queste persone si portano dietro le loro conoscenze e le mettono a disposizione del jihad.

I nuovi jihadisti dell’Africa Occidentale hanno un minimo comun denominatore: non si sentono inseriti all’interno della società a loro ideale, diventano ‘cani sciolti’. Sadio Gassama ha affermato in una intervista di aver programmato un attentato, di sua spontanea volontà (ossia senza comando esterno) a Dakar, prima di essere contattato dallo Stato Islamico per unirsi al jihad.

In Mauritania diverse scuole coraniche sono state chiuse per motivi di sicurezza, mentre in Mali, dove la radicalizzazione sta divenendo realtà quotidiana, sono stati effettuati controlli nelle moschee e in molte ONG.

 

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