sabato, Settembre 25

Africa occidentale: l’Eco può aspettare La Economic Community of West African States (ECOWAS), ha deciso il rinvio dell'unione monetaria e valutaria e del lancio della moneta unica, l'Eco. Troppi gli ostacoli alla convergenza macroeconomica tra i 15 Paesi della comunità

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La Economic Community of West African States(ECOWAS), Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, composta da 15 Paesi (Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, Togo), ha deciso il rinvio dell’unione monetaria e valutaria e del lancio della moneta unica, l’Eco, che avrebbe dovuto avvenire entro il 2020. Le motivazioni risiedono negli ostacoli alla convergenza macroeconomica tra i Paesi, e nei problemi e ritardi causati dalla pandemia di COVID-19.
L’attuazione è ora provvisoriamente fissata per il 2027.
Due tra i massimi esperti di economia e Africa, studiosi del Brookings Institution, Eswar Prasad e Vera Songwe, hanno condotto approfondite ricerche sul tema, realizzato svariati interventi, e scritto un libro ambizioso sull’agenda dell’integrazione regionale nell’Africa occidentale e il ruolo di una moneta unica in cui considerano importanti questioni relative a come l’ECOWAS potrebbe raggiungere un maggiore commercio e integrazione finanziaria, con o senza unione monetaria.

Gli autori delineano i fattori che la teoria convenzionale considera critici per una ‘optimal currency area’ (OCA), ‘area valutaria ottimale’, confrontano questi fattori con i dati concludendo essenzialmente che «ECOWAS non è uguale a un OCA».
Anche l’Europa non ha soddisfatto le condizioni ideali per l’OCA quando l’Unione Europea (UE) ha intrapreso il suo esperimento di unione monetaria. Prasad e Songwe delineano sia i potenziali benefici che i costi significativi dell’integrazione monetaria. Mettono in evidenza come le differenze nella struttura economica e nella convergenza macroeconomica possono e potrebbero scoraggiare il progetto di moneta comune ECOWAS e come sia necessario un forte quadro istituzionale, soprattutto in termini di sviluppo del mercato finanziario regionale e legislazione unificata.

Un’unione monetaria per la regione rimane un’aspirazione con una miriade di potenziali benefici, affermano gli studiosi. «Un’unione monetaria ECOWAS potrebbe migliorare i flussi commerciali e di investimento nella regione, apportare maggiore disciplina alle politiche macroeconomiche e strutturali dei Paesi membrie rafforzare la stabilità contro gli shock esterni. Un’unione monetaria con una banca centrale forte avrebbe potuto aiutare la regione a superare meglio i dannosi effetti economici della pandemia di COVID-19. Potrebbe anche fungere da ancora per le aspettative di inflazione all’interno dell’area e da catalizzatore per riforme benefiche del mercato del lavoro e dei prodotti. Inoltre, un’unione monetaria può esercitare una disciplina esterna sulle politiche fiscali».

Il desiderio di un’unione monetaria esprime anche il profondo desiderio di una maggiore integrazione economica tra i Paesi della regione e, in effetti, per il continente nel suo insieme, come dimostra l’avvento dell’Africa Continental Free Trade Area (AfCFTA). «Qualunque sia la tempistica, e forse anche l’esito, del progetto di unione monetaria,ci sono molti altri elementi di integrazione su cui questi Paesi potrebbero fare progressi, e per alcuni ci sono già dei progressi da segnalare», affermano i due studiosi.

E poi però ci sono una moltitudine di ostacoli, e il rinvio già li sta dimostrando. «Quanto più le economie sono vicine a settori quali la crescita e l’inflazione, tanto più appropriata è una politica monetaria comune. Nell’ECOWAS molte differenze presentano grandi ostacoli all’unificazione di 15 Paesi sotto una valuta comune: differenze nei loro livelli di sviluppo,dimensioni delle loro economie, popolazione e struttura economica, tra gli altri», affermano gli studiosi.

«Sei dei quindici possono essere classificati come Paesi a reddito medio (con reddito pro capite annuo di almeno 1.000 dollari, in base ai tassi di cambio di mercato); gli altri sono Paesi a basso reddito.

La disparità nelle dimensioni delle economie è enorme. La Nigeria, la più grande economia del continente, rappresenta circa il 67% del PIL dell’ECOWAS, mentre i cinque membri più piccoli insieme totalizzano meno del 2%.

Le differenze demografiche sono solo leggermente meno pronunciate.Tre Paesi, Nigeria, Ghana e Costa d’Avorio, costituiscono circa il 67% dei 350 milioni di persone nell’ECOWAS, mentre sei Paesi, ciascuno con meno di 10 milioni di persone, rappresentano insieme il 7% della popolazione dell’ECOWAS.

Le economie della regione sono strutturate in modo diverso. Ci sono esportatori di petrolio e importatori di petrolio. Molti Paesi dipendono fortemente dall’agricoltura e dalle industrie estrattive per la maggior parte del PIL e delle esportazioni, mentre alcuni hanno una componente manifatturiera.

A causa di queste differenze, la crescita del PIL e l’inflazione non si muovono contemporaneamente da un Paese all’altro. Le variazioni dei prezzi relativi delle esportazioni e delle importazioni rappresentano una quota significativa della variazione della crescita del PIL e dell’inflazione nei Paesi ECOWAS, ma questi cosiddetti shock delle ragioni di scambio non sono simmetrici nella regione. Ad esempio, l’effetto di una variazione dei prezzi del petrolio sull’esportatore di petrolio Nigeria è molto diverso dall’effetto sugli importatori di petrolio.

Queste disparità pongono importanti sfide tecniche e di governance a una valuta unificata tra i 15 Paesi. Poiché i Paesi membri hanno strutture produttive ed economiche diverse, la perdita di un meccanismo di aggiustamento, ovvero una valuta e una politica monetaria indipendenti, pone un onere significativo sulle politiche fiscali e di spesa per mantenere la stabilità. Shock come la pandemia di COVID-19, che ha messo a dura prova le economie della regione, indicano le difficoltà poste dalla perdita di uno strumento politico chiave. La Nigeria, ad esempio, ha sofferto molto più di altre per il crollo dei prezzi del petrolio nelle prime fasi della pandemia.

Inoltre, otto Paesi ECOWAS, in gran parte francofoni, sono già membri di un’unione monetaria: Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo. Questi membri della West African Economic and Monetary Union (WAEMU), Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale, condividono una politica monetaria e una valuta, il franco CFA, che è collegata all’euro. Quell’unione monetaria ha funzionato bene, in parte perché i suoi membri hanno una struttura economica simile e, poiché sono tutti piccoli, beneficiano di una banca centrale comune».

E su questo altri studiosi del medesimo centro studi sottolineano come sull’operazione moneta unica pesa la geopolitica che circonda la riforma valutaria. Al centro dell’attenzione, «le visioni e le prospettive concorrenti del blocco anglofono, guidato dalla Nigeria, e del blocco francofono, guidato dalla Costa d’Avorio. Sembrano esserci due visioni contrastanti della moneta. Ad esempio, nel gennaio 2020, la Nigeria ha criticato la decisione del dicembre 2019 del Presidente francese Emmanuel Macron, del Presidente ivoriano Alassane Ouattara e dell’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale di otto membri di sostituire il franco CFA (ancorato all’euro) con il Eco, affermando che era in conflitto con la visione più ampia dell’ECOWAS di una moneta unica in tutti i 15 Paesi dell’Africa occidentale. Sembrano esserci anche filosofie economiche in competizione tra i blocchi anglofono e francofono, con il Ghana, forse, come potenziale ponte».

I paesi dell’ECOWAS sono molto diversi rispetto a quelli WAEMU, il che pone una serie di «ostacoli tecnici, operativi e politici a un’unione monetaria ben funzionante e duratura in grado di offrire vantaggi economici alla comunità ECOWAS. Ci sono stati alcuni appelli per un’unione monetaria panafricana più ampia. Questi ostacoli sarebbero amplificati in un tale accordo perché le disparità sarebbero ancora maggiori», affermano -…… «Allo stesso tempo, va riconosciuto che i Paesi della regione ECOWAS si stanno già integrando attraverso flussi di persone, beni e servizi».


«I leader dell’ECOWAS devono decidere quale livello di unione economica è necessario per promuovere la stabilità di un’unione monetaria. Ci sono lezioni importanti sia per l’ECOWAS che per il resto dell’Africa dalle esperienze dell’area dell’euro. Gli ingenti trasferimenti fiscali netti a Paesi economicamente più deboli, in particolare durante e dopo la crisi del debito dell’area dell’euro, hanno generato un enorme stress politico ed economico che ha minacciato di lacerare l’unione monetaria. Poiché le normative bancarie differivano tra i Paesi dell’area dell’euro, i problemi del sistema finanziario in alcuni dei Paesi con spread di indebitamento elevati si sono aggiunti allo stress a livello di sistema.

La piena unione economica non è certamente essenziale per il buon funzionamento di un’unione monetaria. Ma senza una convergenza macroeconomica e un quadro istituzionale forte, un’unione parziale potrebbe generare un enorme stress. Le differenze nella crescita della produttività tra Paesi, ad esempio, potrebbero richiedere trasferimenti fiscali che a loro volta generano tensioni politiche se altri meccanismi di aggiustamento, come l’equilibrio dei flussi di capitale e lavoro, non vengono compensati. La tensione nell’area dell’euro tra economie centrali e economie sotto stress mette in evidenza questo problema.

Ci sono altre questioni che influenzano sia la forza e la sostenibilità della crescita nella regione ECOWAS sia l’equità della sua distribuzione, indipendentemente dal fatto che ci sia un’unione monetaria. Questi includono lo sviluppo e l’integrazione dei mercati finanziari regionali, in particolare per quanto riguarda i mercati dei titoli di Stato e delle obbligazioni societarie e dei mercati monetari. È importante anche rendere i servizi finanziari disponibili a più persone (inclusione finanziaria) attraverso tecnologie tradizionali e nuove, come il mobile banking. Anche la regolamentazione coordinata dei mercati finanziari, comprese le banche e gli istituti finanziari non bancari, che sono diventati più strettamente collegati nella regione, è vantaggiosa.

È necessario un solido quadro istituzionale a livello regionale. Un elemento chiave è l’uniformità della normativa sulle operazioni di conto corrente e conto capitale per favorire la più libera circolazione di beni, servizi e capitali. Un sistema di pagamento regionale che sia ben integrato con i sistemi di pagamento nazionali e globali e che velocizzi il regolamento delle transazioni transfrontaliere faciliterebbe il commercio in tutta la regione. Anche la vigilanza bancaria e la regolamentazione armonizzate che tengano conto sia dei rischi specifici dell’istituto sia dei rischi sistemici sono prioritarie.

Un meccanismo regionale efficace per la raccolta di dati macroeconomici e finanziari, insieme a una sorveglianza multilaterale che controlli le posizioni politiche dei Paesi ECOWAS, potrebbe aiutare i Paesi a mantenere una buona disciplina anche di fronte alla pressione interna per politiche più flessibili. Sarebbe utile un meccanismo di condivisione dei rischi tra i membri per far fronte a shock esterni (come shock sui prezzi delle materie prime e persino eventi unici come la pandemia di COVID-19) che colpiscono alcuni Paesi più di altri».

Prasad e Songwe non escludono, anzi, una alternativa alla moneta unica che vada in direzione di una maggiore integrazione commerciale e finanziaria regionale. «Ad esempio, i Paesi asiatici hanno una vasta gamma di accordi commerciali e finanziari, ma ciascuno mantiene l’autonomia di politica monetaria. I meccanismi regionali di condivisione del rischio come la Chiang Mai Iniziative Multilateralization, che prevede la messa in comune di riserve valutarie tra i Paesi partecipanti, hanno assunto alcune delle funzioni proposte di un’unione monetaria.

Tali accordi commerciali e finanziari regionali sarebbero vantaggiosi quanto un’unione monetaria quando si tratta di flussi commercialie una più ampia integrazione economica è una questione aperta. Ma l’esperienza dell’Europa, dove l’unione monetaria ha beneficiato i flussi commerciali e di investimento, ma ha anche alimentato tensioni economiche e politiche tra i Paesi dell’area dell’euro, mette in guardia dal muoversi frettolosamente verso un’unione monetaria. Inoltre, alla luce dell’approccio dell’Asia e dei progressi sull’AfCFTA, vale la pena considerare se una serie di accordi per promuovere il commercio e l’integrazione finanziaria sarebbe utile, e forse anche necessario, precursore di un’unione monetaria ECOWAS più duratura e resiliente».

«I leader dell’ECOWAS devono considerare attentamente i costi significativi, i problemi operativi e i rischi di transizione di un’unione monetaria. Le diverse strutture produttive ed economiche dei Paesi membri significano che la perdita di una valuta e di una politica monetaria indipendenti pone un onere significativo sulle altre politiche in ciascun Paese.

La recente esperienza dell’area dell’euro suggerisce che una zona valutaria sarebbe fortificata da un’unione economica più ampia, compresa un’unione bancaria, un sistema di regolamentazione finanziaria unificato e istituzioni armonizzate che sostengono il funzionamento dei mercati del lavoro e dei prodotti. Queste sono considerazioni a lungo termine per i leader dell’ECOWAS. Una crescita robusta e sostenibile e una diffusione più uniforme dei benefici della crescita nella regione ECOWAS richiedono anche lo sviluppo e l’integrazione dei mercati finanziari regionali e una maggiore inclusione finanziaria attraverso le tecnologie tradizionali e nuove.

Una moneta unica ECOWAS sarebbe un’impresa importante e ambiziosa, con molti potenziali vantaggi. Se i leader si impegnano a costruire politiche resilienti e quadri istituzionali in grado di creare compromessi positivi rischi-benefici, potrebbe aumentare il benessere economico e la prosperità dei Paesi ECOWAS».
Per ora l’Eco è rimandato, il cantiere resta aperto.

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