domenica, Novembre 28

Africa, nuova moneta per un nuovo domani

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A novembre del 2013 i leader di Paesi africani hanno siglato un ambizioso protocollo per l’introduzione di una valuta comune, denominata Eco e nello stesso mese 5 Paesi della Comunità Africana Orientale East African Community – EAC hanno siglato un accordo sulla formazione di un’unione monetaria entro 10 anni CEMAC. L’idea di adottare una moneta unica in Africa occidentale entro il 2020 in realtà, risale al giugno del 2007, quando i capi di Stato dei paesi della regione avevano sottoscritto una dichiarazione denominata Vision 2020. Come il Franco Cfa, l’Eco dovrebbe essere ancorata all’Euro. Questi accordi uniscono molti Paesi africani riaccendendo il vecchio sogno pananfricano e avvicinando l’Africa al modella della Comunità europea.

Eco è un nome significativo: come un urlo che si propaga nel vuoto e che alla fine viene colto se si è disposti ad ascoltarlo ed è il nome proposto per la moneta comune che la Zona monetaria dell’Africa occidentale West African Monetary Zone adotterà. Il modello di funzionamento di questa futura valuta africana sarà basato su quello dell’euro e in prospettiva futura raggrupperà sia i Paesi della zona CFA sia quelli della Zona monetaria dell’Africa occidentale. L’Istituto monetario Africa occidentale WAMI ha stabilito dieci criteri che ogni stato che entrerà a far parte del gruppo dovrà poter soddisfare per poter aderire alla valuta unica. Questi criteri sono suddivisi in quattro punti di convergenza primari e sei punti di convergenza secondari ma per ora solo il Ghana è stato in grado di soddisfare tutti  i criteri principali. Secondo il vicepresidente della Commissione dell’Ecowas, il liberiano Toga McIntosh, il percorso per giungere alla moneta unica dovrebbe prevedere un prima fase di integrazione tra i Paesi di lingua portoghese e quelli di lingua inglese e, successivamente, la piena integrazione monetaria tra questi due gruppi e l’area francofona, in cui è vigore il Franco Cfa.

All’inizio di quest’anno doveva entrare in vigore la prima parte dell’adozione della moneta ma a causa dell’emergenza Ebola e dei problemi di stabilità della Nigeria questa prima fase sta subendo dei ritardi. I primi 5 stati che dovevano iniziare questa fase sono oltre alla Nigeria: Il Ghana, la Guinea, la Sierra Leone e la Liberia. Nel 2020 sarà il turno dei membri dell’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale Union Economique et Monétaire Ouest Africaine – UEMOA : Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea – Bissau, Mali, Niger, Senegal e Tog,  i quali già condividono il Franco CFA, creando così un’unione monetaria per più di 300 milioni di persone.

Queste due fasi servono per mettere allo stesso regime i due gruppi di nazioni basati su differenti approci fiscali. Il gruppo della UEMOA sono Paesi molto disciplinati in relazione al fatto che la loro attuale valuta è ancorata con un tasso fisso all’Euro e garantita dal governo francese.Tali presupposti rendono la valuta molto stabile rispetto agli standard africani. Gli altri Stati non hanno avuto un protettore internazionale e fiscalmente sono meno preparati, ma hanno il vantaggio di aver sperimentato con le loro valute nazionali il regime di cambi flessibili e la conseguente necessità di sviluppare un’economia competitiva.

Gli economisti europei sottolineano anche altri tre aspetti problematici: il differente livello di crescita economico dei due gruppi e la diversità delle dimensioni del PIL dei Paesi che adotteranno l’Eco perché si va da una nazione come il Ghana in forte espansione a paesi come la Guinea, la Sierra Leone e la Liberia che da poco hanno riaperto le frontiere a causa dell’epidemia. Inoltre i Paesi UEMOA sono cresciuti della metà in confronto della Nigeria e del Ghana. Questo potrebbe creare degli squilibri in termini di fissazione dei cambi al momento dell’entrata nella moneta unica. Un errore nella determinazione, potrebbe costare enormi sacrifici economici alle popolazioni dello Stato coinvolto per cercare di riequilibrare il sistema.

Per esempio. La Nigeria è uno Stato con un PIL di 260 miliardi di dollari. Il PIL dell’intera zona economica dell’UEMOA è di appena 75 miliardi. La ricchezza prodotta dalla Nigeria è pertanto 3 volte e mezzo quella prodotta dai 7 Paesi dell’UEMOA uniti insieme. Una discrepanza di notevole impatto.Se aggiungiamo che un terzo del reddito nazionale nigeriano, secondo l’Ocse, deriva dai proventi relativi all’esportazione di petrolio mentre gli altri Paesi sono tutti importatori netti di Oro Nero, completiamo il quadro dell’assoluta diversità economica tra i Paesi che adotteranno l’Eco. Il maggiore rischio per la nascente moneta risiede nell’alto rischio di vulnerabilità all’attacchi speculativi. La Francia non garantirà l’Eco e questo porterà i mercati ad essere nervosi e scettici. Ogni negligenza fiscale sarà punita. Ogni instabilità potrebbe essere fatale.

Ma in Africa non è solo la parte occidentale che si sta muovendo verso la moneta unica: anche i capi di stato di Kenya, Tanzania, Uganda, Rwanda e Burundi il 30 novembre del 2013, a Kampala, hanno firmato un protocollo che li impegna a creare nei prossimi dieci anni un’unione monetaria dei Paesi dell’Est Africa (Eac). I leader di questi 5 Paesi stanno già da tempo lavorando per creare un mercato comune e una singola unione doganale. Ora scommettono sull’integrazione per aumentare gli scambi e la crescita economica dell’area.

Insomma,mentre in Europa c’è chi vuole uscire dall’euro in Africa c’è chi imita il modello europeo per sperare, un giorno, di riuscire ad adottare una moneta unica. Può essere un’occasione di crescita e di prosperità economica, secondo la realizzazione di un banale principio dove l’unione fa la forza e non il contrario.

 

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