martedì, Settembre 21

Africa: chi paga il costo della Pace?

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I tagli ai finanziamenti alle organizzazioni internazionali paventati da Donald Trump in campagna elettorale avranno un impatto anche sul budget che l’Unione Africana dedica al mantenimento della pace e della sicurezza nel Continente. E’ il rischio ponderato dal think tankInstitute for Security Studies‘, che afferma come «le crisi dell’Africa non si fermano, e proprio nel momento di maggior bisogno, i più grandi finanziatori – come gli Stati Uniti- riducono il loro supporto per le operazioni di pace sul continente».

Gli Stati africani dovranno dunque dimostrare, con i fatti, quanto sono davvero determinati a combattere per la pace nel continente: nel prossimo summit dell’Unione Africana, i Paesi membri si organizzeranno per decidere il da farsi, con la questione della sicurezza che sarà priorità assoluta nei negoziati dell’UA.

La questione non è nuova. La AMISOM (African Union Mission in Somalia), per esempio, costa quasi un miliardo di dollari all’anno e dipende necessariamente da finanziatori ‘esterni’. Già dall’assemblea nel giugno 2015, in ogni caso, si era proposto un aumento del 25% della quota dell’Unione Africana nel finanziamento del budget dedicato alle operazioni a sostegno della pace nel Continente. Sebbene difficile da sostnere, per un’area già relativamente povera, un aumento del costo sulle spalle dell’Unione darebbe anche maggior peso diplomatico ai Paesi africani in sede intercontinentale.

I vari Capi di Stato membri hanno approvato la proposta del rappresentante del Fondo per la Pace dell’Unione Africana – Donald Kaberuka – di implementare una tariffa dello 0.2% sulle importanzioni esterne dall’UA per sostenere i costi per la sicurezza. Anche una riorganizzazione delle missioni da parte dell’ONU aiuterebbe a razionalizzare costi e spese per rendere raggiungibile la quota del 25%. In totale, la somma che ci si auspica venga raggiunta per il 2020 è di 400 miliardi di dollari.

 Per il momento sono 14 gli Stati che si sono mostrati volenterosi di procedere in questa direzione. Includerne degli altri è complesso: alcuni già sono impegnati in finanziamenti simili, ma all’interno di organizzazioni diverse (la ECOWAS – la comunità economica degli stati dell’Africa Occidentale impone già delle tariffe sulle importazioni, per esempio).

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