domenica, Settembre 26

Afghanistan: tutti gli uomini dei talebani e la loro vita segreta Un gruppo di sette uomini costituirebbe il vertice dell'organizzazione. Dei loro nomi, e delle rispettive biografie, si sa poco. Tutto il poco di noto di: Haibatullah Akhundzada, Abdul Ghani Baradar, Sirajuddin Haqqani, Mohammad Yaqoob, Abdul Hakim Haqqani, Sher Mohammad Abbas Stanikzai, Zabihullah Mujahed

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Da sempre si sa molto poco della leadership dei talebani. Se ne sapeva poco quando, dal 1996 al 2001, erano alla guida dell’Afghanistan, meno ancora se ne è saputo nei 20 anni successivi, anni che hanno trascorso nell’ombra -in fuga da un nascondiglio all’altro o in prigione-, e se ne sa poco anche ora che stanno lavorando alla formazione del loro secondo governo, dopo la presa del Paese, il 15 agosto scorso. La struttura della leadership, i meccanismi e gli equilibri interni rimangono sconosciuti, e anche dei loro nomi -a parte quelli di spicco-, e delle rispettive biografie, si sa poco, in alcuni casi non si ha nemmeno la certezza che siano in vita. Una non conoscenza che tra l’altro è alla base degli ancora troppi interrogativi sul governo che sarà.

Pochi gli elementi certi. Si sa che sono sunniti e per lo più di etnia pashtun -dominante nella parte meridionale del Paese-, come il loro fondatore e primo leader del gruppo, il mullah Mohammad Omar, che dal 1994, data di fondazione del gruppo, ha vissuto così in segreto che la sua morte, nel 2013, è stata confermata solo due anni dopo da suo figlio. I senior sono combattenti mujaheddin,addestrati dagli Stati Uniti durante la Guerra Fredda per combattere contro le forze d’invasione dell’Unione Sovietica, negli anni ’80. E si sa, dopo la loro prima conferenza stampa a 48 ore dalla presa di Kabul, che stanno cercando di far passare l’immagine di un gruppo che negli anni è mutato e divenuto ‘moderato’ -promettono l’amnistia per i nemici, promettono di costruire un governo inclusivo con i vari gruppi etnici del Paese (che in tutto sono 14) e l’opposizione politica, promettono di tenere i gruppi terroristici fuori dal suolo afghano, e promettono che il Paese sarà un Emirato islamico e l’applicazione della Shariah.
Secondo le informazioni disponibili, sostanzialmente un gruppo di sette uomini costituirebbe il vertice -vertice limitatamente conosciuto- dell’organizzazione.

HAIBATULLAH AKHUNDZADA, comandante supremo
Quando un attacco di droni, nel
maggio 2016, ha ucciso l’allora capo talebano, il mullah Akhtar Mohamad Mansour, quello che era il suo vice, Haibatullah Akhundzada, è diventato il comandante supremo e il cosiddetto ‘Emiro dei credenti‘, diventando così il terzo comandante supremo dei talebani, il grado più alto dell’organizzazione. Fino ad allora, quando è scomparso alla visibilità, nei 15 anni precedenti, Akhundzada ha insegnato e predicato in una moschea a Kuchlak, una città nel sud-ovest del Pakistan.
Nato nel 1961, a Kandahar, nel sud dell’Afghanistan, dove è sorto il gruppo, è stato coinvolto nella mujahedeen -la ‘santa lotta islamica’ contro l’invasione sovietica negli anni ’80. Dopo la cacciata dei sovietici, quando l’ Afghanistan è precipitato nella guerra civile, Akhundzada è stato uno dei primi membri dei talebani, quando la milizia islamista, nel 1994, ha iniziato muovere i primi passi.
È stato a capo dei tribunali della Sharia che hanno imposto un’interpretazione fondamentalista della legge islamica durante il primo governo dei talebani, dal 1996 al 2001.
E’
più noto come leader religioso, studioso di diritto islamico, che come comandante militare, e da sempre mantiene un basso profilo. Akhunzada non si vede in pubblico da quando è diventato il capo supremo dei talebani. La sua ultima dichiarazione pubblica è arrivata a maggio in occasione dell’Eid al-Fitr, la festa che segna la fine del Ramadan.
E’ stato a lungo un entusiasta
sostenitore degli attentati suicidi. Ex giudice del tribunale militare del regime talebano, Akhundzada ha emesso molte fatwa -ordini religiosi- benedicendo gli attentatori suicidi. Suo figlio si è addestrato per diventare un attentatore suicida, con l’approvazione del padre, e a 23 anni si è fatto esplodere in un attacco nella provincia di Helmand. Un sacrificio che avrebbe innalzato il profilo di Akhundzada all’interno del movimento. È una guida spirituale e un ideologo.
Si ritiene che Akhundzada abbia vissuto gran parte della sua vita in Afghanistan, e tuttavia
mantiene stretti legami con la cosiddettaQuetta Shura‘, i leader talebani afgani che hanno sede nella città pakistana di Quetta.
E’ considerato una
figura unificante che ha mantenuto la coesione del gruppo dopo l’uccisione del suo predecessore.
In qualità di comandante supremo, Akhundzada ha il compito di sovrintendere agli affari politici,religiosi e militari dei talebani, e in questa veste viene considerato un pragmatico.
Non si sa se Akhundzada diventerà il capo del governo talebano che si sta formando -per quanto i suoi trascorsi di principale giudice della Sharia lo rendano il leader perfetto per un Emirato Islamico- o se lascerà il compito ad altri membri di vertice del gruppo. Potrebbe decidere di non assumere incarichi pubblici, e in questo caso c’è da credere che resterà la guida in ombra. Non è stato visto in pubblico per anni, per questo c’è chi non scarta l’ipotesi che potrebbe anche non essere vivo.
Il leader supremo ha tre deputati: Mawlavi Yaqoob, figlio del mullah Omar; Sirajuddin Haqqani, leader della potente rete militante Haqqani; e Abdul Ghani Baradar, che dirige l’ufficio politico dei talebani a Doha ed è uno dei membri fondatori del gruppo.

ABDUL GHANI BARADAR, vice leader
Il vice leader dei talebani è il principale volto pubblico dei talebani, e si ritiene che potrebbe guidare il governo che si sta formando.
Nato nel 1968, è stato il principale vice del mullah Mohammed Omar, fondatore dei talebani,con il quale prima ha combattuto nella stessa unità di mujahidin nella guerra contro i sovietici, poi ha co-fondato i talebani, nel 1994. E’ stato il comandante più fidato del Mullah Omar, la loro amicizia risaliva all’adolescenza. Nel novembre 2001, mentre le truppe americane erano a caccia dei talebani, avrebbe portato in motocicletta mullah Omar oltre il confine con il Pakistan. Si crede anche che abbia cercato di mediare la resa del gruppo all’allora Presidente afghano appena nominato Hamid Karzai, con il quale ora sta conducendo i colloqui per la formazione di quello che viene definito il ‘governo inclusivo’ dei talebani versione 2021. Quando quella resa fu respinta, si dedicò all’organizzazione dell’insurrezione, divenendone di fatto il fulcro. E’ stato un attore di primo piano nella Quetta Shura, dirigendo le operazioni talebane dal territorio pakistano.
Era
molto legato a Osama bin Laden.
Baradar è stato
catturato nella città portuale pakistana di Karachi nel 2010, in un’operazione congiunta con l’intelligence statunitense. Dopo tre anni in una prigione pakistana, è stato rilasciato agli arresti domiciliari nel 2013. È stato rilasciato nel 2019, dietro pressione americana, condotta da Zalmay Khalilzad -l’inviato speciale degli Stati Uniti per l’Afghanistan- in modo da poter negoziare l’accordo di pace poi concluso con l’Amministrazione Trump nel 2020. E’ stato, infatti, il principale negoziatore dei talebani a Doha. Nel corso dei negoziati ha sviluppato una relazione molto buona con l’inviato americano ai colloqui di pace, Khalilzad, il che potrebbe far ritenere che sia, e possa restare in futuro, l’uomo di collegamento e di dialogo degli americani -attraverso Khalilzad- con i talebani e il loro futuro governo. Nel 2020, Baradar è stato il primo leader talebano a parlare direttamente con un Presidente degli Stati Uniti, una conversazione telefonica con Donald Trump.
Fino al suo arresto, Baradar aveva guidato le operazioni militari del movimento, e sotto la sua guida le unità erano note per il loro abile uso delle tattiche di guerriglia. Uomo dal ‘
contegno pacifico‘,ha approvato tutti gli attentati suicidi.
Baradar,
dopo il rilascio, ha vissuto a Doha, in Qatar, dove i talebani hanno un ufficio politico, che lui dal 2019 ha diretto, fino al suo ritorno in Afghanistan, a poche ore dalla conquista del Paese, nella città meridionale di Kandahar, luogo di nascita del gruppo, per un benvenuto da eroe, con migliaia di combattenti e residenti che lo salutavano con acclamazioni, fuochi d’artificio e raffiche di mitra.
Dopo che i talebani hanno preso Kabul, il 15 agosto, è stato Baradar a pronunciare il discorso della vittoria da Doha. «
Non c’era nessuna aspettativa che avremmo ottenuto la vittoria in questa guerra», ha detto, esortando i suoi combattenti ad «essere umili davanti a Dio» e non «agire con arroganza». Ora, ha detto, «verrà mostrato come possiamo servire la nostra Nazione. Possiamo assicurare che la nostra Nazione abbia una vita pacifica e un futuro migliore».
Come leader diplomatico dei talebani, ha firmato l’accordo di pace con l’Amministrazione Trump nel febbraio 2020, quello che ha stabilito la tabella di marcia per il ritiro delle forze statunitensi e della NATO dall’Afghanistan. Ha anche incontrato il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, all’inizio di questo mese a Tianjin, e di fatto gestisce le relazioni diplomatiche del gruppo, avendo un grado di influenza pari a quella di Akhundzada.


SIRAJUDDIN HAQQANI, leader della rete Haqqani e secondo vice leader talebano
Leader della rete terroristica che porta il suo cognome -Haqqani- in Pakistan e nell’Afghanistan orientale, Sirajuddin Haqqani, 48 anni, è diventato il secondo vice leader talebano dopo la fusione dei gruppi. Figlio di una leggendaria figura di mujahidin, ha guidato gran parte dei recenti sforzi militari.
La rete Haqqani è stata fondata dal padre di Sirajuddin, Jalaluddin, negli anni ’80, e risale alla guerra contro li sovietici. Si sono aggregati ai talebani nel 1995, e si sono integrati sempre più nella guerra dei talebani contro gli Stati Uniti e i loro alleati dal 2001, durante la quale hanno ripreso la strategia di guerriglia asimmetrica adottata contro i sovietici. Sirajuddin è diventato il capo della rete Haqqani dopo la morte di Jalaluddin, nel 2018. È nella lista dell’FBI dei sospetti più ricercati, descritto come ‘armato e pericoloso’. Il gruppo jihadista è stato accusato di una serie di attacchi terroristici in Afghanistan, incluso il micidiale attacco del 2008 al Serena Hotel a Kabul, per il quale Sirajuddin Haqqani ha ammesso la responsabilità. Al gruppo di Sirajuddin sono stati attribuiti alcuni degli attacchi più violenti avvenuti in Afghanistan contro le forze afgane e i loro alleati occidentali negli ultimi anni. La rete Haqqani è attualmente uno dei gruppi militanti più potenti e temuti della regione.
Si ritiene che Sirajuddin Haqqani si sposti tra l’Afghanistan e il Pakistan e si dice che sovrintenda alle finanze e alle risorse militari nei due Paesi.
Suo fratello, anche lui un leader chiave dei talebani, è stato catturato dalle forze statunitensi in Bahrain nel 2014 e trasferito nella prigione di Bagram, prima di essere rilasciato in uno scambio di prigionieri quattro anni dopo.
Sovrintende a una vasta rete di combattenti,scuole religiose e imprese con forti legami con i Paesi arabi del Golfo da una base nelle aree tribali del Pakistan. Conosciuta per i suoi stretti legami con i servizi segreti pakistani, la rete Haqqani è diventata l’oppositore più accanito della presenza statunitense in Afghanistan, responsabile della presa in ostaggio di americani, di complessi attacchi suicidi e omicidi mirati.
Haqqani e la sua rete hanno anche alcuni dei legami più forti e longevi con Al Qaeda. Dalla loro roccaforte al confine con il Pakistan, hanno aiutato il leader di Qaeda, Osama bin Laden, a fuggire dal suo quartier generale a Tora Bora dopo l’invasione americana nel 2001. Sirajuddin Haqqani è l’uomo di collegamento tra i talebani e al-Qaeda.
Il fratello minore, Anas Haqqani, ha fatto parte della delegazione che ha negoziato a Doha e scorsa settimana è stato a Kabul per incontri con l’ex Presidente Hamid Karzai.

MOHAMMAD YAQOOB, figlio del fondatore

Yaqoob è il figlio del fondatore dei talebani, mullah Omar. Sovrintende alle operazioni militari del gruppo insieme a Sirajuddin Haqqani. È stato proposto come leader generale del movimento durante varie lotte per la successione, ma lui ha proposto Akhundzada, nel 2016, perché sentiva che gli mancava l’esperienza sul campo di battaglia ed era troppo giovane. Di lui si conoscono pochi dettagli. Si ritiene che abbia poco più di 30 anni e che abbia studiato in un seminario in Pakistan e che ora viva in Afghanistan. E’ considerato meno dogmatico del padre.

ABDUL HAKIM HAQQANI, massimo negoziatore

Si ritiene sia nato a Mawlawi Khudaidad nel 1967, nel villaggio di Band-i-Taimur del distretto di Maiwand, provincia di Kandahar. Ritenuto vicino al comandante supremo Akhunzada, Haqqani,dal settembre 2020, è a capo della squadra negoziale dei talebani incaricata dei colloqui di pace con l’ex governo appoggiato dagli Stati Uniti.
Secondo quanto riferito, dirigeva una madrassa -una scuola religiosa islamica- a Quetta, da dove supervisionava anche la magistratura dei talebani.
Ex capo della giustizia ombra dei talebani, dirige il potente consiglio di studiosi religiosi dei talebani.

SHER MOHAMMAD ABBAS STANIKZAI,diplomatico chiave

Nato nel 1963, nel distretto di Baraki Barak della provincia di Logar in Afghanistan, Stanikzai, dopo aver conseguito un master in scienze politiche, ha successivamente studiato presso la prestigiosa l’Accademia militare indiana di Dehradun, che negli anni ’70 è stata coinvolta nell’addestramento di ufficiali dell’esercito afghano. I suoi compagni di corso lo chiamavano ‘Sheru’. Dopo aver servito l’esercito afghano e aver combattuto la guerra sovietico-afghana, nel 1996 ha lasciato le forze combattenti e si è unito ai talebani.

A differenza di molti dei leader del gruppo, Stanikzai parla un inglese fluente e ha viaggiato molto all’estero come vice-Ministro degli Esteri quando i talebani erano al governo. Nel 1996, ha visitato Washington in una missione fallita per convincere l’Amministrazione Clinton a riconoscere il governo dei talebani. Ha anche guidato delegazioni in Cina per incontrare funzionari governativi. Divenne il più importante negoziatore dei talebani negli anni che seguirono: le sue capacità di lingua inglese e il suo background militare si dimostrarono preziosi.
Le sue fortune sono cambiate intorno al 1998, quando si è scontrato con la leadership dei talebani, probabilmente a causa dell’abuso di potere e del suo atteggiamento lassista nei confronti dell’alcol. Ma i suoi collegamenti con l’intelligence militare pakistana, che esercitava il potere sui talebani, lo hanno aiutato a vederlo di nuovo nel bel mezzo degli eventi.
Dopo che il gruppo ha stabilito il suo ufficio politico a Doha, nel 2012, dove erano di stanza i suoi alti leader, ha diretto e guidato i negoziati per conto dei talebani fino a quando Abdul Ghani Baradar, co-fondatore dei talebani ne ha preso la guida, Stanikzai, tuttavia, rimane un negoziatore chiave. Ha anche agito come vice negoziatore per Abdul Hakim Haqqani, capo della squadra negoziale dei talebani, sui colloqui con i funzionari del governo afghano.
Ha vissuto a Doha per quasi un decennio. Ha preso parte ai negoziati con il governo afghano e ha rappresentato i talebani in viaggi diplomatici in diversi Paesi.
Al momento, Stanikzai è uno dei sette uomini più influenti dell’organizzazione, e, in forza della sua storia e del suo background, potrebbe essere l’uomo di collegamento tra i talebani e l’India.

ZABIHULLAH MUJAHED, portavoce principale
È portavoce del gruppo dal 2007. Durante gli ultimi 20 anni ha comunicato con i giornalisti solo via telefono o tramite messaggi di testo. L’interazione con i media il 17 agosto è stata la prima volta che è stato visto in pubblico.

Viene ritenuto probabile che svolgerà un ruolo significativo nel trasmettere il messaggio del gruppo alla comunità internazionale.
Di se ha detto, nel 2008, di essere un uomo di mezza età che vive in Afghanistan, sposato con diversi figli. Ha anche detto di avere un master in studi religiosi, e di aver ricoperto un incarico di basso livello presso il Ministero della Cultura e dell’Informazione nel primo governo talebano, e che in seguito, prima di essere nominato portavoce, ha combattuto a fianco degli insorti.
A partire dal 2011, l’esercito americano ha messo in circolazione la teoria che Mujahid non era un singolo individuo, bensì che quel nome è stato utilizzato da più portavoce talebani. Molti dei giornalisti che hanno avuto negli anni contatti con questa ‘identità’ hanno smentito la teoria sostenendo invece di aver riconosciuto la sua voce e di aver comunicato con la stessa persona per diversi anni.

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