venerdì, Settembre 17

Afghanistan, talebani all'offensiva field_506ffb1d3dbe2

0
1 2 3 4 5 6


Mali – Le file di Al-Qaeda si ingrossano. Sebbene i media africani ne diano notizia solo oggi, il 10 dicembre scorso il gruppo terroristico Al-Mourabitoune – che ha rivendicato l’attacco all’hotel Radisson di Bamako, in Mali, del 20 novembre scorso, assieme al Fronte di liberazione del Macina – ha dichiarato di essersi alleato ad Al-Qaeda, e di essere intenzionato a guidare nuovi attacchi in Mali nelle prossime settimane.

Fonti di stampa africane riferiscono inoltre che il leader del gruppo, l’algerino Mokhtar Belmokhtar, dalla Libia- dove aveva da due anni un suo feudo- si è traferito nel nord del Mali per coordinare meglio il gruppo in vista dei suoi nuovi piani, riorganizzandone anche i quadri.
Si teme infatti che gli attacchi possano allontanare gli investitori e le aziende straniere, molto numerose nel Paese, e principale obiettivo dei terroristi che vogliono distruggerne fondamenta politiche ed economiche, isolandolo dall’Occidente.

Sud Sudan – Una delegazione di ribelli del Sud Sudan si è recata ieri a Juba, la capitale, per prendere parte ai negoziati dell’accordo che ponga fine alla guerra civile che da due anni sta devastando il Paese, e che ha già provocato decine di migliaia di morti.
Come riferisce Africa Review, lo scopo dell’incontro è la creazione di un governo di transizione che riunisca le forze politiche in campo, fatta eccezione per il leader Riek Machar e altri suoi alleati: come ricorda Ar, lui e il presidente Salva Kiir si sono scambiati reciproche accuse sul fallimento del processo di pace previsto dall’accordo del 26 agosto scorso, secondo il quale un nuovo governo di coalizione avrebbe dovuto essere formato entro 90 giorni. Kiir e Machar si attribuiscono inoltre la responsabilità di massacri etnici, stupri, reclutamento di bambini-soldato e trasferimenti forzati della popolazione sempre nel quadro della pulizia etnica.
La scadenza è tuttavia passata, e di questo governo non vi è ancora traccia. Gli scontri intanto proseguono, coinvolgendo sempre più fazioni opposte che a tale accordo non prestano grande attenzione. La crisi umanitaria che ne è derivata ha prodotto 2,3 milioni di sfollati, mentre 4,6 subiscono gli effetti di una grave crisi alimentare, cosi’ come riporta l’Onu, che ha gia’ lanciato l’allarme per l’elevato rischio di una carestia.

Zimbabwe – In Zimbabwe lo yuan cinese diventerà valuta legale, dopo che Pechino ha confermato la cancellazione del debito di 40 milioni di dollari del Paese africano. La Cina ha fatto sapere che «stanno cancellando i debiti che stanno maturando quest’anno», ha detto il ministro delle Finanze di Harare, Patrick Chinamasa, in un comunicato, annunciando che per il suo Paese lo yuan cinese diventerà valuta legale, così da incrementare il commercio con Pechino. Nel 2009, a causa dell’elevata inflazione, lo Zimbabwe ha abbandonato il suo dollaro e da allora ha iniziato ad utilizzare una serie di valute estere, tra cui il dollaro americano ed il rand sudafricano. Successivamente è stato aggiunto anche lo yuan, ma il suo utilizzo non era ancora stato approvato per le transazioni pubbliche.

Cina – L’avvocato dissidente cinese Pu Zhiqiang è stato condannato a tre anni di carcere con sospensione della pena per alcuni commenti pubblicati online. Un tribunale locale ha ritenuto Pu, che rischiava fino ad un massimo di otto anni, colpevole di «incitamento all’odio etnico». In occasione della lettura della sentenza, come riferito dai media locali, l’avvocato per i diritti umani si sarebbe scusato e avrebbe accettato il verdetto. Dopo avere trascorso più di 18 mesi in custodia, ha fatto sapere il suo legale Shang Baojun, Pu dovrebbe essere presto rilasciato e trascorrere i prossimi dieci giorni in un luogo designato dal tribunale. L’avvocato potrebbe anche presentare ricorso, ma, ha precisato Shang all’agenzia Dpa, non lo farà. Per restare fuori dal carcere, ha sottolineato il legale, Pu dovrà rispettare cinque restrizioni: non potrà esercitare la professione, se vorrà lasciare Pechino nei prossimi tre anni dovrà avvertire la polizia, dovrà riferire abitualmente ad un addetto alla sorveglianza, non potrà parlare con i media e, infine, dovrà presentarsi ad una stazione di polizia con regolarità.

Filippine – L’Unione europea e le Filippine hanno oggi avviato i negoziati per la definizione di un accordo di libero scambio (Als). L’Accordo consentirà l’eliminazione dei dazi doganali e di altri ostacoli al commercio, ai servizi e agli investimenti, l’accesso ai mercati degli appalti pubblici nonché altre discipline nel settore della concorrenza e della protezione dei diritti di proprietà intellettuale. E’ stato inoltre precisato che, nell’ambito dell’implementazione di questo piano sarà garantito spazio alla protezione ambientale e allo sviluppo sociale. La prima tornata dei negoziati si svolgerà entro i primi 6 mesi del 2016.
Le Filippine sono la quinta economia della regione, e il secondo mercato più grande dell’Asean, l’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico, di cui è membro. L’Ue nel 2014 ha esportato verso le Filippine merci per un valore di 6,8 miliardi, mentre le importazioni dalle Filippine hanno toccato quota 5,7 miliardi. Per questo le Filippine di attestano al sesto posto tra i maggiori partner connerciali dell’Unione.

Panama – La Corte suprema ha ordinato la custodia cautelare dell’ex presidente Ricardo Martinelli per avere intercettato illegalmente comunicazioni di politici dell’opposizione, imprenditori e giornalisti panamensi. Dopo una riunione di sei ore, nella notte i giudici hanno emesso il provvedimento nei confronti del deputato del Parlamento Centroamericano (Parlacen). Da alcuni mesi Martinelli, che ritiene di essere oggetto di una persecuzione politica ordita dal presidente panamense Juan Carlos Varela, si trova a Miami. L’avvocato Angel Alvarez ha quindi chiesto che venga annullato il passaporto dell’ex presidente e venga applicato il trattato di estradizione con gli Stati Uniti. Tuttavia, da parte sua, Carlos Carrillo, legale di Martinelli, sostiene che ci siano delle incorrettezze nel meccanismo di notifica al suo cliente.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->