martedì, Settembre 21

Afghanistan, talebani all'offensiva field_506ffb1d3dbe2

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Iraq – Le forze governative irachene stanno avanzando verso il centro di Ramadi, città dell’Iraq centrale nonché capoluogo della provincia di Anbar controllata dai jihadisti del sedicente Stato islamico (Is). Lo ha annunciato il portavoce dell’Antiterrorismo iracheno, Sabah al-Numani, citato dalla Bbc. Al-Numani ha spiegato che le truppe regolari, con il sostegno delle milizie alleate e dei raid aerei della coalizione internazionale, stanno liberando alcuni quartieri residenziali della città. Secondo il portavoce, le forze governative ora stanno dirigendosi verso la sede principale del Governo locale. Ramadi, situata 90 km a ovest di Baghdad, è da maggio nelle mani dell’Is. Ieri lo Stato Maggiore delle Forze Armate irachene ha annunciato un’imminente offensiva per riprendere il controllo della città. Sempre ieri, il generale iracheno Jamal al-Dulaimi ha riferito dell’inizio di un’operazione delle forze di sicurezza per liberare la zona di al-Buthiab, a nord di Ramadi.

Iraq/Turchia – Il sostegno militare della Turchia all’Iraq, basato sull’addestramento e sull’equipaggiamento delle truppe, continuerà finché Mosul sarà liberata dal sedicente Stato islamico (Is). Lo ha sottolineato il primo ministro turco, Ahmet Davutoglu, intervenendo davanti ai parlamentari dell’Akp, il partito di cui fa parte e al potere nel Paese, sulla questione dei militari turchi nella base di Bashiqa. «La Turchia fa parte della coalizione guidata dagli Usa contro l’Is e continuerà a partecipare alle operazioni anti-terrorismo», ha dichiarato Davutoglu. Il dispiegamento a inizio dicembre di nuove truppe turche nella base di Bashiqa, vicino Mosul, nel nord dell’Iraq, ha aperto una crisi tra Baghdad e Ankara. Da settimane il Governo iracheno chiede il «ritiro completo» dei sovrani. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha replicato sostenendo che la reazione di Baghdad è un esempio di «ipocrisia». Secondo Ankara, le sue truppe che si trovano in Iraq nell’ambito di un programma di addestramento delle forze anti-Is.

Libia – A pochi giorni dall’accordo in Marocco che dovrebbe portare alla nascita di un Governo di unità nazionale in Libia, il sedicente Stato islamicoha annunciato con un video la creazione di una forza di polizia a Sirte, la città che diede i natali al defunto colonnello Muammar Gheddafi e oggi sua roccaforte. Secondo quanto riferito dal sito di Libya Herald, la formazione jihadista ha diffuso un video che si apre con le immagini dei ‘poliziottì dell’Is, tutti allineati nelle loro uniformi blu davanti a una fila di pick up nuovi di zecca. Nelle mani la maggior parte stringe un kalashnikov, mentre i loro volti sono coperti da passamontagna. Il loro leader parla con un accento che, secondo il sito, rivela la sua origine tunisina. Le immagini successive mostrano gli ‘agentì armati impegnati in operazioni di pattugliamento, mentre ricevono un gesto di apprezzamento da uno dei pochi uomini che gira per le strade di Sirte. È da giugno che l’Is ha rivendicato il controllo di Sirte, città situata circa 430 chilometri a est di Tripoli. Ieri il portale libico di notizie ‘al-Wasat’, citando testimoni oculari, ha riferito che aerei militari di nazionalità sconosciuta hanno sorvolato a bassa quota zone in mano ai jihadisti nei pressi della città. Secondo un rapporto Onu, l’Is può contare su al massimo 3mila miliziani in Libia, la metà dei quali solo a Sirte.
I sindaci di 24 comuni libici hanno sottoscritto a Tunisi l’accordo per la formazione di un Governo di unità nazionale proposto dalle Nazioni Unite (quello di Skhirat, in Marocco). Particolarmente soddisfatto di questo risultato l’inviato speciale dell’Onu per la Libia Martin Kobler, che ha dichiarato alla stampa dopo la riunione di Tunisi-Gammarth «sono molto felice che ci siano 24 firme dei sindaci sull’accordo di unità nazionale. È un buon segno». Tra le città firmatarie quelle di Sabratha, Zintan, Al-Baida, Misurata. «La gente vuole acqua potabile, elettricità ed un governo in grado di fornirgliele», ha affermato Kobler. «Questo è il motivo per cui ho chiesto ai sindaci di tornare nelle loro città e dire ai loro cittadini di sostenere l’accordo, al fine di avere elettricità, acqua, ospedali e scuole funzionanti», ha concluso Kobler, ricordando che la porta per chi volesse firmare l’accordo rimane sempre aperta. Diplomazia per la Libia al lavoro a Tunisi ieri, dove il presidente della Repubblica tunisino, Bèji Cad Essebsi, ha ricevuto il premier libico Faez Sarraj. Nel corso dei colloqui, Sarraj ha espresso la sua gratitudine alla Tunisia per il sostegno che ha presentato ai diversi protagonisti libici e per il suo ruolo nel raggiungimento di un accorso sul governo di unità nazionale in Libia. Sarraj ha anche sottolineato al capo dello stato tunisino l’importanza di costruire una solida cooperazione tra i due paesi in vari settori.

Israele – Candelotti lacrimogeni sono stati lanciati dentro una casa del villaggio palestinese di Beitilu vicino Ramallah in Cisgiordania. Lo dice la polizia israeliana che definisce l’atto «un crimine nazionalistico ebraico». All’interno dell’abitazione c’era una coppia di coniugi palestinesi con un bebè, rimasti indenni.
Secondo la polizia israeliana, l’attacco è avvenuto verso le 3 di mattina, quando la famiglia palestinese era immersa nel sonno. I membri della famiglia sono riusciti a mettersi in salvo. Su un muro esterno è stata trovata una scritta in ebraico: «Vendetta. Saluti dai Prigionieri di Sion». Si tratta di un riferimento ad alcuni estremisti di destra che da settimane sono oggetto di serrati interrogatori dello Shin Bet perchè sospettati di essere coinvolti nell’attacco ad un’altra casa, a Duma, nel cui incendio morirono a luglio una coppia di palestinesi e un loro figlioletto. Negli ultimi giorni gruppi di estrema destra sono stati protagonisti di dimostrazioni violente a Gerusalemme e di scontri con la polizia. Fra l’altro hanno cercato di dare l’assalto alla casa del capo dello Shin Bet, Yoram Cohen, e hanno minacciato un giudice che è adesso protetto da una scorta dei servizi segreti.
«Abbiamo di fronte un terrorismo condotto da persone che nemmeno riconoscono lo Stato di Israele, che vogliono innescare un conflitto apocalittico»: lo ha detto il ministro dell’istruzione Naftali Bennett, leader del partito nazionalista Focolare ebraico, commentando l’attacco di Beitilu. «Dobbiamo ricorrere al pugno di ferro per impedire un’altra Duma»: ossia altri attacchi di ultrà ebrei come quello che a luglio causò la morte di tre membri di una famiglia palestinese.

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