venerdì, Settembre 17

Afghanistan, talebani all'offensiva field_506ffb1d3dbe2

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Spetta ora a re Felipe VI cercare di spingere il Paese verso una uscita alla crisi, pilotando le trattative. Se non ce la farà, si tornerà alle urne in primavera. Il 13 gennaio si costituisce il nuovo parlamento e verso la fine del mese dovrebbe esserci un voto di investitura sul candidato premier. Se Rajoy non ce la farà, Felipe VI potrebbe designare un altro candidato, forse il socialista Sanchez, che potrebbe tentare di formare un Governo con Podemos e Izquierda Unida (2 seggi), con l’appoggio dei sei nazionalisti baschi o dei 17 indipendentisti catalani, o l’astensione di Ciudadanos. Ma il partito di Albert Rivera ha detto che non vuole Podemos al Governo. Diversi baroni socialisti hanno chiesto che il Psoe resti all’opposizione e non si allei con Iglesias. Dopo due mesi, senza un premier, il ritorno alle urne sarebbe automatico. Il Pp ieri non ha escluso anche una possibile ‘grosse-koalition’ con il Psoe, ma i socialisti per ora non vogliono sentirne parlare. Certo il clima è ancora caldo, dopo la dura campagna delle politiche. Le posizioni potrebbero ammorbidirsi nelle prossime settimane di trattative. Che si annunciano complicate, con possibili sorprese. Se non sarà possibile ottenere l’appoggio di Ciudadanos o del Psoe, si ipotizza, Rajoy potrebbe fare un passo indietro e cedere il posto alla vicepremier Soraya de Satamaria. Protagonista del dopo voto è stato ieri il leader di Podemos Pablo Iglesias. È tempo di «compromiso historico» per cambiare il sistema e la costituzione, fra ‘vecchì e ‘nuovì partiti, ha detto il professore con il codino e di un nuovo «processo di transizione», dopo quello vissuto fra franchismo e democrazia. Iglesias ha fissato cinque richieste irrinunciabili di modifica della costituzione: referendum sull’indipendenza della Catalogna, riforma elettorale, ‘blindaturà dei diritti sociali e dell’indipendenza della giustizia, fine degli scivoli fra Governo e grandi imprese. «È nata la nuova Spagna» ha proclamato, e il Paese ha bisogno di ‘statistì. Ma se si deve tornare al voto Podemos «è pronto», sicuro di crescere ancora.
I politici spagnoli devono muoversi ora in uno «scenario diabolico», dopo il risultato delle politiche di domenica che hanno eletto un parlamento frammentato, senza maggioranza, per uscire dalla crisi, scrive oggi El Pais. Dopo i veti incrociati espressi ieri dai principali partiti, un accordo che garantisca la governabilità del Paese è possibile solo se qualche leader rinuncia almeno in parte alle ‘linee rosse’ tracciate dopo il voto, rileva il quotidiano.

Migranti – Ha superato quota 1 milione il numero di migranti e rifugiati entrati in Europa nel 2015. Lo riferisce l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), spiegando che gli arrivi si sono quadruplicati rispetto al 2014. Si tratta di ingressi avvenuti attraverso sei Paesi dell’Ue: Grecia, Bulgaria, Italia, Spagna, Malta e Cipro.
Secondo l’Associated Press che cita l’Oim, oltre 800 mila persone sono arrivate in Grecia dalla Turchia: di queste 455 mila erano in fuga dalla Siria e 186 mila dall’Afghanistan. Circa 1 milione di migranti è arrivato in Germania, ma nel totale è compreso un gran numero di persone provenienti dai Balcani e arrivate all’inizio dell’anno. L’Oim ha anche fatto sapere che quest’anno 3.695 migranti sono affogati o risultano dispersi nel tentativo di attraversare il Mediterraneo.
Barack Obama intende ospitare un vertice di alto livello per discutere della crisi dei migranti da tenersi in occasione dei lavori dell’Assemblea generale delle nazioni Unite che riunisce i leader di tutti i paesi rappresentati all’Onu a New York. «Questo anno – ha dichiarato l’ambasciatore americano all’Onu, Samantha Powers – ha dimostrato con dolorosa chiarezza che i nostri attuali sistemi, approcci e fondi sono inadeguati per affrontare la crisi». Una crisi che solo negli ultimi anni – ha reso noto l’Onu – ha costretto 60 milioni di persone a fuggire dalle proprie case, il numero più alto mai registrato dalla seconda guerra mondiale. Il summit al quale pensa Obama, ha spiegato Powers, e che si terrà verosimilmente a settembre, rientra negli sforzi messi in atto dagli Stati Uniti e dai loro partner per «garantire rinnovato impegno» e sostegno agli appelli umanitari dell’Onu.

Terrorismo – Secondo la Bild sarebbero giunti in Germania e poi scomparsi una dozzina di profughi in possesso di falsi passaporti siriani provenienti dalla stessa officina in cui erano stati prodotti quelli di due attentatori di Parigi. Il tabloid si riferisce a informazioni di fonte governativa, la notizia proverrebbe dai servizi di sicurezza tedeschi. Si tratterebbe di passaporti originali rubati nella roccaforte dell’Isis di Raqqa, la cosiddetta capitale del Califfato, poi falsificati attribuendo altre identità.
Secondo gli investigatori, le modalità di falsificazione sarebbero le stesse di quelle riscontrate sui passaporti siriani falsi di due terroristi che hanno compiuto gli attentati a Parigi. La Bild riferisce che i passaporti erano stati mostrati all’ingresso dei profughi in Germania prima del 13 novembre, giorno degli attentati parigini ed erano stati fotocopiati. Le impronte digitali dei veri o presunti profughi non erano state prese e i funzionari non sanno dove si trovino al momento questi uomini. I due terroristi suicidi di Parigi in possesso dei documenti siriani falsi erano arrivati in Francia transitando dall’isola greca di Leros, dove erano stati controllati. La Welt am Sonntag aveva riportato due giorni fa informazioni secondo cui l’Isis aveva occupato uffici pubblici in diverse città di Siria, Iraq e Libia impossessandosi di passaporti veri.

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