martedì, Settembre 21

Afghanistan, talebani all'offensiva field_506ffb1d3dbe2

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Già a ottobre il comandante delle forze Usa e della missione Nato in Afghanistan, generale John F. Campbell, aveva sottolineato la necessità di un nuovo piano per l’Afghanistan, ponendo l’accento sul cambiamento delle dinamiche politiche e strategiche all’interno del Paese. Un recente rapporto del Governo Usa conferma un peggioramento della situazione della sicurezza tra giugno e novembre scorsi. Si ritiene che dalla conferma, a luglio, della morte del mullah Omar, avvenuta più di due anni prima, il movimento dei Talebani sia diviso in tre fazioni: una guidata dal mullah Mansour, ex numero due del fondatore del gruppo; una dal mullah Rassoul, comandante militare nella provincia di Zabul; e una da maulavi Abdul Jalili, ex vice ministro degli Esteri del regime dei Talebani. Le divisioni all’interno dei movimenti «tendono a prolungare i conflitti», scrive Snow, citando i casi di Yemen, Siria e Libia.
La battaglia interna ai Talebani e le aspirazioni del Governo di Kabul di arrivare a un accordo di pace potrebbero portare a un ulteriore aumento delle violenze perché i vari gruppi cercano di consolidare il potere. I colloqui di pace sono sospesi dalla scorsa estate, dalla notizia della morte del mullah Omar. Il rischio, scrive Snow, è che diventino più frequenti attacchi come quello di Kunduz, tentativi di prendere il controllo di grandi centri abitati, o attacchi contro centri strategici, come l’aeroporto di Kandahar. In questo contesto, sottolinea Snow, «segnali di un aumento delle operazioni delle Forze speciali» nella provincia meridionale di Helmand potrebbero indicare che la Casa Bianca e il Pentagono «siano disposti» ad andare oltre la missione di «addestramento, consulenza e assistenza» delle forze afghane per contrastare i Talebani. La decisione di tornare al ruolo di combattimento, secondo Snow, potrebbe aiutare a aiutare le forze afghane e rafforzarne il morale e potrebbe anche spingere «potenziali disertori» dei Talebani e gruppi ‘scissionisti’ a sostenere il Governo centrale. Ma è importante capire «chi combatte contro chi all’interno dei Talebani».
Intanto, forze speciali britanniche e statunitensi sono state dispiegate per aiutare le truppe regolari afghane a riprendere il controllo di Sangin, città dell’Afghanistan centro-meridionale, non lontana da Kandahar, caduta ieri nelle mani dei Talebani. Lo ha riferito il sito del Times, precisando che almeno un’unità delle Sas, composta da circa 30 uomini, ha raggiunto Sangin per dare supporto alle forze speciali Usa. Un portavoce del ministero della Difesa di Kabul, Dawlat Waziri, ha confermato che sono stati inviati commando e forze speciali per riprendere la città situata nella provincia di Helmand e che l’Aeronautica afghana ha condotto 160 operazioni di trasporto truppe nelle ultime 48 ore. Ieri i Talebani hanno preso il controllo degli uffici amministrativi e del commissariato di polizia della città. Fonti governative afghane hanno reso noto che almeno 90 persone sono morti negli scontri armati. Il governatore di Helmand, Mohammad Jan Rasoulyar, ha lanciato l’allarme sul rischio che l’intera provincia possa cadere nelle mani degli insorti e ha scritto una lettera aperta al presidente Ashraf Ghani per chiedere aiuto.

Spagna – È tempo di alchimie politiche ‘all’italiana’ ora in Spagna per cercare di garantire la governabilità del Paese dopo lo tsunami politico provocato dal voto di sabato, che ha cancellato le certezze di 40 anni di bipartitismo Pp-Psoe. Dalle urne è uscito un parlamento frammentato, senza maggioranze chiare, sull’orlo della ingovernabilità, in un clima di veti incrociati fra i quattro principali partiti. Spetta al premier Mariano Rajoy, leader del Pp arrivato primo con 123 seggi su 350, pur perdendone 63, fare il primo tentativo per formare il nuovo Governo. Una missione quasi impossibile, anche se il premier uscente si è detto fiducioso di potercela fare. Rajoy potrebbe tentare un esecutivo di minoranza. Per ora solo Ciudadanos di Albert Rivera, 40 seggi, è pronto ad astenersi sulla sua investitura, ma ha detto di non volere andare al Governo. Forse potrebbe votare anche a favore. Ma la maggioranza al Congresso è a quota 176. Rajoy dovrebbe cercare di ottenere anche l’appoggio dei sei nazionalisti baschi del Pnv. Sembra impossibile invece che riesca a convincere i 17 secessionisti catalani di Erc e di Convergencia del presidente Artur Mas. Il Psoe di Pedro Sanchez, 90 seggi, ha chiarito che voterà contro. Anche il leader di Podemos Pablo Iglesias, vero vincitore del voto, passato da 0 a 69 seggi, ha detto che farà di tutto per impedire a Rajoy di restare al potere.

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