lunedì, Settembre 27

Afghanistan: Resistenza 2.0, i nuovi leoni del Panjshir E se la Valle del Panjshir fosse il tallone di Achille dei talebani? Potrebbe esserlo? E chi risponderà all'appello del leader della resistenza Ahmad Massoud a dare loro più armi, munizioni, rifornimenti?

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I nuovipadronidell’Afghanistan cercano la vittoria finale, vogliono il controllo dell’ultima roccaforte anti-talebana, la da sempreribelleValle del Panjshir. Panjshir, letteralmente ‘Cinque leoni’.
Ieri, in un messaggio Twitter, hanno detto: «
Centinaia di combattenti dell’Emirato islamico si stanno dirigendo verso lo Stato del Panjshir per controllarlo, dopo che i funzionari statali locali si sono rifiutati di consegnarlo pacificamente».
I protagonisti della resistenza, l’Afghan National Resistance Front (NRF) -Fronte di Resistenza Nazionale dell’Afghanistan-, che fa capo a Ahmad Massoud, figlio del noto comandante mujaheddin Ahmad Shah Massoud -diventato famoso per la resistenza condotta contro i sovietici, negli anni ’80 del secolo scorso, e soprannominato ‘il Leone Panjshir’-, eredi dell’Alleanza del Nord, che nel 2001 era stata protagonista, con il supporto americano, della caduta del primo governo dei talebani, sostengono che questa notte ci sono stati i primi scontri con i talebani, e questi sono stati respinti. L’assalto al Panjshir ha minato l’impegno dei talebani a formare un governo inclusivo, con la rappresentanza di tutti i gruppi etnici dell’Afghanistan, hanno affermato fonti NRF. Nei giorni scorsi Massoud aveva detto che la resistenza era appena iniziata, e nelle scorse ore aveva fatto sapere che stava cercando di negoziare con i talebani. Dopo l’attacco i negoziati potrebbero essere interrotti. L’obiettivo principale del NRF è evitare ulteriori spargimenti di sangue in Afghanistan e premere per un nuovo sistema di governo. Ma il gruppo è anche preparato per il conflitto, e «se i talebani non negozieranno, incontreranno resistenza in tutto il Paese», promettono. «Le condizioni per un accordo di pace con i talebani sono il decentramento, un sistema che garantisca giustizia sociale, uguaglianza, diritti e libertà per tutti», ha affermato il capo delle relazioni estere della NRF, Ali Maisam Nazary, parlando ai media occidentali, aggiungendo che se i talebani non saranno d’accordo, ci sarà un conflitto, «perché la nostra lotta è solo per difesa; se qualcuno ci attacca, ci difenderemo». Massoud è determinato a stare dalla parte della gente della valle e ad assumere il ruolo di suo padre, ha detto Nazary, sottolineando che «l’Afghanistan ha bisogno di un sistema di governo federato per chiudere il suo ciclo infinito di guerre». «La guerra è solo un sottoprodotto del conflitto in Afghanistan. Ciò che ha causato il conflitto è che l’Afghanistan è un Paese composto da minoranze etniche … e in un Paese multietnico non puoi avere un gruppo etnico che domina la politica e altri che hanno una presenza ai margini». La resistenza di Massoud e dei suoi uomini in tutto l’Afghanistan, «sono vitali per realizzare questo cambiamento».

Una resistenza programmata da mesi, da subito dopo l’annuncio di Joe Biden del ritiro entro agosto delle truppe americane. Massoud e i suoi combattenti, a maggio si preparavano già a una possibile guerra civile totale, anche se speravano che la situazione non precipitasse così repentinamente. «Combatterò, e sono pronto a dare la mia vita per questo», diceva allora il giovane Massoud. Lui e altri erano pronti a prendere le armi in quella che alcuni avevano già iniziato a chiamare ‘Resistenza 2.0‘. «Se si va verso una guerra, lo annunceremo e saremo pronti». «Sarà una resistenza organizzata contro i talebani». L’Alleanza del Nord è stata ristabilita e rinominata: è la Resistenza 2.0.

La valle deiCinque leoni‘, è una delle trentaquattro province dell’Afghanistan -diventata provincia separata dall’adiacente provincia di Parwan nel 2004-, situata nella regione nord-orientale del Paese, a circa 150 chilometri da Kabul, incastonata tra le vette dell’Hindu Kush. La provincia è divisa in sette distretti e conta una popolazione di circa 173.000 abitanti. Bazarak è la capitale provinciale.
Il nome deriva da un racconto secondo cui cinque fratelli, i cosiddetti ‘Waliullah’ o ‘Wali Allah’ (‘amici di Dio’) nel X secolo, riuscirono a fermare le acque alluvionali. Presumibilmente costruendo una diga per il sultano Mahmud di Ghazni. Diga le cui fondamenta esistono ancora oggi e sono utilizzate come bacino idrico.
Sede della più grande popolazione di etnia tagika del Paese, questa popolazione è famosa per la sua tenacia, abituata a combattere con successo per la sua libertà e autonomia. La valle del Panjshir, per decenni è stata ilcuore indomabile della guerriglia afgana, fedele alla sua storia di ribellione fin dal XVI secolo. Se l’Afghanistan è il cimitero degli imperi, la valle del Panjshir è il cuore di quel cimitero. Quando i carri armati sovietici entrarono in Afghanistan, nel 1979, la gente della valle, sotto la guida del leggendario comandante della guerriglia Ahmad Shah Massoud, sfidò i sovietici e poi le milizie rivali contrarie alla formazione di un governo centrale dopo la partenza dei sovietici, nel 1989. Il comandante, avrebbe nuovamente guidato il suo popolo contro i talebani fino al suo assassinio da parte di al-Qaeda, il 9 settembre 2001.

Ora, inuovi leoni‘, stimati in circa novemila combattenti, che già in questi giorni hanno preso in controllo di alcuni distretti della confinante Provincia Baghlan, e non hanno ceduto nulla del Panjshir, sono stati raggiunti da alcune migliaia di afgani in fuga dai talebani, sfollati dal resto del Paese, e poi intellettuali, attivisti per i diritti umani, donne, politici ed ex militari dell’Esercito afgano che hanno rifiutato di arrendersi, oltre che da alcuni esponenti del governo deposto di Kabul, tra questi il vicepresidente Amrullah Saleh, il quale si è dichiarato Presidente ad interim dell’AfghanistanLo scorso 18 agosto, tre giorni dopo la presa di Kabul da parte dei talebani, Ahmad Massoud si è rivolto al Governo e al Parlamento americani, epiù in generale a tutto l’Occidente, attraverso un intervento sul ‘Washington Post. Qui di seguito ne riportiamo un ampio stralcio.

«Scrivo oggi dalla valle del Panjshir, pronto a seguire le orme di mio padre, con i combattenti mujaheddin che sono pronti ad affrontare ancora una volta i talebani», scrive Massoud. «Abbiamo scorte di munizioni e armi che abbiamo pazientemente raccolto fin dai tempi di mio padre, perché sapevamo che questo giorno sarebbe arrivato.

Abbiamo anche le armi portate dagli afgani che, nelle ultime 72 ore, hanno risposto al mio appello di unirsi alla resistenza nel Panjshir. Abbiamo soldati dell’esercito regolare afghano che erano disgustati dalla resa dei loro comandanti e ora si stanno dirigendo verso le colline del Panjshir con il loro equipaggiamento. Anche gli ex membri delle forze speciali afgane si sono uniti alla nostra lotta.

Ma questo non è abbastanza. Se i signori della guerra talebani lanciano un assalto, ovviamente affronteranno una strenua resistenza da parte nostra. La bandiera del Fronte di Resistenza Nazionale sventolerà su ogni posizione che tentano di assumere, come la bandiera del Fronte Unito Nazionale sventolò 20 anni fa. Eppure sappiamo che le nostre forze militari e la logistica non saranno sufficienti. Si esauriranno rapidamente a meno che i nostri amici in Occidente non trovino un modo per rifornirci senza indugio.

Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno lasciato il campo di battaglia, ma l’America può ancora essere ungrande arsenale di democrazia‘, come disse Franklin D. Roosevelt quando venne in aiuto degli inglesi assediati prima dell’ingresso degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale.

A tal fine, supplico gli amici dell’Afghanistan in Occidente di intercedere per noi a Washington e a New York, presso il Congresso e presso l’amministrazione Biden. Intercedi per noi a Londra, dove ho completato i miei studi, e a Parigi, dove la memoria di mio padre è stata onorata questa primavera con l’intitolazione di un sentiero per lui nei giardini degli Champs-Élysées.
Sappi che milioni di afgani condividono i tuoi valori. Abbiamo lottato per tanto tempo per avere una società aperta, dove le ragazze potessero diventare medici, la nostra stampa potesse riferire liberamente, i nostri giovani potessero ballare e ascoltare musica o assistere alle partite di calcio negli stadi che un tempo erano usati dai talebani per il pubblico esecuzioni e potrebbe presto ripetersi.

I talebani non sono un problema solo per il popolo afghano. Sotto il controllo dei talebani, l’Afghanistan diventerà senza dubbio il centro del terrorismo islamico radicale; trame contro le democrazie saranno ordite qui ancora una volta.

Qualunque cosa accada, io e i miei combattenti mujaheddin difenderemo il Panjshir come ultimo baluardo della libertà afghana. Il nostro morale è intatto. Sappiamo per esperienza cosa ci aspetta.

Ma abbiamo bisogno di più armi, più munizioni e più rifornimenti».

E se la Valle del Panjshir fosse il tallone di Achille dei talebani? Potrebbe esserlo? E chi risponderà all’appello di Ahmad Massoud?
Certo
non c’è da escludere che gli Stati Uniti trovino un valido motivo -politico o economico- per decidere di sostenere la resistenza, come sostennero l’Alleanza del Nord contro il primo governo dei talebani. Potrebbe accadere se gli interessi di Washington fossero minati dai talebani. E a Washington c’è già chi, come il rappresentante repubblicano della Florida, Mike Waltz, un berretto verde dell’Esercito in pensione che ha prestato servizio in Afghanistan, chiede all’Amministrazione Biden di fornire aiuti a Massoud. «Non è ancora chiaro cosa intenda fare il Pentagono con i 3,3 miliardi di dollari che aveva stanziato per l’Esercito afghano, crollato nel giro di poche settimane di fronte all’offensiva talebana», affermaForeign Policy‘, come a lasciare intendere che questi fondi potrebbero facilmente essere dirottati a sostegno di Massoud e dei suoi combattenti. «Alla domanda se gli Stati Uniti abbiano preso contatto con Saleh o Massoud, il Dipartimento di Stato non ha risposto». Un silenzio forse indicativo di riflessioni in corso.
Inutile dire che se si muovessero gli USA al seguito probabilmente si muoverebbero anche altri pezzi dell’Occidente, fosse anche solo per sostenere la resistenza attraverso fondi e rifornimenti lontani da occhi indiscreti.
Del tema timidamente si inizia parlare. Sul ‘
Washington Post‘ già a fine luglio, Ronald E. Neumann, già ambasciatore degli Stati Uniti in Afghanistan dal 2005 al 2007, sosteneva la necessità che gli Stati Uniti sostenessero la resistenza afgana. «Una possibile azione sarebbe il rapido rifornimento di cibo e munizioni per via aerea alle principali città al termine di difficili linee di rifornimento. Potremmo identificare le necessità di attrezzature e finanziamenti per le forze di resistenza ed effettuare trasferimenti di emergenza».
«È essenziale che gli Stati Uniti e altri Paesi amanti della libertà
formino una coalizione per guadagnare alla resistenza quanto più tempo possibile per affermarsi e formare una nuova strategia che non dipenda dal sostegno americano», afferma Shay Khatiri, giornalista e analista strategico formatosi al Johns Hopkins University School of Advanced Intensional Studies. «Ci sono grandi differenze tra l’Afghanistan negli anni ’90 e oggi», questa volta è diverso, i mali del precedente regime talebano sono vividi nella mente di qualsiasi afghano di età superiore ai 25 anni. «Le rivoluzioni riescono a sostenersi perché inizialmente hanno abbastanza legittimità popolare per mettere radici, cosa che i talebani avevano negli anni ’90.Non questa volta. I talebani non hanno un mandato popolare», sanno che questa volta troveranno molto più difficile soggiogare gli afghani. «Il loro sforzo di conquistare l’intero Paese potrebbe essere ostacolato se il mondo libero inviasse sostegno e segnali di speranza alla resistenza». «Massoud e Saleh potrebbero essere gli uomini giusti per il lavoro, e potrebbero non esserlo. Saranno disponibili decine e decine, centinaia e centinaia e migliaia e migliaia di analisi di intelligence su quanto siano affidabili, per consigliare il presidente Joe Biden e altri politici su come comprendere e affrontare la resistenza. È una perdita di tempo. Non lo sapremo mai finché non ci proviamo», conclude Khatiri.
C’è da ritenere che nei prossimi giorni il tema inizi tenere banco negli USA.

Ma l’aiuto potrebbe anche arrivare da alcuni vicini‘. Amalendu Misra, docente di politica internazionale alla Lancaster University, annota come «Esiste già una certa resistenza regionale esterna contro l’acquisizione del potere da parte dei talebani. Il Tagikistan, con i suoi legami etnici con la valle, potrebbe offrire un supporto critico. L’ambasciatore dell’Afghanistan in Tagikistan, il tenente generale Zahir Aghbar, un ex funzionario della sicurezza prima di assumere la sua posizione diplomatica, ha già promesso che il Panjshir costituirà una base per quegli afgani che volessero continuare a combattere contro i talebani».
E poi c’è l’India, che, «essendo stata espulsa senza tante cerimonie dall’Afghanistan dopo i suoi 20 anni di sforzi per costruire legami, non vorrebbe niente di meglio che un movimento di resistenza che crescesse dalla valle del Panjshir. Durante la guerra civile degli anni ’90, ha fornito un supporto militare ed economico fondamentale all’Alleanza del Nord guidata da Ahmad Shah Masoud».
Ma c’è anche l’Iran. Il «fallimento dei talebani nel trattare in modo equo la minoranza sciita hazara del Paese (che è stata brutalizzata dal gruppo in passato), potrebbe galvanizzare la rabbia di Teheran. Non dimentichiamo che l’Iran è stato un sostenitore chiave dell’Alleanza del Nord quando i talebani erano al potere tra il 1996-2001». Tre Paesi da tenere d’occhio.

Ma per intanto la Resistenza 2.0 è alla sua prima prova: respingere l’attacco talebano e avere abbastanza risorse per la sua azione militare e per rispondere alle esigenze delle migliaia di sfollati che già sono nella valle e gli altri che presumibilmente arriveranno. 

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