lunedì, Settembre 27

Afghanistan: questione di ‘potere’, illecito Appunti di diritto internazionale: perchè così come gli USA (e l’Italia) hanno illecitamente 'preso il potere' in Afghanistan, egualmente oggi i Talebani hanno illecitamente preso il potere

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Dicevo ieri di alcuni titoli di giornali in cui si parlava di ‘presa del potere’ da parte dei Talebani. Forse il titolo era solo casuale, ma centrava il problema dal quale, però, derivano delle conseguenze che non vedo affrontate da nessuno. Ma che potrebbero essere la base, o una delle basi, dell’incontro del G20.
Perché, in realtà, è esattamente così che stanno le cose, anche dal punto di vista del Diritto internazionale. Ma, a quanto pare non dal punto di vista della comprensione comune, specialmente, e questo mi preoccupa moltissimo, da parte della stampa, specie di quella sedicente ‘migliore’.
Faccio un esempio senza alcun intento polemico, ma solo perché mi capita quello sotto mano. La sera del 1° settembre, Enrico Mentana, il super giornalista che ne sa una più del diavolo e che insegna ogni sera giornalismo (mi perdonerà, ma è il suo atteggiamento, quotidiano e, personalmente, mi diverte! … quando non mi irrita) ha detto testualmente con riferimento all’Afghanistan che «il regime democratico non si pensava che sarebbe crollato».
È proprio qui il punto. Il regime democratico cosa è? E quale regime democratico?

Ilregime‘, come lo chiama Mentana e anche molti altri, non è altro che il sistema di governo, con o senza Costituzione, imposto con l’occupazione (o se volete ‘dopo’) di USA e altri, Italia inclusa.
Quello, per definizione, non è -ripeto non è- un regime democratico, anzi, non è nemmeno un regime legittimo. Il Governo afgano, lo si voglia o no, è (era) un governo fantoccio, come si dice tecnicamente. È un governo imposto dagli occupanti, e imposto in plateale contraddizione di tutte le norme di Diritto internazionale, che fa esplicito divieto di modificare, in caso di occupazione militare, il regime politico del territorio occupato.
Insomma, non si fa che parlare, discettare e discutere della possibilità o meno diesportare la democrazia, e non si capisce –non si vuole capireche la sola parola esportare nega la democrazia. Democrazia, con tutto il rispetto per i politologi e (mamma mia che dico!) dei costituzionalisti, significa libertà collettiva di scelta e di azione. Che libertà c’è se uno ti viene a ‘portare’ un sistema bello e fatto, costruito, per di più, sulla storia e la cultura di una serie di ambienti lontani, culturalmente, anni luce da quello che si intende ‘civilizzare’?
Sì, civilizzare, perché questa è l’idea, strettamente colonialista, che ha imperato in queste ultimi decenni nel mondo, non a casocondottada USA e Gran Bretagna, oltre a Francia (noi, per fortuna, poco contavamo e poco contiamo, ma quanto a mentalità … basta ascoltare un minuto Salvini e due Renzi), cioè da Paesi di mentalità e prassi colonialista. E non mi ripetete la solita solfa che gli USA non sono mai stati un Paese colonialista, per favore, non prendiamoci in giro. Anche la civilizzazione non si esporta e non si impone, tanto più che la civilizzazione è fatta di scambio di culture ‘civili’: non siamo solo noi europei e statunitensi ad essere ‘civilizzati’. Lo sono, e da molto tempo, anche altri, molti altri, anzi, tutti gli altri ciascuno a suo modo, e quindi è almeno tutto da dimostrare che la ‘nostra’ civiltà debba prevalere su quelle altrui, e magari addirittura imposta.
Non è un caso, e l’ho scritto più volte qui e in lavori scientifici, che il Diritto internazionale, o meglio le tanto bistrattate Nazioni Unite, definiscano l’autodeterminazione in un modo solo apparentemente superficiale: «rispetto della volontà effettiva della popolazione», della popolazione ‘data’, che poi, solo dopo il successo della autodeterminazione, è libera di dividersi o unirsi ad altri. Volontà effettiva, vuol dire volontà vera, integrale; vuol dire (anche questo l’ho scritto più volte e con buona pace di molti, ahimè) volontà di tutti, indipendentemente dalla maggioranza e dalla minoranza che eventualmente (anche su ciò ho scritto di recente) eserciti una ‘dittatura’.

Non credo di dire delle cose così assurde, se solo fate attenzione alle cose che dice Henry Kissinger, l’ex Ministro degli Esteri USA, addirittura premio Nobel per la pace! Cose, secondo me, non solo spaventose, ma da condannare fermamente in termini di stretto Diritto internazionale oltre che di civiltà.
Dice Kissinger, testualmente: «Ci siamo persuasi che l’unico modo per impedire il ritorno delle basi terroristiche nel Paese era quello di trasformare l’Afghanistan in uno Stato moderno, dotato di istituzioni democratiche … . Ma l’Afghanistan non è mai stato un Paese moderno». Eccolo lì, il Premio Nobel.
Guardiamo già solo questa frase, alla luce del diritto e di quello internazionale in particolare. Il problema sono le basi terroristiche? Pare di sì. Gli USA e i suoi alleati hanno deciso di agire direttamente contro presunte basi terroristiche, senza affidare al Governo legittimo dell’Afghanistan il compito di farlo. Come dire, che se gli USA decidono che a Canicattì c’è un gruppo di persone che medita azioni terroristiche contro gli USA, Biden li bombarda, anzi, già che c’è, invade l’Italia, la occupa (la conquista si sarebbe detto una volta: la conquista, guarda un po’, è un illecito internazionale, che non determina conseguenze giuridiche circa la sovranità territoriale, e anche su ciò ho già scritto ripetutamente) e insedia un ‘governo democratico’ presieduto da Mike Pompeo, ‘l’amico Ross’ di Luigi Di Maio.
Vi sembra strano, pazzesco, esagero? No, lo dice Kissinger, premio Nobel per la pace, che aggiunge anche che gli USA volevano «erigere uno Stato democratico moderno». ‘Erigere‘, la negazione totale del Diritto internazionale, dei diritti dell’uomo, ecc. Kissinger lamenta solo che gli USA non hanno saputo farlo bene, non che lo hanno fatto. Per lui, come purtroppo per molti statunitensi, farlo è del tutto normale, è sbagliato solo … farlo male! L’avversario (il nemico) lo devi ammazzare, non ‘soltanto’ ferire. Vi rendete conto della totale distorsione della logica che si propone? E non solo della logica giuridica.

Orbene, se ciò può servire a comprendere secondo quale ‘logica’ distorta si conferiscono i premi Nobel, sarà stato un bene. Ma sul piano dei diritti siamo all’opposto della galassia.
Tanto più che nemmeno si coglie la contraddizione di certi discorsi, quando si dice, Mentana a parte, che i Talebani hannopreso il potere‘.
Preso il potere? Ma tu guarda, ma tu guarda come la lingua batte dove il dente duole … ‘preso il potere’, quindi, preso illecitamente il potere. Il potere non siprende‘, si ottiene col consenso popolare, se volete con le elezioni, ma non si prende con la forza. E ciò vale esattamente uguale sia per gli USA che per i Talebani. E dunque, così come ho appena detto che gli USA e l’Italia hanno illecitamentepreso il poterein Afghanistan (l’Italia del tutto inconsciamente, ma tant’è), egualmente non si può negare che i Talebani stessi abbiano illecitamente preso il potere in Afghanistan. Il diritto ha un grave difetto (lo dico a vantaggio dei nostri politicanti) è sempre rigorosamente uguale a sé stesso: se un certo comportamento è illecito, lo è sempre, chiunque lo svolga.
E qui, se mi permettete, casca l’asino. E casca di brutto!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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