martedì, Settembre 28

Afghanistan, il nuovo ‘Grande Gioco’: Teheran ambiziosa e preoccupata I talebani potrebbero essere funzionali all'obiettivo strategico dell'Iran di diventare egemone nella regione, ma c'è il rischio che l'instabilità e i problemi economici afgani si riversino sul suo territorio

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‘Che differenza fanno vent’anni!’ esclama Ali Vaez, consigliere senior della presidenza e direttore del progetto Iran di Crisis Group. Prima dell’invasione americana dell’Afghanistan nel 2001, Iran e talebani erano acerrimi nemici. Le due parti sono quasi entrate in guerra nel 1998, dopo che i talebani hanno ucciso undici diplomatici iraniani e un giornalista a Mazar-i-Sharif. Tre anni dopo, Teheran ha svolto un ruolo chiave nell’aiutare gli Stati Uniti a rovesciare i talebani e a fondare una nuova Repubblica.

«Oggi, con i talebani tornati al potere a Kabul, l’opinione di Teheran sul gruppo sembra aver subito una trasformazione sbalorditiva. Il nuovo Presidente, Ebrahim Raisi, ha definito il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan «un’opportunità per ripristinare la vita, la sicurezza e una pace duratura» nel Paese. Il suo governo ha consigliato ai media di moderare le critiche ai talebani, e i media statali che descrivono i militanti come ‘trasformati’ e ‘più moderati di prima’. I funzionari hanno iniziato a riferirsi al nuovo ordine afghano come ‘Emirato islamico’».
La Repubblica Islamica legge gli ultimi sviluppi come una opportunità per aumentare la sua influenza nel Paese e nell’area e segnare punti contro gli Stati Uniti. Indubbio che espandere l’influenza iraniana in Afghanistan potrebbe sottrarre denaro e risorse alle altre operazioni regionali, ma sarebbe funzionale all’obiettivo strategico di Teheran di diventare egemone nella regione.

«Questo cambiamento epocale non è certo improvviso. Nel corso degli anni, mentre il governo afghano sostenuto dagli Stati Uniti lottava e i talebani risorgevano, colloqui bilaterali tra il governo iraniano e i rappresentanti dei talebani si sono susseguiti e sono stati stabili, tanto che Teheran ha iniziato fornire supporto finanziario e militare ai talebani, e dalla metà degli anni 2010 in poi ha considerato i talebani un baluardo contro lo Stato Islamico. Ciò malgrado gli islamisti siano odiati in Iran.
«Anche i leader talebani sembrano aver visto un vantaggio in legami più stretti con l’Iran, nonostante la storia difficile, anche perchè le loro relazioni con il loro più vicino sponsor straniero, il Pakistan, sono spesso tese».


Tuttavia, anche se celebra il ritiro USA-NATO,«l’Iran è anche preoccupato che l’instabilità e i problemi economici della porta accanto possano riversarsi nel suo territorio», sottolinea Vaez. L’Iran condivide un confine di 921 km con l’Afghanistan, attraverso il quale scambia ogni anno circa 2 miliardi di dollari di merci con il suo vicino (quasi un terzo del volume commerciale dell’Afghanistan). L’Afghanistan è il quinto più grande mercato di esportazione dell’Iran -le esportazioni non petrolifere iraniane erano pari a circa 2 miliardi di dollari all’anno-, che sarebbe a rischio se il potere d’acquisto degli afghani crollasse a causa dell’isolamento internazionale sotto il dominio dei talebani.

In effetti, i due Paesi sono economicamente più interconnessi di quanto appaia. Il rafforzamento di questi legami è avvenuto in un modo in gran parte non pianificato, causato dalla ricerca da parte dell’Iran di opportunità economiche nella propria regione, dato che le sanzioni statunitensi lo hanno tagliato fuori dall’economia globale. In particolare per il ruolo che l’Afghanistan svolge nei mercati valutari iraniani e lo status dell’Afghanistan come destinazione primaria per le esportazioni iraniane non petrolifere, fanno ritenere che l’Iran sia destinato a pagare un prezzo economico non indifferente per il successo dei talebani, annota Esfandyar Batmanghelidj, visiting fellow con il programma Medio Oriente e Nord Africa presso l’European Council on Foreign Relations, e fondatore e CEO della Bourse & Bazaar Foundation, think tank incentrato sulla diplomazia economica, lo sviluppo economico e la giustizia economica in Medio Oriente e in Asia centrale. Le recenti mosse internazionali volte a limitare l’accesso da parte dei talebani alla valuta forte -blocco delle riserve valutarie dell’Afghanistan, stimate in circa 9 miliardi di dollari e depositate per la maggior parte presso la Federal Reserve di New York- avranno un impatto sui tassi di cambio in Iran, farà perdere valore alla valuta afgana, stimolerà l’inflazione e colpirà i consumi. Negli ultimi anni, l’Afghanistan è stato un’importante fonte di valuta forte per l’Iran -il commercio di valuta forte dei due Paesi negli ultimi anni ammontava a 5 milioni di dollari ogni giorno trasferiti all’Iran dall’Afghanistan-, le cui riserve estere rimangono congelate a causa delle sanzioni americane. La fine delle consegne di dollari creerà un ambiente inflazionistico in Afghanistan. Con l’aumento dei prezzi, le imprese e le famiglie afghane ridurranno al domanda anche di beni iraniani.
Ulteriori danni per l’economia iraniana deriveranno dalla riduzione degli aiuti internazionali all’Afghanistan, anche qui il risultato sarà meno domanda tra i consumatori e le imprese e dunque danni per le esportazioni iraniane. Per altro, fa notare Batmanghelidj, una diminuzione del commercio bilaterale potrebbe avere un impatto sui guadagni dei talebani. Un recente studio di Graeme Smith e David Mansfield ha concluso che i talebani hanno guadagnato 84 milioni di dollari nel 2020 imponendo dazi sul commercio transfrontaliero con l’Iran. Insomma, conclude Batmanghelidj, «l’ascesa dei talebani, in termini economici, aggrava l’isolamento economico dell’Iran. L’Iran si ritroverà privato di una comoda vicinanza ai governi stranieri e alle organizzazioni internazionali che avevano una presenza smisurata in Afghanistan e ai significativi flussi finanziari che hanno sostenuto l’economia afghana».


Altra grave preoccupazione iraniana è il confine che condivide con l’Afghanistan. Un confine lungo 950 chilometri, accidentato, complicato da proteggere date le difficili condizioni geografiche della regione. Il confine particolarmente poroso è un importante corridoio di transito per i rifugiati afghani, per l’oppio diretto in Iran, e per il traffico di essere umani.
Da anni i due Paesi sono poi anche impegnati in una lotta per le acque del fiume Helmand. L’Iran ha rafforzato la sua presenza militare lungo il confine con l’Afghanistan dall’inizio di maggio. Ma
il problema della migrazione è particolarmente grave. Circa 750.000 rifugiati afgani sono ufficialmente registrati in Iran, altri 2 milioni di afgani vivono illegalmente nel Paese, il quale non ha alcun piano per accogliere i rifugiati. Mentre gli iraniani che vivono alla frontiera iniziano a lamentarsi dei troppi ingressi illegali.
L’ideale per l’Iran sarebbe un governo afghano capace di stimolare il commercio, condividere liberamente l’acqua, limitando al contempo il flusso di rifugiati e narcotici. Per la sicurezza delle frontiere, quindi, per l’Iran è importante un accordo con i talebani.

«L’Iran si preoccupa anche del destino degli hazara afgani sciiti, che i talebani hanno brutalmente perseguitato quando governavano negli anni ’90, per quanto la loro protezione non sia tra le sue priorità principali», secondo Ali Vaez. I leader iraniani ambirebbero controllare le comunità musulmane sciite in Afghanistan, dove si stima che dal 15 al 29 percento della popolazione sia sciita, concentrate per lo più nel centro del Paese.
Gli analisti affermano che l’Iran sta riflettendo sul modo migliore per proteggere i suoi interessi con la preoccupazione che i talebani possano essere anti-sciiti, perseguitare la minoranza hazara e adottare politiche anti-iraniane. «Questo sarebbe estremamente preoccupante per l’Iran», afferma Shahram Akbarzadeh, docente di politica mediorientale e dell’Asia centrale all’Australian Deakin University. «Dal punto di vista geostrategico, ciò faciliterebbe l’influenza saudita in Afghanistan. Un governo anti-sciita e anti-Iran in Afghanistan potrebbe presentare serie sfide alla sicurezza per l’Iran e rendere il territorio afghano un rifugio per i gruppi terroristici anti-Iran». L’Iran sta cercando, insomma, di trovare un equilibrio tra la sua posizione antiamericana e la preservazione dei suoi interessi nazionali, compresa la sicurezza ai suoi confini.

Per ora l’Iran sembra non avere piani per sostenere i gruppi anti-talebani, anche se ciò potrebbe cambiare se Teheran fosse insoddisfatta di Kabul. «L’Iran sembra sperare di poter sviluppare legami cordiali con il nuovo governo guidato dai talebani e, attraverso i suoi sforzi di mediazione intra-afghana che hanno preso piede a luglio, incoraggiare una struttura di potere più pluralistica», sostiene Ali Vaez.
E’ però ieri l’Iran ha condannatofortementel’offensiva militare dei talebani contro i combattenti resistenti nella valle del Panjshir, dopo che i talebani avevano dichiarato di aver preso il controllo della regione ribelle. «Le notizie che arrivano dal Panjshir sono davvero preoccupanti», ha detto ai giornalisti il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh. «L’aggressione è fortemente condannata». Una presa di posizione inattesa e che potrebbe essere un segnale di Teheran ai talebani. La potenza sciita si era finora astenuta dal criticare i talebani da quando il gruppo sunnita si è impadronito di Kabul, il 15 agosto. «I talebani devono rispettare i loro obblighi in termini di diritto internazionale e i loro impegni», ha aggiunto Khatibzadeh, «l’Iran si adopererà per porre fine a tutte le sofferenze del popolo afghano in favore dell’istituzione di un governo rappresentativo per tutti gli afghani».
Secondo alcuni osservatori, come l’agenzia turca ‘
Anadolu, queste dichiarazioni critiche dell’Iran avrebbero lo scopo di calmare l’opinione pubblica iraniana, in particolare le élite che si oppongono ai talebani, sostengono la resistenza del Panjshir e chiedono al governo di mantenere il Fronte di resistenza del Panjshir come leva contro i talebani, così che se i talebani non manterranno le loro promesse all’Iran, il Paese possa giocarsi questa altra carta.

Se la situazione dovesse peggiorare, in effetti l’Iran avrebbe altre opzioni, secondo Ali Vaez.«Ad esempio, il comandante della forza di spedizione Qods del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche, Ismail Qaani, ha supervisionato la politica iraniana in Afghanistan per anni prima di assumere la sua attuale posizione e ha contribuito a mobilitare migliaia di combattenti Hazara, noti come brigata Fatemiyoun, per combattere a sostegno della regime di Assad in Siria. Teheran potrebbe scegliere di tentare nuovamente questa impresa in Afghanistan. Oppure potrebbe cooperare con oppositori talebani interni con cui ha trascorsi e familiarità,come Ahmad Massoud, il leader del National Resistance Front of Afghanistan», che ha resistito ai talebani nella valle del Panjshir e che ha vissuto in esilio in Iran per molti anni. Massoud sta provando a resistere ai talebani con il piano ‘Resistenza 2.0’, e l’appello che ieri ha rivolto a tutti gli afgani alla sollevazione nazionale. Anche se i talebani sostengono di avere il controllo completo della regione, sacche di resistenza si ritiene persistano. «L’Iran è anche riuscito a ottenere il rilascio dell’ex signore della guerra Ismail Khan,  che guidava una milizia anti-talebana, e che ora si trova a Mashhad, in Iran, dopo essere stato brevemente detenuto dai talebani quando di recente hanno preso il controllo di Herat». Insomma, contingenza a parte, Teheran potrebbe ancora avere ancora uomini su cui contare.

In questa fase Teheran sta valutando tutto quanto accade in Afghanistan e tutte le opzioni per garantire i suoi interessi; opzioni che vanno dal condurre una guerra per procura, all’intervento in qualche modo diretto, fino alla collaborazione con i talebani, cercando di preservare lo status quo.
Una cooperazione strategica
, a condizione che i talebani siano disposti a fornire garanzie credibili per salvaguardare gli interessi iraniani e quelli degli sciiti afghani, è certamente la soluzione perseguita. Se questa soluzione si rivelasse impraticabile, Teheran, sfruttando la sua esperienza in Iraq e Siria, potrebbe ingaggiare una guerra per procura utilizzando le milizie per impedire il pieno controllo del Paese da parte dei talebani. Per questa eventualità, si fa notare come l’Iran disponga già di Fatemiyoun Brigade, «una milizia composta da combattenti afgani che sono stati reclutati, addestrati ed equipaggiati dalla Forza Qods per combattere in Siria a partire dal 2012», afferma Farzin Nadimi del Washington Institute, esperto di sicurezza e difesa dell’Iran e della regione del Golfo. E altre milizie potrebbero essere formate all’interno dell’Afghanistan, organizzando e formando le migliaia di locali alla disperata ricerca di lavoro di qualsiasi tipo. «Tali gruppi sarebbero presumibilmente posti sotto il comando di veterani di Fatemiyoun, ufficiali della Forza Qods ed ex signori della guerra dell’Alleanza del Nord».
«Se l’obiettivo dell’Iran è sostenere il governo centrale dell’Afghanistan, mettere un ombrello protettivo sulla popolazione sciita e/o mantenere lo status quo impedendo una vittoria completa dei talebani, può optare per un’azione militare più diretta», afferma
Nadimi. «Ad esempio, potrebbe lanciare un’operazione incentrata sulla rapida conquista della capitale provinciale di Herat, una roccaforte tradizionale per l’Iran. Tuttavia, qualsiasi azione del genere alla fine potrebbe rivelarsi piuttosto costosa, poiché richiederebbe all’Iran di stabilire una presenza militare sostanziale e dipendere da linee di rifornimento lunghe e vulnerabili. Più probabilmente, il regime tenterà di creare una zona cuscinetto sul lato afghano del confine e stabilire ponti di terra verso le aree sciite, presumibilmente utilizzando Fatemiyoun». Secondo Nadimi «dovrebbe essere presa in seria considerazione anche la possibilità che Teheran preveda la ‘sirianizzazione’ o ‘iraqificazione’ dell’Afghanistan, magari utilizzando milizie per procura per creare un rifugio sicuro sciita nella provincia di Herat e altrove».

Nelle prossime ore i talebani, secondo quanto hanno dichiarato, dovrebbero annunciare la formazione del governo. Teheran probabilmente osserverà molto attentamente la strutturazione di questo governo, per capire se ha le carte in regola per risponde alle esigenze iraniane. In base alle conclusioni alle quali arriverà, deciderà circa la direzione dei suoi legami con Kabul. «Per quanto l’Iran desideri una relazione costruttiva con i talebani, rimane diffidente nei confronti del collasso economico o dell’instabilità in Afghanistan e dei problemi corrispondenti che potrebbero portare in un momento in cui Teheran sta lottando con una grave crisi economica e l’impatto della pandemia di Covid-19. La decisione se riconoscere e cercare di rafforzare i talebani come governo legittimo dell’Afghanistan, o lavorare per indebolirlo sostenendo i suoi nemici interni, potrebbe dipendere da quanto bene i talebani gestiscano queste preoccupazioni», conclude Ali Vaez.

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