sabato, Settembre 25

Afghanistan, il nuovo ‘Grande Gioco’: New Delhi vulnerabile nella pazienza strategica Delhi non ha fretta di riconoscere i talebani come governo legittimo dell'Afghanistan, attenderà che le acque si calmino e proverà a trovare un modo per lavorare con i talebani e proteggere i suoi interessi in termini di sicurezza

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Come il resto del mondo, l’India è stata colta di sorpresa dalla velocità della conquista dell’Afghanistan da parte dei talebani. E il ritorno al potere dei talebani ha causato una grave battuta d’arresto diplomatica per l’India, che è ora uno degli attori più svantaggiati della regione, schiacciata tra Pakistan e Cina. «L’India è passata dall’essere il partner regionale più vicino di Kabul a uno degli attori più svantaggiati della regione nel contesto afghano», ha affermato Michael Kugelman, vicedirettore del programma Asia presso il Wilson Center. La vittoria dei talebani infligge un duro colpo agli interessi strategici dell’India, tanto che quasi sembrerebbe completamente fuori gioco.
Delhi ha tradizionalmente guardato all’Afghanistan attraverso il prisma della sua rivalità con Islamabad. Nel 1996, quando i combattenti talebani hanno preso il potere a Kabul, sostenuti dal Pakistan, l’India ha iniziato a sostenere i combattenti dell’Alleanza del Nord che si opponevano al dominio dei talebani. Dopo l’intervento degli Stati Uniti e della NATO, in seguito agli attacchi dell’11 settembre 2001, l’India ha tenuto le sue forze di sicurezza fuori dall’Afghanistan, poiché gli Stati Uniti non volevano che il Paese diventasse un altro terreno di scontro per Delhi e Islamabad. «Ora l’India deve affrontare una sfida strategica. Percepisce una crescente minaccia ai suoi interessi in termini di sicurezza proveniente dall’Afghanistan», afferma Praveen Donthi, Senior Analyst India di Crisis Group.

«La più grande preoccupazione dell’India è che l’Afghanistan torni ad essere un santuario per le organizzazioni jihadiste transnazionali come al-Qaeda e lo Stato Islamico, così come i gruppi militanti pakistani come Jaish-e-Muhammad e Lashkar-e-Tayyaba, che Delhi teme possano usare il Paese come trampolino di lancio per gli attacchi all’India. Secondo le agenzie di sicurezza indiane, Lashkar-e-Tayyaba è responsabile degli attacchi terroristici del novembre 2008 che hanno ucciso più di 160 persone a Mumbai, e Jaish-e-Muhammad dell’attacco suicida di Pulwama del 2019 a un convoglio di sicurezza sull’autostrada Srinagar-Jammu , che sarebbe stato pianificato nella provincia di Helmand in Afghanistan. Entrambi i gruppi hanno legami tra loro e con i talebani e sono attivi in Kashmir.
Inoltre, l’India è
preoccupata per i probabili flussi di rifugiati.

Sebbene Delhi veda i talebani come sotto l’influenza di Islamabad, i funzionari indiani e altri membri della comunità della sicurezza nazionale sperano che i talebani siano in grado di stringere accordi con altri Paesi da soli, e ipotizzano che possano sapere come manipolare situazioni come la difficile situazione dell’India in rapporto Pakistan a loro vantaggio».

E in questi giorni è arrivato un segnale importante proprio dai vertici talebani, in direzione di autonomia dei talebani dalle posizioni del Pakistan, né sarebbe da escludere a priori che si tratti di una linea concordata proprio con Islamabad. Sher Mohammad Abbas Stanekzai, vice capo dell’ufficio dei talebani a Doha, in un intervento di oltre 40 minuti in lingua pashtu trasmesso sulle tv afgane e diffuso dai social, ha affermato che«L’India è molto importante per questo subcontinente. Vogliamo continuare i nostri legami culturali, economici e commerciali con l’India come in passato. Diamo la dovuta importanza ai nostri legami politici, economici e commerciali con l’India e vogliamo che questi legami continuino.Non vediamo l’ora di lavorare con l’India in questo senso». È la prima dichiarazione diretta all’India da un alto leader dei talebani da quando hanno conquistato il potere a Kabul il 15 agosto. Il segnale è significativo visto il rapporto che lega i talebani al Pakistan, e considerato che Islamabad ha sempre visto i legami dell’India con l’Afghanistan come un’influenza negativa. Stanekzai ha anche detto: «Il commercio con l’India attraverso il Pakistan è molto importante per noi. Con l’India resterà aperto anche il commercio attraverso i corridoi aerei».Affermazione importante, dal momento che il Pakistan ha sempre bloccato il transito, il commercio e l’accesso via terra tra India e Afghanistan. Un segnale di sincerità di queste dichiarazioni è da considerarsi il fatto che i talebani hanno collaborato per l’uscita sicura dal Paese dei diplomatici e cittadini indiani da Kabul.

Per quanto l’Afghanistan sia vitale per gli interessi strategici dell’India nella regione, per quanto abbia partecipazioni sostanziali in Afghanistan in termini di progetti infrastrutturali, e per quanto le opzioni a disposizione di Delhi siano limitate -può disimpegnarsi completamente o coinvolgere i talebani per garantire la protezione dei suoi investimenti e interessi in quel Paese- «è probabile che l’India aspetterà che le acque si calmino e prenda spunto dagli Stati Uniti e da altre potenze occidentali, prima di fare qualsiasi apertura relativa a un impegno diplomatico o economico formale», secondo Praveen Donthi.
«Delhi non ha fretta di riconoscere i talebani come governo legittimo dell’Afghanistan. In una riunione presieduta dal Primo Ministro Narendra Modi, il Comitato di gabinetto per la sicurezza ha ritenuto che l’India non sarà né il primo né l’ultimo Paese a varcare la soglia di riconoscimento. Quasi certamente starà prima a vedere quanto i talebani sono in grado di esercitare un controllo sovrano sul territorio afghano e se sono disposti e in grado di controllare i gruppi che l’India percepisce come minacciosi. Delhi metterà anche alla prova la propria capacità di farsi strada con il gruppo nonostante l’influenza di Islamabad».

Trovare un modo per lavorare con un governo talebano per proteggere i suoi interessi non sarà facile per l’India. Delhi aveva forti legami con il governo del Presidente Ashraf Ghani che i talebani hanno appena rovesciato. Da quando ha normalizzato le relazioni con il governo post-talebano nel 2002, ha investito circa 3 miliardi di dollari in Afghanistan. Il commercio bilaterale tra i due Paesi è aumentato significativamente nel corso degli anni e ha raggiunto 1,5 miliardi di dollari nel 2019-2020.

«Sebbene sia molto improbabile che Delhi riprenda presto i suoi flussi annuali di aiuti all’Afghanistan», stimati in 3 miliardi di dollari, «i funzionari indiani stanno già cercando di stabilire migliori linee di comunicazione con i talebani. Dopo anni di impegno scarso o nullo, però, si è rivelato difficile farlo. Funzionari della sicurezza e diplomatici hanno tentato di contattare i talebani negli ultimi mesi», all’inizio di giugno Delhi ha iniziato a parlare con alcune fazioni e leader dei talebani, «soprattutto di recente, come parte degli sforzi per evacuare i cittadini indiani sulla scia del crollo del governo del Ghani, ma la comunicazione esiste a malapena. Almeno nel breve termine, è probabile che l’India cercherà assistenza dalla Russia e dall’Iran quando avrà bisogno di parlare con i talebani».

Per quanto riguarda il fatto che l’India possa sostenere le forze anti-talebane in Afghanistan, «questa prospettiva è improbabile al momento», afferma Praveen Donthi. «Quando il gruppo è stato al potere, negli anni ’90, Delhi ha allineato la sua politica in Afghanistan con quella di Mosca, che includeva il sostegno alle forze anti-talebane. Ma l’India non sta più seguendo l’esempio della Russia ed è molto improbabile che rischi di aggravare l’acredine con il Pakistan coinvolgendosi in attività anti-talebane. L’India quasi certamente sarebbe preoccupata che tali coinvolgimenti portino a un deterioramento sulla linea di controllo del Kashmir, in un momento in cui le sue risorse e la sua attenzione sono state dirottate sulla gestione delle tensioni al confine con la Cina». Per altro, proprio sul Kashmir, in una intervista a ‘India Today‘, Shaheen ha affermato che, nonostante le sue relazioni con il Pakistan, i talebani vogliono tenersi alla larga dalla rivalità tra India e Pakistan. «Non vogliamo far parte delle rivalità tra voi [India] e il Pakistan». E l’agenzia di stampa ‘ANI‘ ha citato fonti talebane ha sostenuto che i talebani stanno trattando la questione del Kashmir come unaquestione bilaterale e interna‘, nonostante un leader pakistano del partito al governo Tehreek-e-Insaaf sostenga che Islamabad avrà l’aiuto dei talebani per conquistare il Kashmir.

Quello attuale è un momento politico importante per il governo nazionalista indù del Bharatiya Janata Party (BJP). Il partito si sta preparando per le elezioni dell’assemblea del 2022 nello Stato dell’Uttar Pradesh -di gran lunga il più popoloso dell’India- che potrebbero essere un presagio per le elezioni nazionali del 2024. Il BJP tradizionalmente fa campagne su una piattaforma che si basa in gran parte sugli sforzi per dividere gli elettori lungo le linee indù-musulmane e sulla retorica anti-pakistana. «Il BJP non vorrà essere visto trattare con i talebani, che i suoi membri caratterizzano come un gruppo terroristico islamista fabbricato in Pakistan che rappresenta una grave minaccia per l’India. Di conseguenza, il momento politico molto probabilmente imporrà che il governo segua una duplice politica di critica aperta dei talebani ma di impegno con loro di nascosto».

Il caos che il ritiro americano si lascia dietro«rende l’India ancora più vulnerabile di prima alla minaccia alla sicurezza rappresentata dai legami tra l’ISI pakistano e i talebani», afferma Maya Mirchandani, senior fellow presso la Observer Research Foundation. Mentre gli americani facevano la guerra, «l’India ha lavorato per aiutare gli afghani in altri modi: costruendo il loro palazzo del Parlamento, autostrade e dighe, scuole e ospedali». Oltre 400 progetti in tutte le province, i maggiori investimenti includono la diga di Salma nell’Afghanistan occidentale, l’autostrada Delaram-Zaranj «Oggi, tutto quel lavoro e quella fatica sembrano a rischio». E’ chiaro, afferma Mirchandani, «che l’Amministrazione Biden ha deciso che è tempo che i poteri regionali si assumano la responsabilità del proprio cortile in Asia centrale, piuttosto che guardare costantemente a Washington per mantenere un equilibrio di sicurezza e proteggere i loro interessi. Mentre l’India gira in punta di piedi intorno a una crisi umanitaria e aspetta di vedere come i talebani si insedieranno nella sua seconda fase al potere, la Cina si prepara a entrare nel grande gioco con tutte le sue forze, Delhi dovrà chiedersi se sceglierà di impegnarsi con un gruppo che detesta per ragioni tattiche».
Anche Gushan Sachdeva, docente della Jawaharlal Nehru University, sottolinea come l’India potrebbe dover rielaborare la sua strategia di impegno in Afghanistan. I nuovi influencer come Cina, Pakistan, Russia e Iran saranno felici di vedere che l’influenza degli Stati Uniti si riduce ulteriormente. Cina e Pakistan cercheranno di ridurre al minimo l’impegno indiano. L’India è chiamata al pragmatismo, e, a differenza del passato, quando l’India non ha riconosciuto il regime guidato dal Mullah Omar, ora potrebbe fare considerazioni diverse in nome dei suoi interessi nel Paese.
«Non c’è fine ai giochi in Afghanistan. Un nuovo ‘Grande Gioco’ è appena iniziato. L’India deve mostrare pazienza strategica. È una questione di tempo prima che le cose si aprano di nuovo per l’India. Forse se i talebani dimostrassero di non essere mostri medievali ma solo profondamente conservatori, l’India potrebbe aprirsi a loro. Oppure si rivolgeranno all’India per bilanciare il Pakistan. Oppure potrebbe esserci resistenza ai talebani da tutta la regione, il che aprirà ancora una volta nuove opzioni per l’India. Per ora, però, l’India deve prepararsi alla partita lunga», sostiene un altro senior fellow di Observer Research Foundation, Sushant Sareen. Nel contesto di questa lunga partita, il Paese deve «aiutare gli amici dell’India in Afghanistan dando loro rifugio», afferma Sareen, in riferimento alle forze anti-talebane che ha sostenuto negli anni ’90. «Saranno i nostri alleati più forti ogni volta che le cose prenderanno una svolta in Afghanistan. Aiutare gli amici afgani non è solo una risposta emotiva o sentimentale, è anche una risposta strategica. Gli afgani che l’India ha aiutato nei tempi davvero difficili degli anni ’90 sono diventati i nostri più forti alleati negli ultimi 20 anni. Che l’India abbia perso opportunità dopo opportunità in Afghanistan in questi due decenni non è colpa degli afgani, ma dei politici indiani che si sono concentrati maggiormente sul soft power e non abbastanza sullo sviluppo di opzioni di hard power in un Paese duro come l’Afghanistan. Non facciamo due volte lo stesso errore».

In queste ultime ore è arrivata la notizia che ieri l’ambasciatore indiano in Qatar, Deepak Mittal, ha incontrato e avuto colloqui con Sher Mohammad Abbas Stanekzai, capo dell’ufficio politico dei talebani a Doha. Si tratta del primo impegno diplomatico formale da quando i talebani hanno conquistato l’Afghanistan. Senza fretta, ma il riconoscimento indiano del governo talebano si direbbe che si avvicina.

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