domenica, Settembre 26

Afghanistan, il nuovo ‘Grande Gioco’: Islamabad ambiguamente al centro della mischia Per decenni il Pakistan è stato il principale alleato dei talebani e l'Afganistan il mezzo principale di Islamabad per affermare la propria influenza nell'area e sul vicino occidentale. E' ancora così

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Per decenni il Pakistan è stato il principale alleato dei talebani e l’Afganistan il mezzo principale di Islamabad per affermare la propria influenza nell’area e sul vicino occidentale. Una alleanza confusa, visto che il Pakistan da una parte è stato uno dei più forti alleati degli Stati Uniti nella sua ‘guerra al terrore’, e dall’altro ha, appunto, segretamente sostenuto i talebani nella loro lotta contro le forze guidate dagli Stati Uniti.

Il rapporto tra Pakistan e talebani è datato. Il Pakistan ha fornito sostegno politico e militare a diverse fazioni in Afghanistan sin dai primi anni ’70, spiega Muhammad Nadeem Malik, docente Senior all’Università di Melbourne. Durante gli anni ’80, il Pakistan è stato uno dei principali sostenitori dei mujaheddin afgani che combattevano contro l’invasione sovietica e ha ospitato milioni di rifugiati afgani in fuga dalla guerra. Gli Stati Uniti hanno incanalato circa 2-3 miliardi di dollari di assistenza segreta attraverso il Pakistan ai mujaheddin,addestrando oltre 80.000 combattenti.

Anche dopo il ritiro delle truppe sovietiche, nel 1989, gli ufficiali militari pakistani hanno continuato a fornire addestramento e guida ai mujaheddin e infine alle forze talebane per combattere i loro nemici.

Inoltre, alti membri dell’agenzia di intelligence e dell’esercito del Pakistan sono accusati di aver aiutato i talebani a pianificare importanti operazioni militari contro il governo durante la guerra civile afgana negli anni ’90. Il sostegno pakistano al gruppo ha suscitato diffuse critiche internazionali.
Il Pakistan era uno dei tre Paesi a riconoscere ufficialmente il primo governo talebano, quello che durò dal 1996 al 2001.
Il generale Hamid Gul, ex capo dell’Inter-Services Intelligence (ISI) del Pakistan, ha riconosciuto, nel 2014, che
il Pakistan ha utilizzato gli aiuti statunitensi per continuare a finanziare i talebani dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre.
«
È probabile che il Pakistan fornisca ancora oggi un supporto politico e logistico nascosto ai nuovi leader talebani», afferma Muhammad Nadeem Malik. «In passato, la leadership talebana aveva tre consigli consultivi, noti come shura, con sede in Pakistan. Almeno uno di questi shura, con sede a Quetta, sembra che stia ancora operando dal Pakistan». E ora, da molte parti, non solo in Afghanistan, si sta incolpando il Pakistan per il recente successo militare dei talebani. Infatti, sottolinea Crisis Group, molto prima che le ultime truppe statunitensi iniziassero a lasciare l’Afghanistan, e anche prima che l’Amministrazione Trump decidesse di ritirarle, Islamabad ha lavorato per facilitare il ritorno dei talebani al governo di Kabul. L’obiettivo di Islamabad era riportare i talebani alla guida del Paese ma attraverso accordi di condivisione del potere tale che avrebbero ottenuto il sostegno diplomatico ed economico internazionale. La rapida vittoria militare dei talebani e la presa dello Stato afghano sono ora un’opportunità per il Pakistan, ma che comporta notevoli sfide.

Una questione chiave è la composizione del nuovo governo afghano. Islamabad, afferma Samina Ahmed, Project Director South Asia e Senior Asia Adviser di Crisis Group, «è consapevole che un’Amministrazione talebana che non condivide il potere con altre forze politiche potrebbe affrontare le sanzioni occidentali e diventare rapidamente più un peso che una risorsa.È incline a riconoscere un governo talebano, ma riluttante a farlo unilateralmente, timoroso di compromettere le relazioni con l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti e i membri dell’Unione europea.
I massimi esponenti politici insistono sul fatto che
Islamabad prenderà una decisione sul riconoscimento solo dopo essersi consultata con l’estesatroika‘, che, oltre al Pakistan, comprende Stati Uniti, Cina e Russia. Per cercare di eludere le sanzioni, Islamabad sta esortando il movimento a raggiungere un’intesa sulle future strutture di governo con i principali leader afgani, in particolare Hamid Karzai, il primo Presidente afghano dopo l’invasione degli Stati Uniti, e Abdullah Abdullah, che era un alto funzionario sotto il leader deposto Ashraf Ghani. Anche solo la ‘facciata’ di un governo inclusivo potrebbe aprire la strada al riconoscimento del Pakistan, soprattutto se potenze come Cina e Russia seguiranno l’esempio».
L’acquisizione dei talebani consente al Pakistan di aumentare il proprio commercio bilateralecon l’Afghanistan e fornisce una rotta commerciale senza restrizioni ai Paesi dell’Asia centrale. Molteimprese pakistane vedono l’acquisizione dei talebani e il miglioramento delle relazioni con Kabul come un’opportunità per incrementare i flussi commerciali, spiega Ahmed, flussi che si sono ridotti da un massimo di 2 miliardi di dollari nel 2013, quando il Pakistan era il principale partner commerciale dell’Afghanistan, a meno della metà a causa delle tensioni tra Islamabad e Kabul. Ma c’è un aspetto negativo: fin tanto i cittadini afghani dovranno affrontare insicurezza e privazione economica, molte migliaia di rifugiati potrebbero cercare rifugio in Pakistan. I contrabbandieri pakistani stanno già trovando clienti afgani disponibili. Se il Paese subisce una brusca flessione, come appare probabile, ogni speranza di dividendi economici per il Pakistan rischia di essere delusa.

La massima priorità sarà la sicurezza. «Le relazioni del Pakistan con il prossimo governo afghano dipenderanno da come Kabul si occuperà dei militanti pakistani con base in Afghanistan, in particolare del Tehreek-e-Taliban Pakistan(TTP). Gli attacchi nella cintura tribale del Pakistan sono in aumento». Il Ministro degli Interni pakistano, ha confermato che tra i prigionieri liberati il giorno della presa di Kabul vi erano decine di militanti pakistani del TTP che si sono aggregati a quelli afgani. Il capo dell’Esercito pakistano, Qamar Javed Bajwa, ha affermato: «Ci aspettiamo che i talebani siano all’altezza delle promesse fatte alla comunità internazionale di rispettare le donne e diritti umani e che il suolo afghano non venga utilizzato per inscenare aggressioni a nessun altro Paese». Il Ministro degli Esteri pakistano ha auspicato una soluzione pacifica in Afghanistan attraverso un governo di transizione inclusivo, a seguito di ampie consultazioni con tutti i gruppi etnici e le parti interessate. Dichiarazioni in linea con gli auspici dell’alleato americano. Infatti, da quando i talebani hanno preso Kabul, il Pakistan attraverso i suoi vertici, ha dimostrato di barcamenarsi tra gli Stati Uniti e i talebani.
«Il più grande vantaggio del Pakistan è che
l’India perderà la sua influenza in Afghanistan, che è stata vista come una minaccia alla sicurezza del Pakistan», afferma Muhammad Nadeem Malik. E però, a controbilanciare c’è il fatto che «l’acquisizione da parte dei talebani potrebbe anche incoraggiare i gruppi terroristici nazionali all’interno del Pakistan». Così, «il governo dei talebani in Afghanistan potrebbe avere ripercussioni negative sulla sicurezza del Pakistan, in particolare per quanto riguarda i talebani pakistani, il TTP. Il TTP considera l’acquisizione dell’Afghanistan da parte dei suoi omologhi afgani una significativa vittoria ideologica».


«I talebani vorranno evitare di inimicarsi il loro protettore di vecchia data, ma non è chiaro quanto vorranno o potranno contenere i militanti pakistani. Da parte sua, Islamabad probabilmente non vorrebbe abbandonare il suo alleato talebano. Eppure non c’è alcuna garanzia che i talebani si allineeranno ai desiderata di Islamabad», né Islamabad potrà permettersi di scontrarsi con gli Stati Uniti.
Secondo Muhammad Nadeem Malik, «
la chiave per creare pace e stabilità in Afghanistan sarà la cooperazione strategica del Pakistan con tutte le potenze regionali, nonché con gli Stati Uniti. Tale cooperazione, tuttavia, può essere una sfida da raggiungere, dati gli interessi in competizione che hanno a lungo fatto a pezzi questo Paese».

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