sabato, Settembre 25

Afghanistan: il governo del trionfo del talebanismo Ecco gli uomini del governo dei talebani annunciato ieri: l'intransigenza degli uomini degli anni '90 al potere

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Dopo svariati rinvii, i talebani hanno annunciato ieri il nuovo Esecutivo. Si tratta di un governo ad interim, ha precisato il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, nel leggere l’elenco degli incaricati, che guiderà l’Afghanistan per i prossimi mesi o anni, non è dato saperlo, e che è ancora incompleto, verrà allargato prossimamente.


A guidare il neonato Governo sarà il mullah Mohammad Hassan Akhund, nominato Primo Ministro ad interim, il mullah Abdul Ghani Baradar, che nei giorni scorsi si era dato per scontato venisse nominato alla guida del governo, sarà invece vice – Primo Ministro.
Nel gabinetto, poi: Mohammad Yaqoob, Ministero della Difesa; Sirajuddin Haqqani, Ministro degli Interni; Amir Khan Muttaqi, Ministro degli Esteri; Hidayatullah Badri, Ministro delle Finanze; Qari Din Hanif, Ministro del Commercio; Maulvi Abdul Hakim, Ministro della Giustizia; Maulvi Noorullah Munir, Ministro dell’Istruzione; Khalil Haqqani, Ministro per i Rifugiati; Abdul Haq Wasiq, capo dell’intelligence; Zabihullah Mujahid, viceministro dell’Informazione e della Cultura;

Si tratta di un governo composto in gran parte da uomini che hanno gestito il potere negli anni ’90, durante il primo governo talebano, e la composizione rispecchia gli equilibri di potere all’interno del gruppo. Non è ilgoverno inclusivoche i talebani avevano ripetutamente promesso in queste settimane, né dal punto di vista politico, né da quello etnico, infatti la stragrande maggioranza degli incarichi sono andati a pashtun, nulla è stato lasciato alla grande diversità etnica del Paese.

Mohammad Hassan (Akhund), Primo Ministro, originario di Kandahar, è a capo del consiglio direttivo dei talebani, dal 2001 è considerato un terrorista dalle Nazioni Unite, giudicato uno dei ‘più pericolosi terroristi talebani’, ed è ritenuto un terrorista anche dall’Ue e dal Regno Unito, sanzionato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Il mullah è stato Ministro degli Esteri sotto il regime dei talebani tra il 1996 e il 2001, governatore di Kandahar e consigliere politico del mullah Omar, di cui era uno stretto collaboratore.
Durante i due decenni di insurrezione dopo la caduta dei talebani, nel 2001, è rimasto nell’ombra, aiutando a coordinare e dirigere il consiglio direttivo dei talebani a Quetta, in Pakistan.

Abdul Ghani Baradar, vice-primo Ministro, è cofondatore e vice-capo politico dei talebani (il capo è Haibatullah Akhundzada, comandante supremo dei talebani e ora suprema autorità dell’Afghanistan), capo dell’ufficio politico dei talebani a Doha, è il principale volto pubblico dei talebani, il volto della diplomazia dei talebani.
Nato nel 1968, nella provincia di Uruzgan, nel sud dell’Afghanistan, appartiene alla influente tribù Popalzai Pashtun, è stato il principale vice del mullah Mohammed Omar, fondatore dei talebani, con il quale prima ha combattuto nella stessa unità di mujahidin nella guerra contro i sovietici, poi, dopo aver fondato una madrasa a Kandahar, ha co-fondato i talebani, nel 1994. E’ stato il comandante più fidato del Mullah Omar, la loro amicizia risaliva all’adolescenza. Al mullah Mohammed Omar deve il nome Baradar, che significa ‘fratello’.
E’ stato considerato uno stratega molto efficace, architetto chiave dell’ascesa al potere dei talebani nel 1996. Nel primo governo talebano, quello dal 1996 al 2001, ha ricoperto diverse posizioni di governo di alto livello, tra le quali anche quella di vice Ministro della Difesa.
Nel novembre 2001, mentre le truppe americane erano a caccia dei talebani, avrebbe portato in motocicletta mullah Omar oltre il confine con il Pakistan. Si crede anche che abbia cercato di mediare la resa del gruppo all’allora Presidente afghano appena nominato Hamid Karzai, con il quale in queste settimane ha condotto i colloqui per la formazione di quello che viene definito il ‘governo inclusivo’ dei
talebani versione 2021. Quando quella resa fu respinta, si dedicò all’organizzazione dell’insurrezione, divenendone di fatto il fulcro. E’ stato un attore di primo piano nella Quetta Shura, dirigendo le operazioni talebane dal territorio pakistano.
Era
molto legato a Osama bin Laden.
Baradar è stato
catturato nella città portuale pakistana di Karachi nel 2010, in un’operazione congiunta con l’intelligence statunitense. Dopo tre anni in una prigione pakistana, è stato rilasciato agli arresti domiciliari nel 2013. È stato rilasciato nel 2019, dietro pressione americana, condotta da Zalmay Khalilzad -l’inviato speciale degli Stati Uniti per l’Afghanistan- in modo da poter negoziare l’accordo di pace poi concluso con l’Amministrazione Trump nel 2020. E’ stato, infatti, il principale negoziatore dei talebani a Doha. Nel corso dei negoziati ha sviluppato una relazione molto buona con l’inviato americano ai colloqui di pace, Khalilzad, il che potrebbe far ritenere che sia l’uomo di collegamento e di dialogo degli americani -attraverso Khalilzad- con i talebani e il loro governo. Baradar esprime un’immagine moderata, quella di un leader politico, fermo e deciso ma dialogante, e non un leader militare. Nel 2020, Baradar è stato il primo leader talebano a parlare direttamente con un Presidente degli Stati Uniti, una conversazione telefonica con Donald Trump, dopo un incontro con il Segretario di Stato Mike Pompeo. Con il Pakistan (grande sostenitore dei talebani), secondo rumors ben accreditati, non avrebbe invece un buon rapporto, nutrirebbe ancora molto risentimento contro il Paese per la sua prigionia.
Fino al suo arresto, Baradar aveva guidato le operazioni militari del movimento, e sotto la sua guida le unità erano note per il loro abile uso delle tattiche di guerriglia. Uomo dal ‘
contegno pacifico‘, ha approvato tutti gli attentati suicidi.
Baradar,
dopo il rilascio, ha vissuto a Doha, in Qatar, dove i talebani hanno l’ufficio politico, che lui dal 2019 ha diretto, fino al suo ritorno in Afghanistan, a poche ore dalla conquista del Paese, nella città meridionale di Kandahar, luogo di nascita del gruppo, per un benvenuto da eroe, con migliaia di combattenti e residenti che lo salutavano con acclamazioni, fuochi d’artificio e raffiche di mitra.
Dopo che i talebani hanno preso Kabul, il 15 agosto, è stato Baradar a pronunciare il discorso della vittoria da Doha. «
Non c’era nessuna aspettativa che avremmo ottenuto la vittoria in questa guerra», ha detto, esortando i suoi combattenti ad «essere umili davanti a Dio» e non «agire con arroganza». Ora, ha detto, «verrà mostrato come possiamo servire la nostra Nazione. Possiamo assicurare che la nostra Nazione abbia una vita pacifica e un futuro migliore».
Come leader diplomatico dei talebani, ha firmato l’accordo di pace con l’Amministrazione Trump nel febbraio 2020, quello che ha stabilito la tabella di marcia per il ritiro delle forze statunitensi e della NATO dall’Afghanistan. Ha anche i
ncontrato il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, a Tianjin, e di fatto gestito le relazioni diplomatiche del gruppo.

Mohammad Yaqoob, Ministro della Difesa, è il figlio del fondatore dei talebani, mullah Omar. Ha gestito le operazioni militari del gruppo insieme a Sirajuddin Haqqani. È stato proposto come leader generale del movimento durante varie lotte per la successione, ma lui ha proposto Akhundzada, nel 2016, perché sentiva che gli mancava l’esperienza sul campo di battaglia ed era troppo giovane. Di lui si conoscono pochi dettagli. Si ritiene che abbia poco più di 30 anni e che abbia studiato in un seminario in Pakistan e che ora viva in Afghanistan. E’ considerato meno dogmatico del padre.

Sirajuddin Haqqani, Ministro degli Interni, è il leader della rete Haqqani e secondo vice leader talebano
Leader della rete terroristica che porta il suo cognome -Haqqani- in Pakistan e nell’Afghanistan orientale, Sirajuddin Haqqani, 48 anni, è diventato il secondo vice leader talebano dopo la fusione dei gruppi. Figlio di una leggendaria figura di mujahidin, ha guidato gran parte dei recenti sforzi militari.
La rete Haqqani è stata fondata dal padre di Sirajuddin, Jalaluddin, negli anni ’80, e risale alla guerra contro li sovietici. Si sono aggregati ai talebani nel 1995, e si sono integrati sempre più nella guerra dei talebani contro gli Stati Uniti e i loro alleati dal 2001, durante la quale hanno ripreso la strategia di guerriglia asimmetrica adottata contro i sovietici. Sirajuddin è diventato il capo della rete Haqqani dopo la morte di Jalaluddin, nel 2018. È nella lista dell’FBI dei sospetti più ricercati, descritto come ‘armato e pericoloso’. Il gruppo jihadista è stato accusato di una serie di attacchi terroristici in Afghanistan, incluso il micidiale attacco del 2008 al Serena Hotel a Kabul, per il quale Sirajuddin Haqqani ha ammesso la responsabilità. Al gruppo di Sirajuddin sono stati attribuiti alcuni degli attacchi più violenti avvenuti in Afghanistan contro le forze afgane e i loro alleati occidentali negli ultimi anni. La rete Haqqani è attualmente uno dei gruppi militanti più potenti e temuti della regione.
Si ritiene che Sirajuddin Haqqani si sposti tra l’Afghanistan e il Pakistan e si dice che sovrintenda alle finanze e alle risorse militari nei due Paesi.
Suo fratello, anche lui un leader chiave dei talebani, è stato catturato dalle forze statunitensi in Bahrain nel 2014 e trasferito nella prigione di Bagram, prima di essere rilasciato in uno scambio di prigionieri quattro anni dopo.
Sovrintende a una vasta rete di combattenti, scuole religiose e imprese con forti legami con i Paesi arabi del Golfo da una base nelle aree tribali del Pakistan. Conosciuta per i suoi stretti legami con i servizi segreti pakistani, la rete Haqqani è diventata l’oppositore più accanito della presenza statunitense in Afghanistan, responsabile della presa in ostaggio di americani, di complessi attacchi suicidi e omicidi mirati.
Haqqani e la sua rete hanno anche alcuni dei legami più forti e longevi con Al Qaeda. Dalla loro roccaforte al confine con il Pakistan, hanno aiutato il leader di Qaeda, Osama bin Laden, a fuggire dal suo quartier generale a Tora Bora dopo l’invasione americana nel 2001. Sirajuddin Haqqani è l’uomo di collegamento tra i talebani e al-Qaeda.

Amir Khan Muttaqi, Ministro degli Esteri, fino a poco tempo fa era a capo della potente Commissione di invito e guida dei talebani, responsabile di aver convinto molti membri dell’esercito e delle forze di polizia afghane ad arrendersi negli ultimi mesi. ministro dell’informazione e della cultura, poi ministro dell’istruzione, nel primo governo talebano. Durante gli ultimi 20 anni ha contribuito a plasmare la strategia del gruppo per la propaganda e la guerra psicologica, prima di servire come capo dello staff del leader supremo e come membro della delegazione politica dei talebani in Qatar.
È stato tra i leader talebani che hanno tenuto colloqui segreti con funzionari americani nel corso degli anni ed è stato tra i primi alti esponenti talebani visti incontrare ex funzionari afgani.

Khalil Haqqani, Ministro per i Rifugiati, è un rappresentante speciale del capo supremo dei talebani e uno zio del vice capo dei talebani. È stato a lungo un importante raccoglitore di fondi per la rete Haqqani, con stretti legami nella regione del Golfo, ed è incluso nelle liste statunitensi e delle Nazioni Unite dei terroristi globali.
Negli ultimi giorni ha svolto un ruolo pubblico nello stabilire l’autorità talebana a Kabul. È stato la figura principale dei talebani nell’assicurare il bayat, un giuramento di fedeltà islamico, da importanti personaggi afgani nelle ultime due settimane.

Zabihullah Mujahid, viceministro dell’informazione e della cultura, è portavoce del gruppo dal 2007. Durante gli ultimi 20 anni ha comunicato con i giornalisti solo via telefono o tramite messaggi di testo. L’interazione con i media il 17 agosto è stata la prima volta che è stato visto in pubblico.
Dice di avere 43 anni e di essere originario della provincia di Paktia, sposato con diversi figli. Ha anche detto di avere un master in studi religiosi, e di aver ricoperto un incarico di basso livello presso il Ministero della Cultura e dell’Informazione nel primo governo talebano, e che in seguito, prima di essere nominato portavoce, ha combattuto a fianco degli insorti.
Dal 17 agosto ha svolto un ruolo primario nel cercare di sollecitare gli afghani e il mondo ad accettare i talebani come legittimi governanti dell’Afghanistan e nel dire che il gruppo si stava allontanando da alcune delle dure politiche del suo primo mandato al potere.

Abdul Haq Wasiq, capo dell’intelligence, era uno dei cinque prigionieri di Guantanamo Bay rilasciati in cambio dell’ultimo prigioniero di guerra statunitense, il sergente Bowe Bergdahl. Dopo il suo rilascio, è andato a Doha, in Qatar, ed è diventato un membro chiave del gruppo di lavoro dei colloqui dei talebani con gli Stati Uniti. È originario della provincia di Ghazni e si ritiene che abbia circa 50 anni.
Wasiq assume il ruolo chiave di guidare la stessa agenzia di intelligence dove ha ricoperto la carica di vice negli anni ’90. L’agenzia di intelligence è stata fondamentale per la presa del potere dei talebani come stato di polizia che gestiva ampie reti di informatori. Si ritiene abbia stretti legami con Al Qaeda.

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