sabato, Dicembre 4

Afghanistan: giochi internazionali, papaveri e fame Sono molte sfide diverse: collasso internazionale, regionale, interno, economico, resistenza delle donne, resistenza della nuova generazione. L'Afghanistan è cambiato. Finora, sembra che i talebani non siano cambiati

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In Afghanistan la crisi umanitaria è già in atto, il Paese è già economicamente crollato. Basti quanto in questi giorni da più parte si denuncia: le famiglie sono costrette a vendere le proprie figlie per potersi sfamare. Nè potrebbe essere altrimenti. I prezzi di cibo e carburante sono quasi raddoppiati dallo scorso 15 agosto. Non c’è moneta circolante, le banche non rilasciano soldi, la disoccupazione è salita alle stelle, e molti di coloro che un lavoro lo hanno non vengono pagati da mesi. All’orizzonte, c’è la crisi incombente degli sfratti che caccerà in mezzo alla strada migliaia di famiglie che non possono più pagare gli affitti.

Nel contesto di questa crisi, mentre il duro inverno himalayano è iniziato, una ondata di criminalità aggrava ulteriormente la situazione, determinando una crisi della sicurezza che sta mettendo a repentaglio lo stesso regime. Fonti dei media internazionali, affermano che rapimenti ed estorsioni sono all’ordine del giorno, con combattenti talebani che uccidono su contratto per guadagnare denaro poiché non vengono pagati; 2.000 dollari per rapire qualcuno e 5.000 per uccidere qualcuno. Le bande vagano per le strade, fermandosi, perquisendo e derubando le persone a caso. Uomini armati fermano regolarmente le auto e derubano gli occupanti. In alcuni centri ci sarebbero due o tre casi di decapitazione al giorno.

I talebani non riescono fermare la criminalità comune che devasta le città, anzi, molti di loro ne fanno parte. La situazione viene paragonata a quella che si era venuta a creare con i ‘signori della guerra’ negli anni ’90.

Un ex funzionario del governo afghano, a ‘Foreign Policy‘ ha dichiarato «Kabul è una città perduta e morta». Funzionari dell’ex governo, servizi di intelligence e militari sono stati rapiti dalle loro case, dopo aver richiesto i passaporti e aver fornito informazioni biometriche e di identificazione, ha affermato. I talebani stanno anche utilizzando elenchi di ex funzionari e attivisti civili per individuare i loro figli e rapirli per chiedere il riscatto; se i soldi del riscatto non ci sono, i rapiti vengono uccisi. Si parla di più di 40 rapimenti di uomini d’affari in due mesi, ma il numero potrebbe essere molto più alto, ovviamente non ci sono statistiche ufficiali.
Questo deterioramento della sicurezza è dovuto anche alle lotte intestine, con diverse fazioni talebane che si contendono il controllo di Kabul, e con i vertici che stanno cercando di impedire la defezione dei militanti, molti dei quali sarebbero pronti a entrare nello Stato Islamico. Ora l’incapacità dei talebani di domare l’ondata di criminalità rischia di scatenare disordini civili e portare la popolazione, già molto frustrata, al punto di rottura. In questa situazione basta una piccola scintilla per innescare disordini e gravi rivolte, e in prospettiva forse la guerra civile.

‘Foreign Policy‘ ha intervistato Rahmatullah Nabil, ex capo dell’agenzia di intelligence dell’Afghanistan, il National Directorate of Security (NDS), che ha lasciato il suo incarico in disaccordo con l’ex Presidente afghano Ashraf Ghani, nel 2015.

«Penso che ci sia stato qualche errore di calcolo da parte dei talebani», afferma Nabil. «Nel 1996, sono stati accolti dalla gente come gli angeli salvifici. A quel tempo ero a Kabul; la gente gettava loro fiori perché era stufa del conflitto tra i signori della guerra. Ora la situazione è totalmente diversa. L’aspettativa è alta, la generazione è cambiata, e almeno», prima del 15 agosto, c’era un sistema,per quanto corrotto. «Più del 60-65% degli afgani ha 30 anni o meno e non ha mai vissuto l’era dei talebani. E a quel tempo, il Mullah Mohammad Omar aveva carisma come leader dei talebani. Ora nessuno sa cosa pensa il leader talebano Mullah Haibatullah Akhundzada, come pensa il primo ministro Mullah Hassan Akhund, come pensa il vice leader talebano e ministro degli interni Siraj Haqqani».
Il 30 ottobre, il ‘leader supremo’ dei talebani, il mullah Hibatullah Akhundzada, ha preso parte a una cerimonia pubblica a Kandahar, nell’Afghanistan meridionale. L’uscita pubblica è la prima in assoluto dalla sua nomina, nel 2016, ed è stata resa nota dai funzionari talebani. «Il comandante dei credenti, lo sceicco Hibatullah Akhundzada, è apparso in un grande raduno presso la famosa madrassa Hakimiya e ha parlato per dieci minuti con i valorosi soldati e discepoli», ha dichiarato il governo talebano con un messaggio audio. Secondo le agenzie, Akhundzada è arrivato in questa scuola coranica a Kandahar con un convoglio di due auto sotto massima sicurezza e non sono state autorizzate fotografie. Quale ‘leader supremo’, Akhundzada è responsabile del mantenimento dell’unità all’interno del movimento ed è l’immagine carismatica che dovrebbe tenere insieme il Paese. La sua uscita, dopo anni in cui mai si è fatto vedere, è la dimostrazione forse che i vertici si stanno rendendo conto che la situazione potrebbe sfuggire loro di mano, sia per le lotte intestine all’interno del movimento, sia per la frustrazione della popolazione, così provano usare l’ultima arma di persuasione che dovrebbe essere il carisma del loro leader.

«La situazione della sicurezza peggiorerà durante l’inverno, ma la primavera rappresenterà una grande sfida per gli afgani, per i talebani, poiché la situazione economica è pessima e il conflitto interno sta peggiorando. Ci sono molti fattori che favoriscono il reclutamento per lo Stato Islamico-Provincia di Khorasan. Delle ANDSF», Afghan National Defense and Security Forces, «che sono state lasciate indietro, ricevo segnalazioni da diverse aree che, per avere una certa protezione, vedono lo Stato Islamico come una piattaforma migliore per se stessi. E penso che lo Stato Islamico li stia accettando», ha affermato Nabil.
«La leadership dei talebani in generale è tra l’incudine e il martello. Se fanno dei cambiamenti e includono afghani istruiti, tecnocrati o donne nel loro sistema, perderanno il sostegno dei loro combattenti a cui è stato fatto il lavaggio del cervello per 20 anni che un talebano vittorioso avrebbe attuato la legge della sharia: niente donne, niente tecnocrati, niente uno che lavorava per il governo ‘fantoccio’ degli occupanti americani. Questo era l’unico modo per reclutare combattenti. Se cedono alle pressioni della comunità internazionale, perderanno il loro motore di guerra. Temono che la giovane generazione estremista dei loro combattenti possa unirsi allo Stato Islamico-Khorasan, che ha un’agenda regionale. Se perdono il sostegno della popolazione perché non sono in grado di alleviare la povertà o affrontare la situazione economica, ciò avrà un impatto sulla loro legittimità in tutta la regione».

In questo scenario si muovono gli unici ‘alleati’ dei talebani, ma secondo Nabil saranno tutt’altro che di effettivo aiuto. «Russia, Iran, Pakistan, stanno tutti facendo il doppio gioco», afferma Nabil.

«All’inizio l’Iran pensava di poter lavorare con i talebani una volta che gli Stati Uniti fossero usciti dalla regione. Vogliono avere una relazione con i talebani perché non sono controllati dagli Stati Uniti, e quindi possono ridurre la pressione delle sanzioni» statunitensi «commerciando attraverso l’Afghanistan. Ora vedono che il monopolio del potere è nelle mani di un piccolo gruppo -niente sciiti, niente hazara- e quindi si preoccupano dei loro interessi strategici.

I russi stanno facendo il doppio gioco, provando approcci sia soft che hard-power, attraverso l’Uzbekistan, che può aiutare con grandi progetti, e il Tagikistan, dove consentono di basare la resistenza nel caso in cui ne abbiano bisogno in futuro». Resistenza sulla quale Nabil non punta molto. «La resistenza deve ancora avere un’unità di messaggio e scopo. Ci vorrà un po ‘di tempo. Sono abbastanza sicuro che non ci sarà una sola resistenza sotto Ahmad Massoud. Probabilmente ce ne saranno molti altri con approcci e strategie differenti». Nabil si dice convinto che la maggioranza del Paese non punta allo scontro con i talebani, piuttosto a una resistenza «per un sistema moderato, in cui le società tradizionali e moderne dell’Afghanistan trovano una soluzione».

Altro interesse dei russi è la droga. «Uno dei principali punti all’ordine del giorno della Russia è convincere i talebani a fermare il commercio della droga perché la Russia ha molta vulnerabilità da questo. L’Iran ne sta beneficiando poiché la maggior parte di questi signori della droga paga circa 2.000 dollari di tasse per chilogrammo per un passaggio sicuro attraverso il confine. In Pakistan, alcuni ufficiali dell’Esercito fanno lo stesso, trasportando la droga da Chaman a Karachi». E anche qui i talebani sono tra incudine e martello.

Trovare una alternativa ai papaveri e dall’oppio per la grande popolazione agricola del Paese è uncompito formidabile‘, avverte Robert Looney, docente alla Naval Postgraduate School di Monterey, della California. «L’Afghanistan ha prodotto circa l’85% dell’oppio mondiale nel 2020. Negli ultimi anni, il raccolto di oppio ha generato direttamente tra il 7 e il 12% del prodotto interno lordo dell’Afghanistan. Tuttavia, il suo contributo è significativamente più alto se si considerano i legami dell’oppio con l’economia formale del Paese. La raccolta dell’oppio ha generato circa 119.000 posti di lavoro a tempo pieno nel 2019, ad esempio, mentre l’economia dell’oppio coinvolge migliaia di lavoratori aggiuntivi come commercianti di oppio, produttori di eroina e spacciatori nazionali». «Un divieto alla produzione interna di oppio potrebbe aiutare i talebani a ottenere una più ampia accettazione internazionale e forse a ripristinare parzialmente i loro flussi di aiuti. Quando erano in precedenza al potere, i talebani hanno vietato la coltivazione del papavero nel 2000 , quasi eliminandone la produzione. Tuttavia, i costi sono stati elevati, con perdite di reddito significative per circa 3,3 milioni di persone. Attualmente, un divieto alla produzione di oppio sarebbe ancora più problematica, in quanto comporterebbe costi aggiuntivi, in particolare alla luce dei cambiamenti significativi nei mercati globali della droga di oggi rispetto al 2001. In particolare, una notevole concorrenza da oppioidi sintetici economici e potenti significa che, se i talebani applicassero un divieto in Afghanistan anche solo per un anno o due, i produttori afgani potrebbero subire una perdita permanente di quote di mercato a favore di farmaci come il fentanyl nei mercati europei altamente redditizi della droga. Qualsiasi taglio alla produzione di droga avrebbe un costo elevato in termini di occupazione e reddito per una popolazione già impoverita. Allontanerebbe ampi segmenti della popolazione agricola dell’Afghanistan e aggraverebbe significativamente la crisi umanitaria che è già in corso, con implicazioni regionali».

Tornando agli alleati, «i cinesi erano eccitati all’inizio, poiché pensavano di poter usare i talebani per controllare il movimento per l’indipendenza del Turkestan orientale», un gruppo uiguro che sfida l’autorità di Pechino sulla regione cinese dello Xinjiang. «Ma ora vedono che non è così, poiché le organizzazioni terroristiche regionali hanno più potere dei talebani nel nord dell’Afghanistan, dove ha sede il movimento», afferma Nabil.

«All’interno dei talebani… gli Haqqani hanno preso il controllo di Kabul e Siraj Haqqani sta trasformando il ministero degli Interni in un super ministero attraverso il quale vuole il controllo dei confini, degli aeroporti, dei passaporti, dei governatori distrettuali e dei capi di polizia. Ha sicurezza e intelligence. Il Ministero della Difesa non sarà forte perché pensano che, poiché non stanno combattendo un altro Paese, non hanno bisogno di un esercito forte, solo 60.000 o 70.000 per trovare un posto per i loro soldati e comandanti di corpo. Questo sta aumentando le tensioni tra le fazioni.

Il Pakistan ha dato tutto il suo sostegno a Haqqani per diventare unsuper ministro‘. Ma sono preoccupati per il modo in cui i talebani stanno conducendo in Paese. Se i talebani crollano, il Pakistan pagherà un prezzo molto alto perché ha investito 20 anni e ha perso molto sostegno internazionale. Stanno cercando di convincere i talebani a includere tecnocrati pro-Pakistan nel loro sistema in cambio di pressioni per il riconoscimento internazionale. E sono preoccupati per un contraccolpo dei talebani pakistani perché la vittoria dei talebani ha sollevato il morale di tutti i gruppi estremisti in tutto il mondo. Queste sono molte sfide diverse: collasso internazionale, regionale, interno, economico, resistenza delle donne, resistenza della nuova generazione. L’Afghanistan è cambiato. Finora, sembra che i talebani non siano cambiati».

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