sabato, Settembre 25

Afghanistan: cimitero degli imperi Una presa della capitale da parte dei talebani senza spargimento di sangue, ma il dopo non si prevede incruento. “Sarà una guerra brutale. I talebani sono più di un gruppo, hanno la loro ideologia e questa è più potente di 100 carri armati o aerei”, ci dice in questa intervista Peter Suciu scrittore e giornalista freelance americano di Difesa, tracciando il futuro del Paese e dei talebani dopo la presa di Kabul

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Ieri, 15 agosto 2021, Kabul si è arresa, senza che le forze di sicurezza nazionali afghane provassero opporsi, l’Afghanistan è nelle mani dei talebani.
Una conquista lampo della città che ha lascito i più sbalorditi, nulla infatti di quanto accaduto era stato previsto.
Nella notte prima che i talebani entrassero in città, senza trovare alcuna resistenza, avevamo scambiato qualche considerazione con Peter Suciu, scrittore e giornalista freelance di Difesa di svariate testate americane, tra le quali ‘
Newsweek‘, ‘Forbes‘, ‘The New York Post‘, ‘FoxNews.com‘, ‘CNN‘. ‘National Interest‘,
Questa è una guerra di religione. Ma non l’Islam contro l’Occidente, bensì l’isolamento dell’Afghanistan contro l’influenza esterna”, esordisce Suciu.
Peter Suciu è tra l’altro un esperto studioso degli assedi. Gli avevamo chiesto d’immaginare come avrebbe potuto essere l’assedio di Kabul, in quelle ore infatti si riteneva ancora che almeno nella capitale le forze di sicurezza opponessero resistenza e che anche la popolazione avesse volontà di resistere. “
Mi aspetto che questo sia un assedio sanguinoso e violento, molto simile alla caduta di Costantinopoli nel 1453, a Parigi nel 1871 o a Berlino nel 1945. È probabile che le forze afghane possono semplicemente deporre le armi, non c’è nessun posto dove scappare, quindi questa potrebbe essere davvero l’ultima resistenza”. Resistenza che non c’è stata, come avremmo scoperto poche ore dopo.
I talebani potrebbero cercare di conquistare cuori e menti. Potremmo non capirlo, ma i talebani potrebbero credere di essere i legittimi governanti della Nazione, così come i difensori della fede. Ci sono probabilmente molti che hanno visto gli sforzi per modernizzare la Nazione (anche occidentalizzare) avvenuti troppo rapidamente. Queste persone forse non accettano ragazze a scuola, donne che svolgono un lavoro, pur non essendo necessariamente pro-talebani, potrebbero semplicemente volere che le cose tornino alla vecchia normalità. I media occidentali hanno discusso di come le cose torneranno probabilmente a come erano prima, ma dobbiamo renderci conto che questo ènormaleper molti nel mondo islamico. Non vedono i talebani tanto radicali o estremisti quanto piuttosto devoti. Al contrario, l’Occidente può essere visto come moralmente corrotto”.

L’Afghanistan è stato chiamato il cimitero degli imperi per una buona ragione, ci dice Suciu. “I potenziali conquistatori non riescono a capire la determinazione del popolo, e questo risale a secoli prima dell’Islam. Alessandro Magno non riuscì a trattenersi, gli inglesi si trovarono in molteplici disastri nel XIX e all’inizio del XX secolo in Afghanistan l’Unione Sovietica ha visto il suo declino accelerato dalla sua guerra in Afghanistan”.
Suciu ha previsto il tipo di attacco alla capitale. “
I talebani non dispongono di un’aviazione, ma hanno catturato alcuni aerei. Tuttavia, questo sarà più probabilmente un attacco in stile fanteria. Questo potrebbe essere un caso in cui una forza più grande e meglio equipaggiata non riesce a mantenere il terreno perché ha perso la volontà di combattere”.

Resa e fuga sono le parole che hanno costellato il 15 agosto di Kabul. La resa delle forze di sicurezza afgane, in primo luogo per demotivazione, e in secondo luogo perchè, come hanno rilevato gli analisti, con l’uscita degli americani, si è interrotta la catena dei rifornimenti, sia militari sia per il sostentamento personale; la fuga dei civili, molti verso l’aeroporto nel tentativo di imbarcarsi sugli aerei che stanno evacuando gli occidentali, altri diretti in non meglio identificati campi di rifugio, altri alla ricerca di vie per uscire dal Paese, altri ancora in fuga verso non si sa dove e in sostanziale resa ai talebani perchè, come dice oggi uno di questi uomini a ‘CNN‘, «Vogliamo la pace. Siamo stanchi di questa guerra in corso che ci viene imposta da Paesi stranieri negli ultimi 45 anni. Ecco perché tutti gli afghani sono stanchi». Insomma, una presa della capitale praticamente senza spargimento di sangue, ma quello che si prepara per il dopo non pare incruento. “Sarà una guerra brutale”, afferma Peter Suciu. “I talebani sono più di un gruppo. È un ideale e potrebbe essere difficile da sconfiggere.
Quando gli Stati Uniti hanno invaso nel 2001, mi è stato detto da alcuni che c’era speranza per le ragazze e le giovani donne. L’ho detto allora, e ne sono ancora convinto oggi, quella era la linea d’azione sbagliata. È stato un balzo in avanti troppo radicale. Avevamo bisogno di occidentalizzare i ragazzi e i giovani. Dovevamo permettere alle loro figlie di andare a scuola. Dobbiamo capire che non possiamo prendere i nostri valori occidentali e aspettarci che una Nazione che è stata isolata per secoli si adatti ai nostri modi”.

Kabul oggi è conquistata come gran parte del resto del Paese. Ma i talebani avranno strategia e equipaggiamenti militari per portare la tenuta?I talebani sono diventati più forti a ogni vittoria”, rileva Suciu. “Proprio come l’ISIS ha catturato l’equipaggiamento iracheno e siriano, ora i talebani hanno catturato l’equipaggiamento americano fornito al governo afghano. Ciò includerà tutti i tipi di hardware militare che i talebani non possedevano fino a pochi mesi fa. Ma come ho detto, non hanno bisogno delle armi. Hanno la loro ideologia e questa è più potente di 100 carri armati o aerei”.

La ‘CNN‘ riferisce, raccontando il risveglio di lunedì 16 agosto a Kabul, di «scene inquietanti, bizzarre e surreali». «I talebani sono ora onnipresenti, camminano per le strade con disinvoltura e con armi americane al seguito»; «combattenti talebani, rilassati e giubilanti, in piedi davanti all’Ambasciata degli Stati Uniti e al palazzo presidenziale». «In tutta la città, l’influenza dei talebani sulla città è già diventata visibile».
Mi aspetto che i talebani ottengano una vittoria di Pirro”, prosegue Suciu, disegnando lo scenario del dopo conquista. “Vinceranno la guerra, ma Kabul sarà in rovina. Nel breve periodo ai talebani potrebbe non interessare, ma mancano le risorse per ricostruire. Quindi avranno una città in rovina che può a malapena funzionare. La loro ideologia non aiuterà le cose. È improbabile che l’Occidente riconosca i talebani se prendono la città con la forza, e questo peggiorerà ulteriormente la situazione. Infine, è probabile che la Cina possa intervenire come salvatore. Pechino potrebbe riconoscere i talebani come governo legittimo e offrirsi di aiutare a costruire e riparare la Nazione”. E questo era già evidente a luglio, quando una delegazione di alto livello dei talebani è stata ricevuta dal Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, per un vertice di due giorni a Tianjin. “Ma Pechino lo farà in quanto fa parte della sua iniziativa sulla nuova Via della Seta. La Cina potrebbe pensare di poter domare la Nazione, ma la Repubblica Popolare Cinese potrebbe essere solo la prossima vittima nel cimitero degli imperi. La differenza potrebbe essere che la Cina combatterà in un modo che gli Stati Uniti e i suoi alleati non hanno fatto. Potrebbe non essere questa guerra a distruggere l’Afghanistan, ma la guerra che la Cina combatte lì. Mi aspetto che tra 20 o 30 anni la Cina se ne vada con vergogna proprio come tutti gli altri. L’Afghanistan rimarrà”.

L’uscita degli Stati Uniti da Kabul viene paragonata all’uscita dal Vietnam e alla caduta di Saigon. Cosa c’è di diverso e cosa c’è di simile in questa ‘fuga’ delle forze americane? “Il Presidente Biden ha detto che non sarà così, ma come potrebbe non esserlo?! La domanda è se i talebani aspetteranno che gli Stati Uniti se ne vadano con la loro gente, o decideranno di mettere in scena uno spettacolo che suggerisca al mondo che hanno cacciato gli americani. Nell’ultimo caso, gli Stati Uniti combatteranno una battaglia campale e questo distruggerà ulteriormente la città. È improbabile che gli Stati Uniti rimangano”, afferma Peter Suciu.
Un ultimo punto, fintanto che i talebani non permetteranno ad Al Qaeda 3.0 o ad un gruppo simile di operare dall’Afghanistan, è possibile che la Nazione torni ad essere una Nazionerestrictive‘, che ha poca tolleranza per la cultura occidentale, una Nazione che non ha diritti per le donne e una Nazione che farebbe saltare in aria una statua di Buddha perché è offensiva. Tutto questo è successo prima e a nessuno importava davvero fino all’11 settembre 2001. Se i talebani prendono il controllo ma poi diconofaremo ciò che vogliamo nei nostri confini e non minacceremo nessun altroci sono poche ragioni per pensare che sarà un problema. A meno che, naturalmente, la Cina non decida di essere coinvolta, ma questo non significherebbe nulla per gli Stati Uniti. L’Afghanistan è davvero il cimitero degli imperi, ma solo di coloro che si preoccupano di essere coinvolti nei suoi affari. Se non fosse stato per gli attacchi dell’11 settembre non ci sarebbe stato motivo per gli Stati Uniti di entrare. Questo fatto probabilmente non è sfuggito ai talebani. Quindi immagino che al prossimo gruppo terroristico che cerca rifugio verrà detto di trovare un altro posto dove andare. Le Nazioni hanno imparato questa lezione con l’OLP negli anni ’60 e ’70, e i talebani l’hanno imparata nel 2001. È molto improbabile che i talebani abbiano obiettivi oltre a riprendere il controllo di quella che considerano la loro Nazione”.

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