domenica, Settembre 26

Afghanistan: anche Draghi non è stato all’altezza La posizione italiana in termini di politica estera italiana e di politica europea, nei giorni in cui cadeva Kabul (e l'Occidente perdeva la faccia) e moriva Gino Strada

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Ho scritto ripetutamente sulla questione Afghanistan, anche troppo forse.
Vale, però, la pena di cercare di riassumere ragionevolmente tutto quanto accaduto, a prescindere da posizioni più o meno ideologiche, che potrebbero disturbare la riflessione. Ma alla luce di quella valutazione, della quale ho parlato, circa la posizione italiana, non tanto rispetto all’Afghanistan, quanto in termini di politica estera italiana e, se le ipotesi che ho fatto circa le reali intenzioni di Mario Draghi sono corrette, in termini, molto più rilevanti, di politica europea.
Cominciando, con chiarezza e durezza, a sottolineare la evidente impreparazione politica: certa-mente, del Governo e, forse, anche delle Forze armate. Le quali ultime, sia chiaro, hanno fatto miracoli, individualmente e collettivamente, ma chiaramente non erano al corrente e non avevano valutato la gravità della situazione. E questo è un problema serio, serissimo.

Fin tanto che le nostre forze armate, come quelle europee in genere (forse con l’eccezione della Gran Bretagna e della Germania), ‘dipendonointeramente da quelle statunitensi, le informazioni strategiche e le analisi delle situazioni restano nelle mani degli USA. Che, lo abbiamo visto, non le condividono con glialleati‘ -verso i quali, anzi, hanno molta sufficienza e arroganza- anche se spesso nemmeno loro le sanno valutare fino in fondo, ma non lo ammetteranno mai. Inoltre, come pare sia accaduto, sono talmente divise al loro interno, che una unità di intenti, di valutazioni e di strategie è impossibile tra gli stessi statunitensi! È ben noto che i ‘vertici’ delle forza armate USA erano certissime che Kabul non potesse cadere, e per di più litigavano tra chi comunque voleva andarsene e chi invece voleva restare! E questo è un altro serio problema, del quale sarebbe importante che ci si rendesse conto, prima di affidarsi mani e piedi agli USA e ai ‘vertici’ militari, per non parlare dei gruppi di pressione cui gli stessi sono sottoposti: più dura un conflitto, più armi si vendono, non c’è bisogna della strega di Salerno per capirlo.

Quanto al nostro ceto politico -mini-cavour incluso, anzi, in primo piano- mi pare che quanto a coscienza e conoscenza del problema e di ciò che accadeva, non se ne sia vista molta, Mario Draghi, duole dirlo, incluso. Magari ‘disinformati’ dagli USA, ma il risultato non cambia.
A parte il fatto che qualcuno fosse in spiaggia, e ciò attiene alle polemiche di second’ordine, sta in fatto che non è stato né bello né dignitoso, vedere che nessuno dei nostrigrandiuomini politici sia andato a ricevere il primo nucleo di persone fatte arrivare frettolosamente: cioè quando finalmente ci si è potuti rendere conto, in pochissimi temo, che si era di fronte ad una rotta, ad una débâcle storica. Solo alla fine, qualcuno è andato ariceveregli ultimi, tra cui l’ottimo Ambasciatore, italiano, della NATO, Stefano Pontecorvo (a sentirlo parlare, persona davvero di alto livello, ma non in servizio all’Italia!) e l’ottimo Console Tommaso Claudi. Anche qui, me lo dovete permettere, una persona di altissimo livello, un diplomatico che cerca di fare bene il suo lavoro difficile e, in questo caso, anche pericoloso, e lo fa con dignità e attenzione, trovandosi addosso una responsabilità enorme che ha saputo gestire con competenza (sempre quella, che manca spesso!) e umanità. Ma viene immortalato in una foto con un bambino in braccio e commette l’errore di accettare interviste. Ma tant’è, nulla di grave. Ma alla fine viene considerato un eroe non uno bravo e questo non potrà che danneggiarlo, tanto più che ha avuto l’onore di stringere la mano al piccolo-cavour, che gli ha dato, che degnazione!, anche del tu. Tutto bene, tutto normale? No, al contrario.
Premetto che nessuno mi toglierà mai dalla testa l’idea che nessuno, salvo alla fine Di Maio, che non poteva farne a meno, è andato a ricevere quelli che tornavano dall’Afghanistan perché non volevano farsi vedere partecipi di una sconfitta, parti di una storia negativa: la nostra è la società dell’immagine. Ciò posto, di un fatto di dimensione universale, si fa un raccontino strappalacrime, assolutamente improprio, e che diminuisce il valore di chi, in quei giorni rischiando anche la pelle, Claudi incluso ovviamente, ha fatto il suo lavoro con dignità e onore, ma che, ridotto a storiella da rotocalco non solo riduce di molto il suo significato, ma mette in ombra la, beh una delle questioni fondamentale: l’ambasciatore titolare della sede (non so se si chiamasse Schettino) dov’era? Non è il comandante quello che lascia la nave per ultimo?

E per di più non se ne fa parola. E Di Maio -che è sempre quello che ha nominato a rappresentare l’Italia all’UNESCO il signor ‘porca puttena’- trova il tempo solo l’ultimo giorno per andare a ricevere quelle persone, solo (sono antipatico, lo so) per mettersi in mostra, cosa che non ha trovato il tempo di fare prima. E cosa che non ha fatto quando sia lui (e vabbè, che ne sa lui) che Draghi (e qui niente vabbè) non hanno fatto nulla per impedire il disastro che dovevano prevedere e non hanno previsto, obbedienti agli statunitensi … e basta chiamarli americani! Di Lorenzo Guerini, si sono perse le tracce.
Anzi, e così concludo i motivi per rendermi antipatico, Draghi ha fatto di peggio, di molto peggio. Perché, cercava di organizzare una via di uscita onorevole dell’Occidente (chi sa che significa) aveva mille altri problemi, tra cui i capricci di Matteo Salvini e le ragazzate di Giuseppe Conte, ma, di fronte alla morte di un uomo importante per l’umanità, non ha sentito il bisogno, al di là della striminzita rituale dichiarazione, di andare a rendergli omaggio: ponendosi così sul medesimo piano (molto basso, per capirci) della gran parte dei nostri politicanti, incapaci di capire il senso delle battaglie e delle idee espresse da un uomo di valore come Gino Strada. Proprio nel momento in cui, direi, mostrava di avere avuto ragione.

E qui, ci avviciniamo un po’ al tema che mi sono proposto di trattare. Perché il pacifismo di Gino Strada, benché apparentemente astratto e ideologico (ideologico, sicuramente no, ma lasciamo correre … semmai idealistico o addirittura religioso), non solo era concretizzato nell’azione quotidiana per la cura delle vittime dei conflitti, cioè della popolazione civile, che oramai è l’obiettivo unico e privilegiato delle guerre, ma poneva un tema fondamentale: a che servono le guerre, se non a distruggere e distruggersi, facendo arricchire i produttori di armi? A che è servita la guerra ventennale in Afghanistan?
Ecco perché mi dolgo dell’assenza di Draghi, e non dei vari sub-politicanti italiani ministri o se-dicenti tali inclusi: avrebbe dovute andarci e inginocchiarcisi dinanzi, perché mai guerra fu più inutile e assurda e sballata di questa, durata ben venti anni: con l’unico risultato di lasciare le cose come stanno? No, peggio, molto peggio: per il popolo afgano (che non è fatto solo di talebani), per i popoli dei Paesi circostanti (dove la annaspante Angela Merkel vuole mandare i profughi in appositi campi, magari finanziati da lei), per la Comunità internazionale nella sua interezza, che una volta di più perde l’occasione di mostrare che, al bisogno, sa fare qualcosa di utile nell’interesse del mondo intero, per i cosiddetti Paesi occidentali (ormai più semplicemente definibili orfani stanchi del colonialismo) che perdono la cosa più importante in politica: la faccia.
E Draghi, credo, lo sa. Lo sa tanto bene che tenta la mossa disperata e inutile di determinare una reazione collaborativa, che, temo non ci sarà, o meglio sarà solo di facciata. E non può esservi, nella misura in cui le assurde politiche internazionali degli ultimi decenni hanno mostrato non la impossibilità, ma semplicemente la non volontà degli attori di trovare vie di comunicazione e di convivenza rispettosa del diritto.
Un titolo di un giornale (uno dei tanti) mi ha al tempo colpito: ‘I Talebani hanno preso il potere‘. Ne parliamo domani.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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