mercoledì, Dicembre 8

Afghanistan: aiuti internazionali sì, aiuti internazionali no Il Paese è alla fame, ora il problema se riaprire i rubinetti degli aiuti o meno si pone drammaticamente, nella consapevolezza che non è realistico presumere che la diplomazia degli aiuti esteri sia il fattore decisivo per 'domare' i talebani

0

L’Afghanistan è alla fame, il suo sistema sanitario al collasso. Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) e Food and Agriculture Organization stima che 22,8 milioni di persone saranno alla fame entro il primo trimestre del 2022. L’80% delle principali strutture sanitarie ha cessato di funzionare e molti operatori sanitari qualificati hanno lasciato il Paese. Ai talebani mancano i soldi e le competenze necessarie per soddisfare i bisogni fondamentali del popolo afghano.Migliaia di dipendenti pubblici non sono pagati, gli aiuti umanitari sono ridotti al lumicino. In questi giorni si susseguono notizie di famiglie costrette a vendere i figli per pochi quattrini pur di sfamarsi, e di bambini morti di fame.
Il disastro economico del Paese era stato ampiamente previsto già nelle prime ore successive al 15 agosto. Era la conseguenza più scontata per un Paese nel quale gli afflussi di denaro dall’estero valevano il 43% del Pil e la spesa pubblica era finanziata per il 75% dai prestiti esteri. Subito dopo l’ascesa al potere dei talebani tutti i gli aiuti internazionali sono stati sospesi. E in questa fase stanno arrivando in Afghanistan solo finanziamenti di emergenza e temporanei.
Nel momento stesso in cui gli aiuti internazionali venivano sospesi, venivano inquadrati come una possibile leva che la comunità internazionale poteva utilizzare per trattare con i talebani. Gli aiuti non sarebbero stati erogati fino a quando i talebani non avessero soddisfatto le condizioni poste dai vari attori internazionali, a partire dal rispetto dei diritti umani. Insomma, come sostengono Haley Swedlund professore associato presso il Center for International Conflict Analysis and Management presso la Radboud University nei Paesi Bassi, Romain Malejacq assistente professore presso lo stesso centro, e Malte Lierl ricercatore presso il German Institute for Global and Area Studies, «gli aiuti esteri sono una carota. In cambio dell’assistenza straniera, di cui i talebani hanno disperatamente bisogno per prevenire il collasso economico e garantire la propria sopravvivenza politica, i donatori si aspettano di poter ottenere concessioni politiche». E’ probabile, affermano i tre analisti, «che la necessità di assistenza straniera sia un forte motivatore nel portare i talebani al tavolo delle trattative», ma «è improbabile che incentivi i talebani a sostenere diritti umani e libertà politiche nel lungo periodo».
Questa consapevolezza deve essere ben chiara a tutti gli attori internazionali nel momento in cui
il problema se riaprire i rubinetti degli aiuti o meno si pone drammaticamente. Gli osservatori internazionali avvertono: è arrivato l’inverno, la fame è una minaccia oramai su vasta scala, il tempo sta per scadere.

Circa 150 miliardi di dollari in aiuti non militari statunitensi sono confluiti in Afghanistan dal 2001 al 2020, più altri miliardi dagli alleati USA e dalle organizzazioni internazionali. E i risultati si sono visti, afferma Mohammad Qadam Shah, assistente professore di sviluppo globale presso la Seattle Pacific University, «Per quei due decenni,gli aiuti allo sviluppo economico dell’Afghanistan hanno ampiamente finanziato l’istruzione, l’assistenza sanitaria, le riforme della governance e le infrastrutture, comprese scuole, ospedali, strade, dighe e altri importanti progetti di costruzione», spiega Mohammad Qadam Shah. Ma pur non mettendo in dubbio che gli aiuti possono fare una differenza positiva, questa assistenza, anche in grandi quantità, non risolve necessariamente i problemi di un Paese, e così è stato per l’Afghanistan.
Secondo le
ricerche condotte da Mohammad Qadam Shah, il problema principale in Afghanistan «non era la quantità di aiuti, ma la sua cattiva gestione». Cattiva gestione determinata dal fatto che «il sistema di governo altamente centralizzato adottato dall’Afghanistan nel 2001 ha conferito al suo presidente potere politico, fiscale e amministrativo illimitato, senza alcun modo per il legislatore o il pubblico di ritenere responsabile il ramo esecutivo del governo. In una certa misura, il governo era responsabile nei confronti dei donatori stranieri, ma questa mancanza di controlli e contrappesi ha contribuito alla corruzione sistemica».

Ora la comunità internazionale è chiamata a riaprire il capitoloaiuti‘, e farlo senza che questa sia o appaia una concessione ai talebani.Piuttosto deve essere una risposta alla minaccia urgente di enormi sofferenze e perdite di vite umane. Per ottenere questo risultato, e perchè insieme gli aiuti siano una leva politica efficace sui talebani, devono essere soddisfatte quattro condizioni, secondo Swedlund, Malejacq e Lierl. Condizionalità «quasi impossibili», secondo i tre ricercatori, e per ‘colpa’ dei donatori stessi.
La prima condizione è che «i donatori devono essere disposti a sospendere gli aiuti all’Afghanistan se le loro condizioni non sono soddisfatte. Perchè gli aiuti esteri producano un cambiamento politico, devono essere applicate le condizioni alle quali sono stati concessi. Cioè, se il destinatario viola i termini dell’accordo, i donatori devono essere disposti a tagliare gli aiuti». Nel passato non è stato così. Sulla base di cosa si può ragionevolmente ritenere che in futuro sarà diverso? si chiedono i ricercatori.

La seconda condizione è che i donatori devono comprendere a sufficienza esattamente ciò che i talebani vogliono e come si posizionano. «I talebani devono ancora prendere decisioni importanti, potenzialmente divisive, sulle loro future relazioni con al Qaeda, sull’estensione delle libertà civili delle donne o sulla forma del sistema politico che stabiliranno. Inoltre, le disparità politiche, regionali e generazionali sono fonte di tensione all’interno del gruppo, insieme all’attrito tra leader e membri di base, combattenti e diplomatici, e gli stessi talebani e gruppi vagamente affiliati. Di conseguenza, la retorica e le azioni dei talebani sono spesso in disaccordo. Ad esempio, hanno promesso l’amnistia per gli afgani che hanno lavorato con le forze straniere o con il governo, impegnandosi contemporaneamente in violente rappresaglie e omicidi per vendetta. Per complicare ulteriormente le cose, i talebani hanno usato a lungola tecnologia moderna e i social media a loro vantaggio. Comunicano messaggi diversi, in lingue diverse, su piattaforme diverse, a un pubblico diverso. Persino gli esperti afgani non possono dire con sicurezza cosa motiva i talebani come gruppo. Perché, allora, dovremmo aspettarci che i donatori di aiuti esteri lo sappiano? Senza conoscere le preferenze e i vincoli del gruppo, i donatori stanno negoziando al buio».

Quarta condizione, «i donatori devono respingere i tentativi di facciata dei talebani. I donatori devono rispondere alle loro opinioni pubbliche e il rischio è che «purché i talebani esercitino un minimo di moderazione politica, ad esempio evitando le famigerate manifestazioni di violenza degli anni ’90 (come le esecuzioni pubbliche e l’amputazione delle mani), e rilasciano dichiarazioni che fanno eco alle richieste dei donatori, i donatori possono vantare un certo successo e sostenere che le loro richieste sono state soddisfatte».

Gli aiuti saranno sul piatto nelle relazioni che la comunità internazionale costruirà con i talebani,ma «sarebbe rischioso presumere che possano incentivare i talebani a passare dall’essere un’organizzazione di ribelli violenti a un governo inclusivo e legittimo», affermano Swedlund, Malejacq e Lierl.
«Se i talebani intraprenderanno un percorso politico più pluralistico, sarà probabilmente per ragioni estranee agli aiuti. Andando avanti, i talebani dovranno quasi sicuramente affrontare più
pressione sociale e resistenza al loro governo rispetto agli anni ’90. La popolazione afgana è ora più giovane, più urbana, più liberale e più istruita. Per legittimare il loro governo, i talebani possono essere costretti dai cittadini a fornire sicurezza e proteggere i mezzi di sussistenza delle persone, oltre a garantire un minimo di libertà civili per trattenere lavoratori qualificati e dipendenti pubblici. Per governare in modo efficace e, in definitiva, rimanere al potere, i talebani potrebbero anche dover ampliare la loro base politica e includere alcuni dei più importanti mediatori di potere dell’Afghanistan. Fino a che punto i talebani sono disposti o in grado di percorrere questa strada rimane una questione aperta. Tuttavia, non è realistico presumere che la diplomazia degli aiuti esteri sia il fattore decisivo». Piuttosto la rispostaalla contingenza potrebbe essere un valido banco di prova per costruire uno schema che possa tenere insieme le esigenze del popolo afghano senza rinunciare a condizionalità funzionali agli obiettivi politici, comunque rispettosi dell’indipendenza culturale e valoriale del Paese.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->