mercoledì, Settembre 29

Affido dei minori: c'è la nuova legge

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Senatrice Filippin, la nuova legge è stata approvata alla Camera in via definitiva lo scorso 14 ottobre con la quasi unanimità (385 voti) e due soli contrari. Quali cambiamenti sostanziali apporterà al quadro legislativo del 1983?

Introduce nel nostro ordinamento il principio della continuità affettiva. Qualora vi sia stato un prolungato periodo di affidamento la famiglia affidataria può chiedere l’adozione piena del minore a lei affidato temporaneamente, se il bambino viene dichiarato adottabile e non può quindi tornare nella famiglia d’origine. Nel momento in cui il minore torna nella famiglia di origine, che ha nel frattempo risolto i suoi problemi, grazie al principio della continuità affettiva, può continuare a mantenere relazione e rapporti con chi si è preso cura di lui per almeno due anni (durata dell’affido).

 

La legge che dovrebbe entrare in vigore a partire dal prossimo 13 novembre faciliterà le procedure di adozione da parte delle famiglie affidatarie che hanno instaurato rapporti socio-affettivi consolidatasi nel tempo?

La Legge Puglisi consente l’adozione da parte delle famiglie affidatarie che hanno instaurato rapporti continuativi ed affettivi con il minore loro affidato. Prima di questa legge le famiglie affidatarie non potevano adottare quel minore.

 

Le famiglie saranno maggiormente coinvolte nelle decisioni del giudice. In che modo?

Avendo introdotto il principio della continuità affettiva le famiglie affidatarie devono essere coinvolte, a pena di nullità, nel procedimento di adozione del minore, anche qualora non siano loro ad aver presentato domanda di adozione. Il Giudice dovrà sentirle proprio per la conoscenza ed il rapporto che hanno instaurato con il minore. Così il Giudice potrà prendere la miglior decisione possibile per il minore in tutti i casi in cui decide sul suo futuro.

 

Ci sono ancora condizioni che ostacoleranno le procedure di adozione?

La Legge 183 del 1984 è una buona legge ma richiede sicuramente una revisione alla luce dei cambiamenti della società italiana. Innegabile che le procedure siano lente e faticose. Inoltre l’adozione piena e legittimante è riservata solo alle coppie sposate da almeno 3 anni e con solido rapporto. Ovviamente si escludono molti potenziali genitori in questo modo.

 

Che cosa accade se, nel frattempo, la coppia affidataria si separa o divorzia?

Non ha più i requisiti previsti dall’art.6 della Legge 184 del 1983 e dunque non si potrà dare corso all’adozione piena o legittimante. Resta la possibilità dell’adozione speciale (ex art.44) a condizione che il minore sia orfano di padre e di madre, ovvero non sia possibile dare corso a un affidamento pre-adottivo secondo particolari esigenze di natura assistenziale dell’adottando.

 

Non sarà consentito a coppie sposate e separate di adottare figli. La legge affronta anche il problema dell’affido di bambini a single? Oppure ci sono in cantiere altre proposte che si occuperanno di questo tema?

La Legge ha leggermente allargato le maglie dell’adozione speciale, cioè quella prevista dall’art.44, lettera A. Se il minore è orfano di padre e di madre, può essere adottato anche da chi, pur non essendo legato da parentela, abbia maturato una relazione continuativa con il minore, nell’ambito di un prolungato periodo di affidamento. L’adozione speciale è consentita anche fuori dei casi previsti dall’art.6 della Legge 184 del 1983. Insomma è l’adozione a cui possono ricorrere i single o le coppie di fatto. Si è trattato di una modifica molto circoscritta perché l’obiettivo di questa legge era inserire il principio della continuità affettiva dei minori in affidamento, non l’adozione da parte dei single. Ci sono proposte di legge che si occupano di questo diverso aspetto ed è possibile che presto il Parlamento sia chiamato ad occuparsene.

 

Quali sono gli eventuali limiti di questa legge?

Ribadisco che la Legge Puglisi aveva l’obiettivo di introdurre nel nostro ordinamento la ‘continuità affettiva’ dei minori in affidamento. Obiettivo raggiunto. Non voleva né poteva risolvere altri problemi come l’adozione dei single o delle coppie dello stesso sesso, vera questione calda.

 

Il provvedimento approvato lo scorso ottobre arriva dopo la sentenza dell’aprile 2010 della Corte di Strasburgo che dava ragione ai coniugi Moretti e De Benedetti, cui era stata respinta più volte e ingiustamente la richiesta di adozione speciale nei confronti di una bambina affidatagli e avente una delicata situazione familiare.  La stessa Corte ha condannato l’Italia al pagamento di 10.000 euro alla famiglia per danni morali e 5.000 euro per spese legali. Quali erano i limiti della legislazione precedente?

C’era una barriera fra famiglie affidatarie ed adozione perché lo spirito originario della legge che ha istituito l’affido era che questo fosse un modo per proteggere il minore nei casi di difficoltà della famiglia d’origine ma con l’obiettivo dichiarato che il minore potesse tornare a casa. Affido come luogo sicuro di cura ed affetto, ma temporaneo e destinato a concludersi non appena la famiglia di origine avesse superato i suoi problemi. La barriera era insormontabile e non poteva essere valicata. Anche se questo poteva comportare danni al minore che dopo il primo lutto (l’allontanamento dalla famiglia d’origine in difficoltà), subiva il secondo lutto cioè l’allontanamento dalla famiglia affidataria che si era presa cura di lui per lungo tempo per finire -in caso di dichiarazione di adottabilità- in un terzo contesto familiare o peggio in un istituto. Ora la barriera si può superare. La famiglia affidataria può diventare famiglia adottiva. Ma in condizioni ben precise. L’affido non deve mai diventare una scorciatoia per l’adozione o una sorta di diritto di prelazione sul minore. Per questo nel testo di legge si parla espressamente di prolungato periodo di affidamento. Noi dobbiamo sempre pensare al superiore interesse del minore.

 

Ritiene che il quadro legislativo attuale sia un tassello per esemplificare le annose e complicatissime procedure burocratiche che portano le coppie a penare o a desistere dalla volontà presentare richiesta di adozione?

Un tassello piccolo certamente. Ma non sufficiente. Resta ancora molto da fare.

 

Quali saranno i prossimi passi dopo questa legge per affrontare anche la delicata materia dell’affido condiviso in caso di separazione dei coniugi?

Sono relatrice in Senato di ben 7 proposte di modifica della Legge sull’affido condiviso del 2006. Una legge importante ma che è rimasta nella sostanza inattuata perché solo in rari casi la responsabilità genitoriale viene condivisa da entrambi i genitori anche dopo la separazione od il divorzio. È chiaro che come legislatori dovremo chiederci perché quella legge non ha funzionato e valutare i possibili cambiamenti con l’aiuto di tutti coloro che si occupano di famiglia e del diritto di famiglia.

 

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