sabato, Ottobre 16

Affari: i russi non badano all' amicizia

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Poco dopo la parata militare organizzata “ad hoc” dal governo serbo in onore della visita del Presidente russo Vladimir Putin a Belgrado, i media hanno diffuso la notizia che Putin aveva deciso di ridurre le forniture di gas alla Serbia del 28 per cento. «Si sono bagnati invano», è stato uno dei commenti comparsi sui social network in reazione alla notizia. Ricordiamo che il governo serbo ha anticipato di quattro giorni l’evento per la celebrazione dell’anniversario della Prima guerra mondiale perché era l’unica data in cui il Presidente Putin poteva recarsi a Belgrado. Quel giorno a Belgrado pioveva e le foto dei rappresentanti del governo serbo e russo bagnati dalla pioggia hanno avuto ampia risonanza tra il pubblico.
I media serbi hanno riferito che Putin avrebbe adottato tale decisione sul gas perché insoddisfatto dell’esito della visita a Belgrado, in quanto il Primo Ministro serbo Aleksandar Vucic si sarebbe rifiutato di firmare il protocollo che stabiliva la restituzione di 200 milioni di euro per il debito relativo al gas entro marzo del prossimo anno. La Serbia ovviamente non si aspettava una simile mossa da parte delle autorità russe, soprattutto dopo aver organizzato una parata militare a Belgrado in onore del Presidente russo e non avendo imposto sanzioni alla Russia per via della crisi ucraina, diversamente da tutti i membri dell’UE, della quale la Serbia vorrebbe entrare a far parte. Sembra che sia stato tutto invano. Quando si tratta di affari, i russi non fanno caso all’amicizia.
Secondo quanto riferito dai media, il Primo ministro serbo è abbastanza irritato per tale gesto, ritenendo che la richiesta di restituzione del debito sia inappropriata e ingiusta. La Russia ha già registrato abbondanti profitti in Serbia con l’acquisizione della quota maggioritaria all’interno della compagnia petrolifera Naftna industrija Srbije (NIS). Tuttavia, quest’anno è stato formato un team incaricato di condurre un’inchiesta sulla vendita di NIS all’azienda russa Gazprom Neft. NIS è stata privatizzata a dicembre 2008 nel contesto di un pacchetto di accordi energetici con la Russia. La quota maggioritaria di NIS è stata venduta per 400 milioni di euro, e diversi esperti sono del parere che il prezzo svaluti la compagnia che, secondo loro, ha un valore totale di circa due miliardi di euro. Una delle ragioni addotte dalle autorità serbe a giustificazione della privatizzazione di NIS a un prezzo così basso è stato il sostegno russo alla politica serba affinché il Kosovo continuasse a far parte della Serbia.
Anche se tutti hanno pensato che questa fosse la fine delle relazioni tradizionalmente buone e amichevoli tra Serbia e Russia, il Primo Ministro Vucic ha dichiarato che la popolazione non deve temere la carenza di fornitura energetica durante il prossimo inverno. Il Presidente russo e il Primo Ministro serbo hanno definito il modello per la restituzione del debito serbo relativo al gas durante una conversazione telefonica. I termini dell’accordo non sono ancora noti.
La Serbia non è il solo paese a cui la Russia ha ridotto la fornitura di gas. È avvenuto anche ad altri paesi, come alla vicina Bosnia-Erzegovina. La Serbia, tuttavia, l’avrebbe presa sul personale, almeno secondo i media. Il Primo Ministro serbo non ha ufficialmente espresso il proprio risentimento, ma circolano congetture secondo cui le decisioni russe lo avrebbero molto irritato, a tal punto che i buoni rapporti politici ed economici tra i due paesi sarebbero ora messi in discussione.
Abbiamo parlato con Vladimir Gligorov, economista presso l’Istituto viennese per gli studi economici internazionali ed esperto dei paesi balcanici, in particolare Serbia, Montenegro e Macedonia, circa gli effetti di questa situazione sulle relazioni tradizionalmente buone tra Serbia e Russia e sulla costruzione del gasdotto South Stream in Serbia.

La riduzione delle forniture di gas alla Serbia come influirà sulle future relazioni politiche ed economiche con la Russia?

Si può sperare positivamente, nel senso che le relazioni saranno ora stabilite su una base puramente commerciale. Altrimenti, se si offrisse una contropartita politica al fine di ridurre il prezzo oppure per ottenere un prestito o un pagamento posticipato, il debito finanziario come anche quello politico aumenterebbe e alla fine dovrebbe pur sempre essere pagato. È difficile indovinare quale strada sceglieranno le autorità serbe.

Il flusso di gas è stato ridotto anche in altri paesi. Le autorità serbe la devono prendere sul “personale”, per non aver considerato i buoni rapporti tra i due paesi e il fatto che la Serbia non ha imposto sanzioni alla Russia per la crisi ucraina?

No, a prescindere dalle motivazioni della riduzione della fornitura di gas ad altri paesi, la Serbia la dovrebbe vedere come farebbe qualsiasi altro consumatore o acquirente che ha un debito insoluto. Se non ha il denaro e non può ottenere un prestito, deve aumentare il prezzo del gas (per gli utenti finali) o ridurre i consumi, o entrambe le cose.

La Serbia è in forte debito con la Russia per il gas. C’è la possibilità che la Serbia sarà trattata in maniera privilegiata per via delle relazioni tradizionalmente buone?

No, anche se fossero fatte alcune potenziali concessioni politiche o commerciali (ad esempio privatizzazioni economiche o la rinuncia a cambiare il trattamento del NIS), il debito continuerebbe semplicemente ad aumentare e alla fine dovrebbe essere pagato. È stato così in passato, per cui non c’è ragione di credere che sarà diverso in futuro. Inoltre, avere rapporti commerciali con la Russia è importante per la Serbia, sia a livello di politica estera che di stabilità interna.

Il Primo Ministro Vučić ha dichiarato che la costruzione del gasdotto South Stream in Serbia dipende dall’accordo tra la Russia e l’UE. Quali sono i diversi scenari possibili e come possono ripercuotersi sulla Serbia?

I termini secondo i quali il South Stream sarebbe accettabile per l’UE sono ben noti. Per ora, è improbabile che la Russia accetti tali termini in breve tempo. Le conseguenze negative potrebbero essere costi di costruzione più elevati per il gasdotto e anche una maggiore concorrenza da parte di altre fonti. Perciò, è alquanto improbabile che la costruzione del South Stream sarà vantaggiosa, qualora fosse posticipata e si richiedano privilegi speciali per Gasprom.

Alla fine, la Serbia farà quello che l’UE le dice di fare, senza tener conto del suo accordo con la Russia? È plausibile?

Per quanto ho capito dalla dichiarazione di Putin a Belgrado, la Russia non costruirà un gasdotto senza un accordo con l’UE. Si tratta di un investimento costoso e se il gas non può arrivare ai clienti finali, sarebbe uno spreco di denaro. E questa non è una cosa che i russi sono propensi a fare, anche se a volte può sembrare, specialmente non ora che la situazione economica e finanziaria è più incerta di prima.

Ritiene che, quindi, la Serbia cambierà la sua politica nei confronti della Russia? Se i rapporti tra Serbia e Russia si inasprissero, questo influenzerebbe la Serbia, in che modo?

Potrebbe avvenire se alla Serbia fosse chiesto di scegliere, come all’Ucraina, cosa cui si fa occasionalmente accenno, anche se non da fonti russe ufficiali. Ecco perché è meglio per la Serbia saldare i conti con la Russia. La Russia ha bisogno delle entrate derivanti dalla vendita del gas, così non ricorrerà a pressioni economiche per ottenere concessioni politiche. Eserciteranno innanzitutto pressioni politiche, che sono aumentate visibilmente. Ritengo che lo stiano facendo perché pensano di avere possibilità di successo. Un ulteriore deterioramento della situazione economica in Serbia potrebbe aumentare queste possibilità. Pertanto, non ci si dovrebbe aspettare nessuna speciale concessione finanziaria.

Traduzione a cura di Maria Ester D’ Angelo Rastelli

 

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