venerdì, Agosto 6

Affari esteri rischiosi

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Bangkok Dopo quanto accaduto all’Ambasciatore USA Mark Lippert Giovedì scorso, oggetto di un attacco con una lama a Seoul, nella Capitale Sud-coreana ora ci si interroga su quel che è accaduto, su come poteva essere evitato e su che cosa fare nel futuro. La questione non è di poco conto, poiché i precedenti storici assolutamente similari non mancano nella Storia recente del Paese. In particolar modo si cerca di analizzare il contesto riguardante nello specifico i dignitari stranieri e le rappresentanze diplomatiche presenti nel territorio Sud-coreano.

La polizia della Corea del Sud ha verificato che non era stato disposto personale di Polizia in occasione della conferenza stampa poiché l’Ambasciatore USA –così come tutti i suoi colleghi diplomatici- normalmente non sono inseriti nella lista delle persone da sottoporre a regime di scorta come accade normalmente ai componenti del Governo oppure i funzionari governativi che sono tutti inseriti in quella lista di persone da sottoporre a particolare vigilanza e protezione.

Secondo quanto contenuto nelle attuali norme riguardanti la protezione dei funzionari chiave, si possono constatare gli inserimenti in lista del Presidente sudcoreano, del Presidente della Corte Suprema, dello Speaker dell’Assemblea Nazionale e di importanti o rilevanti scienziati, tutte figure previste tra le decine di persone presenti nella lista di sicurezza.

Per quanto riguarda –invece- i rappresentanti diplomatici stranieri operativi per compiti diplomatici sul territorio Sud-coreano, debbono espressamente richiedere la protezione della polizia nel caso in cui si abbia bisogno dei loro servigi in compiti di protezione personale, fattore ulteriormente ripetuto e chiarito dalla Polizia Sud-coreana variamente sollecitata a chiarire su questo punto da parte dei media locali ma soprattutto internazionali.

Nel 2010, Kim Ki-jong, ovvero l’autore dell’attentato all’Ambasciatore USA Giovedì scorso, era già stato condannato a due anni di carcere con la condizionale della durata estensibile a tre anni, dopo il suo lancio di blocchi di cemento all’indirizzo dell’allora Ambasciatore giapponese Toshinori Shigeie  durante una sua conferenza stampa a Seoul. Il Diplomatico non venne ferito per fortuna ma una addetta junior al personale d’Ambasciata subì ferite sebbene lievi.

L’attentato di Giovedì scorso, però, ha diffuso un più ampio raggio di preoccupazioni soprattutto al cospetto del fatto che la Corea del Sud è notoriamente una Nazione con un livello molto basso di criminalità.

Vi è stata una certa serie di incidenti similari nel 1980, quando un diffuso sentimento anti-USA era presente ovunque nel Paese da causa di una vera e propria rivolta democratica, dove gli studenti appiccarono fuochi a Istituti di Cultura USA a Seoul, Busan, Gwangiu, Daegu e in altri centri abitati.

Man mano che la Democrazia nel Paese è cresciuta e l’economia ha cominciato a prosperare, tali provocazioni si sono via via spente.

In un’altra occasione, degli attivisti lanciarono bottiglie di plastica e rifiuti contro il veicolo che trasportava allora Ambasciatrice statunitense Kathleen Stephens  in una manifestazione nel centro di Seoul nel 2011, durante la quale si presentava al pubblico un nuovo monumento dedicato all’ex presidente Rhee Syng-man.

Nel 2011, un cittadino cinese di nome Liu Qiang è stato condannato a 10 mesi di carcere per aver lanciato quattro bottiglie molotov, presso la sede dell’Ambasciata giapponese a Seoul, mettendo Seoul in grave imbarazzo a fronte di un battibecco diplomatico tra Pechino e Tokyo sul suo rimpatrio.

«Capisco che Lippert sia stato protetto correttamente fino ad ora ma sembra che la situazione di oggi è stata davvero inevitabile. Abbiamo in programma di rafforzare la sicurezza e la vigilanza per altre missioni diplomatiche qui», ha detto un funzionario del ministero degli Esteri, chiedendo l’anonimato a causa della delicatezza della materia.

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