sabato, Giugno 19

Affaire Ablyazov: non chiuso

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Mukhtar Ablyazov sarà estradato in Russia. Così ha deciso la Corte di Appello francese che aveva in giudizio il caso del ricco banchiere kazako. Amnesty International aveva fatto pressione sul giudice di Aix-en-Provence affinché non permettesse l’estradizione dell’imputato verso Paesi che hanno trattati bilaterali di estradizione con il Kazakistan, Paese dove è ricercato. Le organizzazioni per i diritti umani credono che, una volta in Russia, Ablyazov potrebbe essere trasferito in Kazakistan e «la sua vita potrebbe essere in pericolo, a causa della persecuzione del regime». In Italia, la storia è nota, visto che nel 2013 si sono scritti diversi capitoli della saga Ablyazov-Shalabayeva. La ‘extraordinary rendition’ di moglie e figlia dell’oligarca a fine maggio da Roma ad Almaty e l’arresto da romanzo di Ablyazov in Francia hanno sollevato un polverone che è culminato nella ricerca di una definizione per il banchiere kazako caduto in disgrazia.

In realtà, Ablyazov è stato un uomo vicinissimo al potere politico negli anni novanta, quando ricoprì un paio di ruoli da Ministro. Poi entrò in finanza, comprando e fondando istituti di credito, tra cui la BTA (Bank Turam Alem, letteralmente, ‘banca del mondo turco’). Infine, nel 2001, entrò in politica, affrontando frontalmente lo strapotere del Presidente Nursultan Nazarbayev e cercando di fondare un movimento politico di opposizione, denominato Scelta Democratica per il Kazakistan. Qualche mese dopo, l’arresto per abuso d’ufficio ed evasione fiscale, da molti giudicato puramente politico, a causa del suo impegno contro il ‘potere costituito’. Dopo due inverni nelle carceri kazake, Nazarbayev strappò ad Ablyazov la promessa del ritiro dalla politica e in cambio gli concesse la grazia. Di nuovo, un segnale di avvicinamento tra l’affarista e il Presidente.

Ablyazov allora si concentrò nella costruzione di un impero finanziario. La BTA salì presto sul podio del sistema bancario kazako. Con la complicità della Banca Centrale, riuscì a emettere prestiti tossici’ e a investire su operazioni finanziarie poco trasparenti. “La situazione di default è stata creata anche dal regolatore del sistema bancario, che ha permesso a BTA di prestare grandi quantità di denaro a società poco trasparenti e soggetti poco affidabili, senza garanzie”, ci ha detto  una ricercatrice del settore bancario in Kazakistan durante un’intervista ad Almaty.

Dopo il boom degli anni novanta, quando tra i primi partner di import/export del Kazakistan figuravano le Isole Vergini e altri paradisi fiscali, i primi anni 2000 servirono a capitalizzare sulle ricchezze accumulate. Inaspettata, e per questo più forte, scoppiò la bolla immobiliare, prima ancora della crisi economica in arrivo da New York. Un cocktail esplosivo per le banche kazake. Intanto, Ablyazov lasciava il Paese e finanziava un canale televisivo e un giornale indipendenti. Scattarono i mandati di cattura, ma egli era già in Gran Bretagna, dove altri oligarchi dello spazio post-sovietico avevano trovato riparo. Tuttavia, anche alla corte della regina, Ablyazov trovò i suoi problemi e dovette fuggire nel 2012, dandosi alla macchia.

Il suo ritrovamento, alla fine del luglio 2013, in Provenza, ha tutte le caratteristiche di un romanzo giallo. Ucraina e Russia avevano stilato mandati di cattura nei suoi confronti per malversazioni finanziarie relative alle operazioni di BTA che avevano colpito i propri cittadini e i propri istituti di credito. Secondo quanto stabilito dalla corte francese alla fine della scorsa settimana, la priorità per l’estradizione dovrebbe essere assegnata alla Federazione russa, la cui accusa è molto simile ai capi di imputazione in Kazakistan, dove dovrebbe restituire cifre vicine ai 6 miliardi di dollari.

Intorno al quadro legale, la componente umana della deportazione illegale della moglie e della figlia del businessman kazako dall’Italia al Kazakistan e il ritorno di Alma Shalabayeva in area Schengen ha avuto delle ripercussioni importanti, con la mobilitazione ulteriore dei gruppi a difesa dei diritti umani. Il fallimento del Governo e il recupero in extremis della diplomazia italiana non devono però farci perdere la bussola del caso Ablyazov, che alla fine del 2013, prima ancora della sentenza di estradizione, aveva ancora capitoli aperti proprio in Kazakistan.

Nel 2009, Nazarbayev aveva dato il via libera al fondo statale Samruk-Kazyna, che salvò dal default alcune banche in difficoltà, tra cui la BTA. Esattamente un anno fa, tuttavia, chiese al management del fondo di adoperarsi per vendere le quote di questi istituti finanziari entro fine 2013. Qualche mese fa, intervenne il miliardario Bolat Utemuratov, che comprò due banche per circa un miliardo di dollari. Ora, una cordata tra Kazkommertsbank e Kenes Rakishev starebbe pensando a BTA. KazKom, come viene comunemente chiamata la banca commerciale, ha uno schema di proprietà poco trasparente e, nonostante sia la prima banca in Kazakistan, non si sa chi sia il vero proprietario. Rakishev, invece, non è semplicemente un ricco kazako, ma è anche il genero del Sindaco della capitale Astana, Imangali Tasmagambetov, un uomo da tenere d’occhio in vista della successione al potere nel Paese. Insomma, dopo aver ricevuto investimenti statali e ristrutturazioni societarie per circa 7 miliardi di dollari, la BTA starebbe per essere assegnata al sodalizio KazKom-Rakishev per una cifra che gli esperti stimano intorno ai 400 miliardi di dollari.

Questa operazione si inserisce in un quadro di ristrutturazione del sistema bancario e pensionistico in Kazakistan, che vale circa 20 miliardi di dollari: i fondi pensione privati dovranno gradualmente essere trasferiti in un nuovo fondo statale. A questo scopo, lo Stato sta cercando di liberarsi di alcuni asset in cambio dei preziosi fondi privati. Secondo un ricercatore presso un’importante banca del Paese, “alle banche i fondi pensione fanno molto comodo, perché assicurano liquidità agli istituti di credito. La fusione dei fondi pensione non sembra una buona idea neanche ad alcuni attori ai livelli più alti”.

Quando si parla di Ablyazov, dunque, non si parla soltanto di opposizione al sistema politico chiuso disegnato da Nazarbayev per il Kazakistan. Si parla di denaro e potere, di interessi e famiglie intoccabili. Da questo nasce anche l’anonimità che la maggioranza degli interlocutori de ‘L’Indro’ ha richiesto. Da un lato, quello che ‘Bloomberg’ definisce la seconda truffa del secolo dopo l’affaire-Madoff del 2008; dall’altro, un potere che non vuole allentare la presa, soprattutto ora che la transizione del post-Nazarbayev si avvicina e che le prime proteste hanno cominciato a farsi sentire (nel 2011 nell’ovest del Paese). Inoltre, secondo un’ex-collaboratrice di Ablyazov, “il fatto che in Kazakistan la giustizia sia selettiva non significa che non sia ‘giusta’ con chi ha rubato”. Le circostanze inducono a pensare che la lotta per i diritti umani sia sterile senza un’attenta analisi dell’opacità di finanza, energia e politica. Il caso è molto più complicato di quel che sembra ed è tutt’altro che chiuso.

 

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