sabato, 28 Gennaio
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AfD: nuovo partito della borghesia tedesca?

Alternative für Deutschland (AfD – Alternativa per la Germania) è un partito tedesco fondato a Berlino nel febbraio 2013 come reazione alle misure politiche di salvataggio dell’Euro introdotte dalle autorità di Bruxelles a partire dal 2010 e finalizzate ad assicurare la stabilità finanziaria all’interno dell’area della moneta unica. Alle elezioni europee del 2014 ha conquistato il 7,1% dei voti, più del doppio di quelli ottenuti dal tradizionale partito della destra liberale tedesca, la FDP, ferma al 3,4%. Oggi è presente con propri rappresentanti in numerosi parlamenti regionali (Sassonia, Brandeburgo, Turingia, Amburgo e Brema), e la sua base elettorale è in continua crescita.

Portavoce del partito, fino al luglio 2015, erano Bernd Lucke (co-fondatore), Frauke Petry e Konrad Adam, ma un’aspra lotta di potere al suo interno ha portato alla fuoriuscita di Lucke: attuali portavoce del partito sono Frauke Petry e Jörg Meuthen.

AfD si colloca politicamente alla destra della CDU, la recente spaccatura è stata valutata come vittoria dell’ala nazionale-conservatrice del partito nei confronti di quella liberale-economica; malgrado ciò, tuttavia, il numero dei cittadini tedeschi che secondo i sondaggi di novembre potrebbero votarla è in continua ascesa, arrivando a toccare la quota del 10,5% (terzo partito in Germania).

In base a dati recentemente pubblicati sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung relativi alla ‘struttura sociale’ del voto ad AfD e alle sue ultime proposte politiche, emerge che base elettorale e dirigenti del partito stiano facendo assumerle sempre più le sembianze di un movimento di destra radicale: dal confronto effettuato tra i dati registrati nel maggio 2014 (epoca di una prima indagine) e il novembre 2015 risulta che i simpatizzanti di AfD provengano in modo crescente dalla Germania dell’Est (dal 18% al 28%), siano sempre più uomini (dal 69% al 72%) e sempre più anziani (gli ultra quarantacinquenni sono passati al 72% dal precedente 69%). Di più: mentre in precedenza il numero dei simpatizzanti del partito che si riteneva di ‘destra’ era pari al 28%, ora questa percentuale è passata al 38%, seppur il 45% degli stessi si autodefinisce elettore di ‘centro’. È interessante osservare, peraltro, che circa il 70% dei suoi potenziali votanti (si tratta di un dato sostanzialmente invariato tra le due rilevazioni) lavora come impiegato nel settore pubblico o privato, mentre la percentuale di lavoratori autonomi è ferma intorno al 19%.

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