martedì, Settembre 21

Aeroporti che sono cattedrali nel deserto true

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aeroporto di ciudad real


Madrid
– Spuntano come funghi in ogni angolo del territorio iberico. Infrastrutture megalomani, all’avanguardia, con piste da record. Ma non ci sono aerei che vi decollano nè atterrano. È questa la situazione assurda di sempre più aeroporti fantasma in Spagna. Cattedrali nel deserto, dove non c’è sufficiente popolazione e conseguente possibilità di sviluppare un mercato sano di voli commerciali. 

L’economia spagnola aveva visto una crescita negli ultimi decenni grazie alla costruzione di case, tanto da creare una vera e propria ossessione per il settore edilizio. Con la crisi economica il settore della costruzione ha subito una caduta vertiginosa, creando una immensa disocuppazione della manodopera. La soluzione? Concentrarsi sulle grandi opere: treni ad alta velocità, autostrade e, specialmente, aeroporti.

La giustificazione per costruire molti aeroporti nuovi non è certo stata la reale domanda, ma bensì campanilismi locali delle 17 Regioni autonome. Quasi ogni città con più di 50 mila abitanti ha voluto il proprio aeroporto. Ma il solo desiderio, senza una logica commerciale, senza le analisi e valutazioni del caso, ha portato in diverse occasioni ad un eccessivo spreco di denaro pubblico, creando solamente debiti per le Comunità Autonome, e posti di lavoro inutili all’interno di infrastrutture la cui esistenza non ha alcuna giustificazione.

È il caso di Ciudad Real, 74 mila abitanti, ad oltre 230 kilometri di distanza da Madrid. L’aeroporto, pianificato diversi anni fa come scalo alternativo il cui principale obiettivo sarebbe stato quello di ridurre la congestione dell’aeroporto della capitale, è costato oltre 1.100 milioni di Euro. Un’opera megalomane, tanto che la pista centrale è una delle più grandi in tutta Europa.

Il terminal, che qualcuno avrebbe voluto chiamare Madrid-Sud, è equipaggiato per gestire un traffico di 2,5 milioni di persone all’anno. I piani prevedevano la costruzione di una linea ferroviaria di alta velocità, che avrebbe connesso l’aeroporto con il centro di Madrid. Ma i fondi per costruirla non ci sono mai stati. Nel frattempo, l’aeroporto di Madrid ha risolto i problemi di congestione costruendo un terminal nuovo.

Gli esperti considerano che l’aeroporto di Ciudad Real, vista l’enorme distanza dalla capitale, non avrebbe potuto funzionare in nessun caso. A guadagnarci, solo politici ed impresari coinvolti nella costruzione. I primi sono riusciti anche ad illudere la popolazione, convincendoli che quest’aeroporto sarebbe stato la salvezza della regione. Nel 2009 l’aeroporto ha avuto 53 mila passeggeri, l’anno dopo poco più di 30 mila. Da allora, nessun volo commerciale è atterrato a Ciudad Real. Nonostante ciò, l’aeroporto conta circa 90 dipendenti fissi, che passano la giornata al bar, non essendoci altro da fare. Le autorità hanno cercato anche di vendere l’infrastruttura, ad un ‘prezzo di saldo’, ma nessuno l’ha voluta: per quanto il prezzo sia ‘economico’, l’aeroporto resterà sempre carissimo da mantenere per evitare che perda valore, e sarà difficile se non impossibile trovarne un uso redditizio.

Ogni tanto quest’immenso aeroporto viene utilizzato come set televisivo o cinematografico. Nel 2010, Mediaset ha utilizzato questa location per le riprese della serie ‘Vuelo IL8714‘, ispirato al tragico incidente del volo JK5022 di Spanair all’aeroporto di Barajas qualche anno prima. È stato, poi, il turno di Pedro Almodóvar, che nel 2012 ha registrato parte del suo film ‘Gli amanti passeggeri‘ proprio a Ciudad Real. Un film che in Italia è stato definito volgare, ma che è pieno di critiche nei confronti di temi molto attuali in Spagna, e così anche per quanto riguarda la costruzione degli aeroporti fantasma.
La pista gigante è stata usata anche dalla casa automobilistica Lexus per presentare un nuovo modello di macchina sportiva. I conduttori della trasmissione automobilistica della ‘BBC‘, ‘Top Gear‘, hanno notato quest’aeroporto durante un viaggio di lavoro in Spagna, e ne hanno approfittato per utilizzare la pista, facendo una gara di corsa tra alcuni modelli di Ferrari, McLaren, Spider e Audi, facendo poi imbufalire la popolazione locale per aver lasciato la pista in condizioni pessime.

L’ultimo in ordine cronologico a toccare la pista di Ciudad Real è stato Jean Claude Van Damme, protagonista della nota pubblicità dei camion Volvo, nella quale l’attore ha un piede su un camion, ed uno sull’altro. I media locali hanno fatto notare che Jean Claude Van Damme è stato ospite del set più caro mai costruito, pagato nella sua interezza dai cittadini.

Annunciato come la porta della regione di Castilla-La Mancha al mondo, Ciudad Real è oggi solo uno scheletro vuoto di acciaio, vetro e asfalto. Attraverso l’aeroporto di Madrid, invece, l’anno scorso sono transitati 39,73 milioni di passeggeri (dati AENA). A lasciare l’amaro in bocca, all’interno dell’aeroporto, enormi cartelli publicizzano New York come destinazione diretta da Ciudad Real. 

Purtroppo non si tratta di un caso isolato. Le grandi opere dai costi milionari sono più di una mezza dozzina.
A metà strada tra Barcellona e Valencia c’è l’aeroporto di Castellón. Costato 150 milioni di Euro, è stato voluto dall’allora presidente della Provincia, Carlos Fabra, indagato diverse volte per corruzione, che ha anche pensato di metterci anche una statua autocelebrativa della grandezza di 24 metri, costata 300 mila Euro. Inaugurato nel marzo 2011, è stato costruito perchè era stata previamente annunciata la realizzazione di grandi parchi tematici, in futuro, nella provincia, che avrebbe portato un ipotetico grande traffico in zona.
«C’è chi dice che siamo pazzi ad inaugurare un aeroporto senza aerei, però non hanno capito niente. Nei prossimi mesi tutti i cittadini avranno l’opportunità di visitare il terminal e camminare sulla pista, una cosa che non sarebbe mai stata possibile se ci fossero stati atterraggi o decolli», aveva dichiarato Carlos Fabra il giorno dell’inaugurazione, più di tre anni fa. Fino ad oggi, però, l’aeroporto è rimasto inattivo per l’assenza di domanda e per il mancato interesse di qualsiasi compagnia aerea ad operare da Castellón. Ogni tanto atterra qualche aereo privato, ma il costo di mantenere aperto un aeroporto senza voli intanto supera i 3.600 Euro al giorno.
Per dare vita all’aeroporto di Castellón, sui social network era partita l’idea di organizzare un rave party in pista. All’evento su Facebook avevano preso parte 50 mila persone, ma il giorno dell’evento sono arrivati in aeroporto solo in cinquanta. C’è chi ancora spera che, grazie alla produzione di tante arance in zona, quest’aeroporto si allei con il porto di Valencia, e diventi il punto chiave per l’esportazione cargo della regione. La provincia, invece, spera di venderlo, ma le offerte arrivate girano intorno ai 87 milioni di euro, lontano dai 150 milioni che erano costati per costruire questa moderna infrastruttura in mezzo al nulla. Dal 2014, però, la Regione ha dato in gestione l’aeroporto all’azienda canadese SNC-Lavalin, che riceverà 25 milioni di Euro pubblici per cercare di rendere redditizio l’aeroporto. Per pubblicizzare lo scalo che non ha mai visto un volo commerciale sono stati spesi più di 35 milioni di Euro.

Singolare è il caso di Murcia. L’aeroporto della città è stato aperto al traffico civile nel 1995. Il terminal è stato ampliato nel 2004, e nel 2011 sono stati investiti 67 milioni di euro per la costruzione di una seconda pista, in modo da permettere il traffico civile 24 ore al giorno. Investimenti che possono essere considerati normali per un aeroporto che ospita sette compagnie (di cui sei low cost) e che nel 2013, ha avuto 1,14 milioni di passeggeri.
Però, nel 2008, a pochi chilometri di distanza, è iniziata la costruzione di un altro aeroporto: l’Aeroporto Internazionale Regione di Murcia, finito nel 2012, e la cui data di inaugurazione non è ancora certa. Costato 200 milioni di Euro, ha una pista lunga 3 kilometri e larga 45 metri, e il terminal occupa una superficie di 28,5 mila metri quadri. Un’infrastruttura assurda, considerato che a poca distanza si trova un’altro aeroporto: quello di Alicante, che l’hanno scorso ha avuto 9,63 milioni di passeggeri, e il cui terminal è stato ingrandito da poco.

Aperto al traffico civile nel 2006 e costato 40 milioni di Euro pubblici, l’aeroporto di Huesca, nei Pirenei, l’anno scorso ha visto transitare solo 273 persone. Nonostante ciò, per mantenere aperto lo scalo è necessario mantenere assunte più di 20 persone. Poco meglio va all’aeroporto di Albacete, in Castilla-La Mancha, che nel 2013 ha avuto 1211 passeggeri.

L’aeroporto di Lleida, nei Pirenei, è stato costruito nel 2009. Costato 90 milioni di Euro (il preventivo era di 42,5 milioni), nel primo anno di operatività ha avuto 61 mila passeggeri. Affinchè un aeroporto come quello di Lleida sia redditizio, ci sarebbe la necessità di almeno mezzo milione di viaggiatori, secondo un’analisi della Provincia. Qui operarono Vueling, Ryanair ed Air Nostrum, su rotte sovvenzionate da fondi pubblici.
Se la politica è la scienza che si occupa di redistribuire ricchezza, sovvenzionare rotte che non hanno un senso commerciale significa togliere direttamente ad altri settori, come educazione e sanità, è la critica fatta più spesso alle autorità locali.

La compagnia britannica Thomson vola a Lleida da diverse destinazioni del Regno Unito durante la stagione invernale, per trasportare i propri turisti sui Pirenei. Ma, per mantenere in funzionamento lo scalo, sono ancora necessarie considerevoli sovvenzioni pubbliche. Nel frattempo, i media raccontano che, in assenza di voli, quest’aeroporto è utilizzato come ristorante. Per assurdo, è prevista l’ampliazione di quest’aeroporto e la costruzione di un nuovo terminal di 5 mila metri quadri. A 57 minuti di treno si trova Barcellona, che l’hanno scorso ha avuto 35,21 milioni di passeggeri.

L’aeroporto di Burgos, aperto al traffico nel 2008, era costato 45 milioni di Euro. L’hanno scorso ha avuto poco più di 18 mila passeggeri. León, la città di origine dell’ex Premier José Luis Rodríguez Zapatero, ha convertito un aeroporto militare in commerciale. Con 200 mila abitanti, una moderna autostrada e la promessa di una stazione dell’alta velocità, la città ha un solo collegamento aereo annuale, Barcellona. In estate, anche le isole Baleari e Canarie.

Lo scalo di Málaga, che serve anche il bacino della turstica Costa del Sol, è decisamente più fortunato: quasi 13 milioni di passeggeri l’anno scorso. Qui, qualche anno fa, è stato inaugurato un nuovo terminal di ben 250 mila metri, costato 410 milioni di Euro e progettato dallo studio di Bruce Fairbanks, che ha già costruito opere negli aeroporti di Barcellona, Santiago de Compostela ed Alicante. Controversa, in questo caso, è la seconda pista dell’aeroporto, inaugurata nel 2012 e costata ben 624 miioni di Euro (costo elevato anche a causa della necessità di sotterrare i binari ferroviari ed espropriare terre private). La decisione di costruire una seconda pista è motivata dal traffico in crescita, ma del tutto ingiustificata visto che la nuova pista non può essere utilizzata in contemporanea con quella vecchia, perchè le due si intersecano.

Chi ancora non ha un aeroporto, lo pretende. È il caso di Toledo, a un’ora di distanza dalla cattedrale nel deserto di Ciudad Real, e che, ‘giustamente’, vuole godere del diritto di indebitare i propri figli per averne una tutta sua.

 

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