mercoledì, Maggio 19

Aereo EgyptAir, ritrovati i primi resti field_506ffbaa4a8d4

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Dopo i falsi allarmi delle scorse ore, ecco arrivare le prime segnalazioni di ritrovamenti dei resti dell’aereo della EgyptAir partito da Parigi e precipitato giovedì con 66 persone a bordo mentre si avvicinava all’Egitto. I resti galleggianti sono stati trovati dalla marina egiziana all’alba a 290 chilometri a nord dalle coste di Alessandria, mentre il satellite dell’Agenzia spaziale europea (Esa) ha anche individuato una macchia di carburante nel mar Mediterraneo proprio nel punto un cui sembra essere caduto l’aereo. Ma ancora non è chiara la causa del disastro. Le autorità egiziane parlano di atto terroristico ma al momento nessuna rivendicazione è arrivata. Inoltre secondo tre responsabili per la sicurezza europea, la lista dei passeggeri del volo EgyptAir non comprendeva nomi dell’attuale lista internazionale di potenziali terroristi.

A rassicurare tutti sulle ricerche dei colpevoli è stato il presidente egiziano, Abdul Fattah al Sisi, mentre il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault, ha riconosciuto di non aver «assolutamente alcuna indicazione sulle cause»: «Tutte le ipotesi sono esaminate ma nessuna è privilegiata perché non abbiamo assolutamente alcuna indicazione sulle cause». Nel frattempo l’esercito egiziano, impegnato nel recupero dei resti, ha fatto sapere che oltre a sedili e valigie è stato ritrovato un resto umano. Poi i rottami e gli effetti personali dei passeggeri saranno esaminati da inquirenti di Egitto, Francia e Gran Bretagna, oltre ovviamente alle scatole nere, se mai saranno ritrovate. Papa Francesco ha intanto fatto giungere un messaggio di cordoglio al presidente Al Sisi: «Avendo appreso con tristezza del tragico incidente, papa Francesco assicura la sua preghiera e la solidarietà in questo momento difficile e si affida le anime dei defunti delle varie nazionalità alla misericordia dell’onnipotente. Sui parenti dei passeggeri e su tutti coloro che sono coinvolti nella ricerca e nel soccorso, sua santità invoca benedizioni divine di forza e di pace».

Intanto dall’India sul caso marò arrivano le parole del portavoce governativo Vikas Swarup secondo cui il Paese «sta studiando la situazione» in merito al rimpatrio provvisorio di Salvatore Girone, come deciso dal tribunale arbitrale dell’Aja («Italia e India devono cooperare, anche davanti alla Corte Suprema indiana, per ottenere un allentamento delle condizioni cautelari del sergente Girone così che possa, in base a considerazioni di umanità, tornare in Italia»). Ancora però non è stata fissata una udienza presso la Corte Suprema, ma Swarup afferma che i due governi «sono in contatto».

Brutte notizie per Angela Merkel. Secondo un sondaggio di Infotest-dimap per il Deutschlandtrend della tv pubblica Ard, Cdu e Csu perdono 1 punto rispetto a due settimane fa, toccando il 32%, livello più basso da ottobre 2011. Stabili il partner di maggioranza Spd al 21%, mentre ecco Afd al 15, seguita da Verdi al 12, Linke al 9 e liberali dell’Fdp al 7. Inoltre gli elettori preferirebbero il ministro degli Esteri Steinmeier come candidato cancelliere dell’Spd al posto del vice-cancelliere e capo del partito Sigmar Gabriel. Mentre in Gran Bretagna i sondaggi in vista del referendum sulla Brexit sono favorevoli al premier David Cameron. I favorevoli alla permanenza nella Ue, secondo il ‘Daily Mail’, sono al 52%, i contrari al 41%. Mentre secondo il ‘Financial Times’, secondo cui il sì è al 47% mentre la Brexit al 41%. In Polonia invece duro attacco all’UE da parte del premier Beata Szydlo dopo che la Commissione Europea ha fissato il termine ultimo (23 maggio) entro il quale Varsavia deve risolvere il contenzioso sulla Consulta per sanare lo stato di diritto in Polonia: «Il governo polacco non si piegherà a nessun ultimatum e non permetterà di imporre ai polacchi la volontà degli altri». E l’Europa minaccia duri provvedimenti.

Passando in Turchia il Parlamento ha approvato un emendamento costituzionale, proposto dal partito di governo Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan, che rimuove l’immunità dei deputati sotto inchiesta. Una norma che riguarderebbe almeno 138 parlamentari, che ora rischiano l’arresto con accuse di terrorismo per sostegno al Pkk e contro i quali sono state avviate 675  inchieste. Tra i più colpiti il leader del partito filo-curdo Hdp, Selahattin Demirtas, che ha almeno 75 procedimenti aperti contro di lui. E proprio il partito Hdp si era opposto all’emendamento, denunciando il tentativo di colpo di stato di Erdogan, che così avrebbe colpito l’opposizione. E propri odi questo parlerà Erdogan con la cancelliera tedesca Merkel lunedì prossimo a Istanbul. Lo ha reso noto il suo portavoce, Steffen Seibert«L’accresciuta polarizzazione della politica interna in Turchia si preoccupa», che ha definito il voto di oggi in Parlamento «un duro colpo per la democrazia».

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