lunedì, Ottobre 25

Aereo EgyptAir: mettete pace nei cervelli! field_506ffb1d3dbe2

0

Sono passati due giorni dall’incidente accaduto all’Airbus A320-232 (matricola SU-GCC) del volo MS804 Egyptair, scomparso dai radar mentre era sulla rotta Parigi – Cairo. Il servizio era effettuato dall’aeroporto Charles de Gaulle alle 23.09 di mercoledì e sarebbe dovuto arrivare al Cairo alle 3.15 ora locale. In particolare, l’ultimo contatto è avvenuto 10 minuti prima della scomparsa e la sua apparizione finale sui radar è stata rilevata dopo essere entrato per 10 miglia nello spazio aereo egiziano, quando si trovava a un’altitudine di circa 11.300 metri sul Mediterraneo a circa 280 km. dalla costa egiziana.

Dopo la patetica e indiscriminata voce del dirottamento, si è ammessa l’unica possibilità esistente che è stata quella della perdita dell’aereo. Usiamo termini drastici e non sarebbe di beneficio a nessuno blandirne i significati, perché una macchina come il 320 (lunga 37 metri e pesante circa 73 tonnellate), non può andarsene in giro a un’ora dall’atterraggio, ovvero dopo aver consumato buona parte del suo carburante e atterrare su una pista qualunque. E infatti, poi, sono seguite le prime ammissioni da parte della compagnia ma poco dopo, secondo ‘Ansa‘, EgyptAir ha ritrattato l’affermazione che siano stati trovati i resti dell’aereo scomparso nel Mediterraneo: secondo la ‘CNN‘, che in precedenza aveva rivelato il contrario intervistando il vicepresidente della Egyptair, Ahmed Adel, le cose sono andate in modo diverso ed è dovuta intervenire addirittura la Casa Bianca, per affermare che è ancora troppo presto per dire cosa possa aver causato la caduta dell’aereo. Che debba essere stato Barak Obama a mettere pace nei cervelli dei popoli mediterranei sembra a dire il vero singolare e comunque lascia aperte sempre più strade a ipotesi e fantasie e meno alle certezze, che, onestamente, sono assai più necessarie per chi si imbarca sugli aerei per lavoro, per turismo e per tutti i motivi di cui non stiamo a parlare.

Secondo l’Egitto è più probabile che si tratti di terrorismo che non di un guasto. Se il nostro Paese amico -che a dire il vero non si mostra sempre molto veritiero nell’affermare le sue verità- potesse suffragare quanto afferma sarebbe opportuno lo facesse in fretta. Altrimenti un urlo di silenzio potrebbe essere preferibile. Quanto avvilisce, ancora una volta, è che la voce europea resta sempre a secco di parole quando avvengono certi eventi. Se l’America, infatti, interviene subito nelle affermazioni, come mai dalle imperiose stanze di Bruxelles -sempre pronte a bacchettare piuttosto che a radicalizzare- non si sente ancora un fiato di quanto è accaduto sotto i propri portoni di casa?

Al momento sappiamo che il Presidente francese Francois Hollande ha convocato una riunione di emergenza e all’Eliseo sono corsi il Premier Manuel Valls e tutti i capi dei dicasteri che hanno una certa attinenza con l’argomento in questione, ovvero Interni, Difesa, Esteri e Trasporti. «Incidente o terrorismo, nessuna strada è da scartare né da privilegiare», ha detto Hollande al termine della riunione.

Quanto all’aereo, consegnato nel 2003, aveva 48.000 ore di volo, ovvero era arrivato a mezza vita, e non presentava tracce di vetustà.
Secondo le autorità militari greche, sarebbero state compiute brusche virate prima della scomparsa e poi ci sarebbe stata un’improvvisa perdita di quota ma comunque ci sarebbe una traccia di radar, che pure sarà opportuno acquisire agli atti.
«Si potrebbe trattare di un atto terroristico, ma al momento non abbiamo certezze», ha detto il Ministro dell’Aviazione egiziano Sherif Fatih in conferenza stampa, aggiungendo che «ci sono delle ipotesi, ma bisogna ancora analizzare tutte le informazioni raccolte». Funzionari della sicurezza egiziana stanno eseguendo controlli sull’identità dei passeggeri per verificare eventuali loro collegamenti con estremisti. Infatti, prima di imbarcarsi potrebbe essere uso comune declinare le proprie generalità e affermare al check in le appartenenze a famiglie di terroristi e magari anche intenzioni suicida!

Le autorità greche ora sostengono di avere individuato due oggetti arancioni a 370 km. a sud-sud-est dell’isola di Creta, che si presume possano appartenere all’aereo Egyptair caduto. Ma comunque, al di là della buona volontà espressa dai greci, gli oggetti arancioni non appartengono solo agli aerei egiziani e anche in questo caso un pizzico di cautela non guasterebbe. Al momento c’è una sola certezza: il velivolo è precipitato in mare quando si trovava a poche centinaia di chilometri dalle coste egiziane.

Ci fermiamo qui per opportunità di non conoscere alcuna verità, ma serebbe opportuno che assai presto si facesse una indagine anche all’interno degli scali aerei per avere buone certezze che chiunque abbia ache fare con un aeroplano sia al di sopra di ogni sospetto. Lo affermiamo con la commozione che si può avere quando si affronta un argomento di tale gravità, dove tutti si azzannano sulle notizie e ben pochi sono e possono essere a conoscenza di tanti dettagli tecnici che circondano il trasporto aereo.

Tra pochi giorni in Italia si celebrerà il tragico anniversario di un altro incidente aereo. Un evento, quello accaduto il 27 giugno 1980 che ha gettato solo infamia e menzogne in una nazione che certo non ne aveva bisogno. Anche in quel  caso le pagine dei principali giornali italiani si riempirono di illazioni e di stupidaggini. Il DC 9 di marche I-TIGI di Itavia fu incolpato di essere vecchio e dissestato. La verità non giace nemmeno in fondo al mare, ma solo nella carriera di chi ha saputo e ha taciuto.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->