sabato, Luglio 24

Aduc: pollice verso sul Governo Letta field_506ffb1d3dbe2

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Meno tasse, più liberalizzazioni, più diritti civili, più Europa. Pollice verso dall’Aduc nei confronti del Governo Letta. Non passa giorno che la solerte associazione dei consumatori chiosi gli annunci ed i provvedimenti messi in atto da Palazzo Chigi. Le tasse restano uno degli aspetti più monitorati. La politica vista dagli occhi dei consumati non gode di buona fama. Anzi. L’associazione lamenta la forte imposizione fiscale che colpisce soprattutto le famiglie a medio reddito e denuncia l’immobilismo sul fronte delle liberalizzazioni. Delle critiche di Aduc al Governo Letta parliamo con Primo Mastrantoni, Segretario Nazionale dell’associazione.

Primo Mastrantoni, qualche giorno fa lei ha scritto una lettera aperta a Letta sul tema tasse affermando che non sono affatto diminuite come il presidente afferma. Questo governo delle larghe intese chi premia e chi penalizza secondo il vostro personale osservatorio?

Penalizza complessivamente l’Italia. Perché quest’anno complessivamente aumenteranno. Alle tasse nazionali bisogna aggiungere le addizionali locali. Infatti, alle tasse nazionali occorre aggiungere quelle regionali e comunali. Ci sarà come la “tax service”, ovvero quella che abbiamo denominato la tassa sui lampioni stradali. Non mi pare che il quadro complessivo delle imposte diminuiscano. Peraltro da questo mese l’imposta sui risparmi passa dallo 0, 15 allo 0,20 per cento. Le tasse mediamente aumenteranno, quindi la popolazione sarà maggiormente impoverita.

Quali categorie a vostra avviso verranno maggiormente penalizzate?

Penalizza principalmente i redditi medi che risultano più soggetti fermo restando che ci saranno le detrazioni per coloro che guadagnano sotto una certa media mensile. Diciamo il cosiddetto ceto medio.

Voi guardate la politica dalla parte dei consumatori. Ma la politica guarda ai consumi?

Non mi pare che guardi ai consumi. Perché i consumi sono precipitati. Tant’è che l’anno scorso l’inflazione è stata all’1, 2 per cento. C’è un’attenzione al contribuente nel senso che, ripeto, gli si aumentano continuamente le tasse.

Avete colto innovazioni in questi primi mesi del governo Letta?

No. Tutto sommato si cambiano solo le parole, legge di stabilità per la vecchia finanziaria, ma i meccanismi sono gli stessi, il patto di governo per verifica vecchio stampo. Il quadro complessivo non è modificato. Ci sono dei contrasti non sono messe le tasse sulle rendite finanziare ma sono aumentate le imposizioni sui conti correnti che riguardano i risparmi dei consumatori.

L’Europa fa strada dal punto di vista dei consumi. Questi temi saranno al centro delle prossime elezioni europee?

Mi pare che tutto sommato c’è un’area di antieuropea che ritengo negativa. Noi abbiamo bisogno di più Europa non di meno Europa. Certamente bisogna fare un passo avanti verso l’integrazione dei Paesi europei che non riguarda solo l’euro ma anche altri settori.

Avete evidenziato a più riprese che nel campo dei diritti civili l’Europa è più avanti dell’Italia e che spesso, come nel caso della facoltà di dare ai figli il cognome della madre, veniamo sanzionati. Perché l’Italia è cosi indietro?

Perché siamo alla fin fini una nazione retrograda. Le battagli degli anni Settanta sui diritti civili, mi riferisco a divorzio, aborto, obiezione di coscienza e riforma del diritto di famiglia, sono appunto di quel periodo. Diritto di famiglia sono appunto di quel periodo. Negli ultimi 20 anni mi pare ci sia stata una involuzione nell’affermazioni sui diritti civili. Il caso della legge sulla fecondazione assistita è un caso eclatante, oggi questa sul cognome. Teniamo presente che l’Italia è sotto il mirino dell’Europa per quanto riguarda tutto il settore della giustizia e siamo il primo Paese, se non erro, con delle sanzioni, degli avvertimenti, delle condanni da parte dell’Unione europea.

Le liberalizzazioni hanno fatto bene ai consumi?

Senz’altro, le liberalizzazioni, peraltro molto parziali, quando ci sono state come nel caso delle telecomunicazioni in cui c’è stata concorrenza  ha abbassato i costi. Su altri settori, il processo delle liberalizzazioni si è fermato alla fine degli anni Novanta con le liberalizzazioni portate avanti dall’allora ministro Bersani ministro per le Attività Produttive. Le liberalizzazioni sono ferme e questo non fa che far stagnare ulteriormente l’economia perché non mette in concorrenza diverse offerte e i consumatori non vedono una diminuzione dei prezzi e un aumento della qualità del servizio.

Questo governo andrà a vostro avviso a liberalizzare?

Non mi pare che questo governo abbia la forza, né la volontà di procedere ad una radicale liberalizzazione dei vari settori. Manterremo intatte le corporazioni e questo sarà un danno per i consumatori.

Una vostra battaglia storica è quella per l’abolizione del canone Rai. A 60 anni dalle prime trasmissioni della Tv di Stato, rimanete inascoltati?

Rimaniamo in perfetta solitudine. Il canone è diventata una tassa sul possesso su un apparecchio. Noi sono decenni che facciamo una battaglia per liberalizzare il settore Rai. Le forze politiche, i partiti maggiori hanno tutto l’interesse a tenere sotto controllo la Rai stessa. E’ una battaglia di avanguardia che non trova audience perché gli interessi sono moltissimi.

In altri Paesi europei cosa accade?

Per l’Inghilterra va bene anche per la qualità dei servizi. Se guardiamo agli altri Paese mi pare che permanga una forte presenza dei partiti che controllano i canali televisivi di proprietà dello Stato.

 

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