sabato, Ottobre 23

Adriano, la Grecia e Tivoli Intervista a Benedetta Adembri sulla mostra che evoca la Grecia cara all’imperatore Adriano

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Adriano e la Grecia Villa Adriana

La mostra ‘Adriano e la Grecia. Villa Adriana tra classicità ed ellenismo’, allestita nell’Antiquarium del Canopo della villa imperiale a Tivoli, è stata aperta al pubblico dal 9 aprile scorso fino al 2 novembre prossimo. Curata da Elena Calandra e Benedetta Adembri, è un evento promosso dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio in collaborazione con il Ministero greco della Cultura e dello Sport e con la Scuola Archeologica Italiana di Atene, ed è ispirata dalla coincidenza nel 2014 della presidenza europea ad opera della Grecia nel primo semestre e dell’Italia nel secondo.

Nella mostra si possono ammirare circa cinquanta opere, la metà delle quali provenienti da prestiti di vari musei della Grecia e alcune mai esposte prima d’ora al di fuori dei confini della Grecia stessa. Viene messo in luce il rapporto tra Adriano e la Grecia, riletto sotto la particolare angolazione della Villa tiburtina, spazio che idealmente costituiva la riproposizione in chiave romana dell’Ellade come era conosciuta e amata dall’imperatore stesso, che si era formato culturalmente ad Atene.

Nel 124 d.C., dopo aver riportato ordine in tutta l’Asia minore, dove vi erano sommosse contro l’impero, Adriano si concesse un anno di riposo tra le isole greche. Rimasto affascinato da queste terre, vi tornò per rimanerci altri quattro anni, durante i quali trasformò Atene in una delle città più belle del mondo antico, terminando il tempio di Zeus Olimpio e costruendo la grande Biblioteca. Gli Ateniesi contraccambiarono tali favori eleggendolo arconte, la massima carica politica della polis. Nella sua Villa tiburtina Adriano vorrà le Cariatidi, copia di quelle sull’Eretteo nell’Acropoli di Atene, e altre celebri opere prodotte da artigiani greci. Ad esse si aggiunge la statua di Vibia Sabina, moglie dello stesso Adriano, ora nell’Antiquarium, restituita da Boston, dove era stata venduta dopo lo scavo di frodo. L’imperatore inoltre a Roma istituirà un luogo di studi avanzati che chiamerà Athenaeum, parola usata ancora oggi per designare l’università.

La mostra si concentra sui parallelismi fra le testimonianze presenti in Grecia e quelle che Adriano propose per la sua celebre residenza alle porte di Roma: due mondi che si sono spesso sfiorati e mischiati come riferimenti dotti e che in Villa Adriana, intesa come una ‘Grecia in miniatura’, si ritrovano. La Piazza d’Oro, infatti, riprende la planimetria di quella che è nota come la Biblioteca di Adriano ad Atene. Nel 112 d.C. Adriano è ritratto ad Atene da privato, ancor prima che salga al potere, in una statua all’interno del teatro di Dioniso. Svariate altre raffigurazioni dell’imperatore sono visibili in mostra, come quella loricata dalla villa di Erode Attico a Loukou con al posto del gorgeneion un ritratto di Antinoo, o la testa frammentaria di altissima qualità da Atene, divenuta icona della mostra, che ci restituisce un’immagine dell’imperatore con un’espressione distesa e sorridente, lontana dalla tensione del condottiero raffigurato invece nel ritratto colossale con corona, sempre da Atene. Sappiamo infatti che quando Adriano divenne imperatore le dodici tribù della città gli consacrarono ognuna una statua.

Sono esposti anche vari ritratti del favorito dell’imperatore, Antinoo. Tuttavia l’esposizione è incentrata anche sulla figura di Erode Attico, ricchissimo latifondista vissuto tra la Grecia e Roma, che ha avuto una forte influenza culturale su Adriano, di cui era amico stretto. Egli promosse programmi edilizi di caratura imperiale: le sue ville, delle quali in mostra si ricordano quelle di Maratona nell’Attica e di Loukou nel Peloponneso, accoglievano immagini di Adriano e Antinoo, insieme a ritratti del proprietario e dei suoi allievi. Sono residenze in Grecia che presentano forti parallelismi con Villa Adriana. La mostra si conclude con il tema dei paesaggi e dei giardini in villa.

Abbiamo intervistato sull’argomento Benedetta Adembridirettrice dell’area archeologica di Villa Adriana a Tivoli, nonché curatrice della mostra stessa.

 

Come mai una mostra del genere?

Ogni anno la Soprintendenza organizza mostre tematiche per approfondire alcuni aspetti, o di Adriano o relativi a Villa Adriana. Quest’anno la scelta è caduta sul tema della Grecia, che tanta parte ha avuto nella formazione culturale di Adriano. Lo possiamo vedere anche nelle testimonianze che l’imperatore ci ha lasciato nella villa da lui fatta costruire e che ha amato tanto: essa esprime bene questo rapporto con la Grecia, con la cultura classica, visibile non solo nell’arredo scultoreo che arricchiva la residenza imperiale, ma anche in alcune architetture ancora conservate degli edifici che la componevano.

La mostra mette in luce il rapporto tra Adriano e la Grecia, letto sotto la particolare angolazione della Villa che idealmente rispecchia l’Ellade come la vide, l’amò e la conobbe questo imperatore. Ci può spiegare meglio questo rapporto?

La formazione di Adriano prevedeva, insieme a tutto quello che era il bagaglio culturale di un romano dell’aristocrazia, tutti gli insegnamenti che riceveva la classe dirigente romana. Tra questi, non solo la parte politico-militare, ma anche soggiorni ad Atene, dove andavano a studiare i rampolli delle famiglie nobili romane, e che lui ha poi continuato ad approfondire perché attirato dalla cultura greca. Adriano era stato probabilmente influenzato in questo interesse anche da Plotina, moglie di Traiano, nella cui casa era vissuto dopo essere rimasto orfano da bambino; sappiamo infatti che Plotina aveva una corrispondenza epistolare con filosofi stoici. Tutte queste conoscenze della cultura classica e questa frequentazione di Atene da parte di Adriano (sappiamo che prima di diventare imperatore era stato nominato arconte della città) creano questo legame particolare con la Grecia. E ciò influenza non solo l’espressione culturale e artistica, che possiamo vedere esemplificata a Villa Adriana, ma è anche fondamento del progetto politico di governo di questo imperatore, che guarda non solo alla Grecia propria, ma anche ad Alessandria e all’Oriente. La concezione del mondo greco si rispecchia così anche nella visione politica di Adriano.

La mostra è lo spunto per ammirare prestiti eccezionali di esemplari archeologici mai visti fuori dai confini della stessa Grecia concessi dai vari musei ellenici grazie alla collaborazione con il locale Ministero della Cultura. Ce ne parla meglio?

I musei ellenici hanno dato a questa mostra un contributo notevole, acconsentendo a prestiti di venti opere scultoree. Alcune di queste sono state anche appena restaurate, molte non erano mai state oltre i confini della Grecia e alcune sono poco note agli stessi studiosi. Non ha partecipato solo il Museo Archeologico di Atene, che ha contribuito in maniera sostanziale ai questi prestiti, ma anche altri musei della Grecia, che sono tra l’altro meno conosciuti perché sparsi sul territorio, come per esempio Maratona, Pireo, ma anche Corinto e musei del Peloponneso come Astros e Tripoli. Abbiamo avuto una risposta notevole che ci ha permesso di istituire questo confronto tra le opere ancora conservate a Villa Adriana, che facevano parte dell’arredo scultoreo della villa, e le opere scultoree che in età adrianea (nel II secolo d.C.) venivano realizzate in Grecia.

Tra le opere prestate dal Museo Archeologico di Atene c’è anche lo splendido busto di Antinoo in marmo pentelico proveniente da Patrasso. Quale è l’importanza di questo reperto?

Sicuramente è un pezzo con caratteristiche di elevatissima qualità artistica, che, pur nella riproposta di un’iconografia ben nota di Antinoo che in alcuni ritratti mostra una certa serialità, presenta una resa vivida nella realizzazione del volto, nell’espressione, ma anche nelle ciocche della capigliatura. Si qualifica quindi come un prodotto di raffinata esecuzione, che prosegue la tradizione delle grandi botteghe greche di scultura.

Nel percorso espositivo viene ricordata l’influenza culturale di Erode Attico, ricchissimo proprietario terriero e retore vissuto tra Grecia e Roma, su Adriano. Le sue ville ricordate in mostra presentano forti parallelismi con Villa Adriana. Quali sono questi punti in comune e quali le differenze?

Sappiamo che Erode Attico, che era un po’ più giovane di Adriano, era retore, filosofo, mecenate (perché di una famiglia ricchissima) e aveva molte affinità elettive con Adriano. Erano insomma grandi amici e con dei parallelismi che sorprendono: per esempio nella villa di Erode a Maratona era annesso un santuario dedicato alle divinità egizie, come a Villa Adriana abbiamo una serie di elementi egizi esemplificati da più edifici nella villa stessa come testimoniato dalle numerose sculture egittizzanti che li decoravano. C’è anche un parallelismo di altro genere: Adriano aveva come favorito Antinoo, premorto all’imperatore durante il soggiorno in Egitto, ed anche Erode Attico aveva dei favoriti, tra cui Polideuco, rappresentato in mostra da due ritratti, ed anche lui morto prima del retore. Oltre a questi elementi, vi erano affinità culturali che legavano i due personaggi, e che ci hanno suggerito di fare un confronto più diretto fra le opere di Villa Adriana e quelle che provengono dalle ville di Erode Attico in Grecia, in particolare Maratona e Loukou nel Peloponneso. Tale confronto tra le due realtà è espresso da alcuni eccezionali prestiti concessi dai musei greci e che sono visibili attualmente nella mostra. La particolare qualità artistica delle opere che provengono da questi siti è analoga a quella delle sculture di Villa Adriana e fa vedere che le maestranze erano di prim’ordine, i marmi scelti erano di particolare pregio e contribuivano a rendere particolarmente raffinate queste opere.

Ci delinei la figura di Erode Attico.

La figura di Erode Attico, intimo amico di Adriano,è appunto quella di un personaggio, di cui abbiamo il ritratto in mostra che lo raffigura con un aspetto intenso e vicino a quello che caratterizza in genere i filosofi, accostato nella sala  espositiva al volto frammentario di Adriano dall’Agorà di Atene che è stato scelto come icona della mostra. Un esempio dell’amicizia che legava i due personaggi è costituito dalla statua ritratto di Adriano loricato, proveniente dalla villa di Erode Attico a Loukou nel Peloponneso, che al posto del gorgoneion sul petto reca un ritratto di Antinoo, a suggerire il legame tra il giovane favorito morto prematuramente e ormai divinizzato con l’imperatore Adriano.

In che modo Erode Attico è legato quindi alla figura di Adriano?

Egli era legato da amicizia e da interessi culturali comuni: l’amore per le arti e per la filosofia.

In che modo la Scuola Archeologica Italiana di Atene ha collaborato alla mostra?

C’è stato uno stretto contatto nella preparazione del progetto e in alcuni suggerimenti che hanno portato alla realizzazione di questa iniziativa.

È stato difficile realizzare una mostra frutto di grande progetto scientifico come questa?

È stata impegnativa come tutte le iniziative del genere, in particolare perché molte opere provenivano dall’estero. Tutto il lavoro è stato portato avanti con l’impegno di tante persone, essendo un progetto che presupponeva una collaborazione ampia da parte di tutto lo staff sia di Villa Adriana sia del personale della Soprintendenza, ma abbiamo anche avuto l’aiuto del Comando Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri che ha scortato le opere dal porto di Bari, dove sono arrivate con il traghetto, fino alla sede della mostra. Il concessionario di servizi Electa ha pubblicato la guida all’esposizione, che da quest’anno compare per la prima volta in italiano e in inglese. Diciamo che tutte queste operazioni hanno comportato un impegno notevole per tutti quelli che sono stati coinvolti.

 

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