lunedì, Settembre 20

Adozioni, tra ragioni di Stato e affari di cuore field_506ffbaa4a8d4

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Il divieto però non sarebbe stato osservato in alcuni paesi coinvolti nelle adozioni, come il Canada e gli Stati Uniti, su cui il governo di Kinshasa nutre il sospetto che  gli orfani provenienti dal Congo venissero ri-adottati successivamente a coppie gay. L’allarme di questo sospetto traffico di bambini è stato lanciato direttamente dall’ambasciata congolese in Canada alla DGM, la quale ha aperto un’inchiesta per indagare sulle effettive irregolarità. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, costringendo le autorità locali ad adottare drastici provvedimenti. Secondo un recente comunicato stampa da parte del portavoce del governo, Lambert Mende, queste ri-adozioni sono state permesse anche da alcuni giudici congolesi corrotti che avrebbero emanato sentenze di adozioni senza l’effettiva presenza in loco dei genitori adottivi. Col tempo si sono intersecati anche altri fattori che hanno avvalorato i dubbi su un sistema adottivo da Far West. Già nell’estate 2013 una ventina di bambini tra i due e cinque anni, provenienti dal Kasai- Orientale, furono ritrovati in un pseudo-orfanotrofio di un quartiere poco distante da Mbuji-May in condizioni precarie. Secondo la polizia locale a condurre i bimbi in quel luogo, fu un’organizzazione criminale che, sotto il falso nome di FAGEDAS, si spacciava per un’associazione umanitaria di aiuto all’infanzia per procurare piccoli bimbi da rivendere a famiglie omosessuali statunitensi o nel peggior dei casi  come schiavi sessuali.
Pochi mesi più tardi, Père Henri De la Kethule, missionario della congregazione dei gesuiti, denunciò un importante traffico di bambini tra il capoluogo del Bandundu, Kikwit, e la capitale Kinshasa. Anche in quel caso l’allarme fu dato in seguito alla scomparsa di tredici bimbi che furono prelevati dal villaggio natale da una falsa organizzazione caritatevole che promise ai genitori di dar loro accoglienza in un centro a Kinshasa, dove sarebbero stati cresciuti e scolarizzati. Poco dopo il trasferimento, i genitori persero completamente le tracce dei loro figli e dell’associazione. I bambini vennero ritrovati solo alcuni mesi più tardi la loro scomparsa in condizioni precarie, in un quartiere di Kinshasa chiamato Masina. I bambini non videro mai una scuola e il loro stato di salute fece presumere che non fossero stati curati in modo adeguato. In questi traffici da Far West sono purtroppo coinvolti anche gli stessi genitori dei potenziali orfanelli che, senza mezzi economici per crescere i figli, si vedono costretti a venderli a loschi intermediari per poche migliaia di euro, o direttamente alle stesse coppie occidentali per qualche dollaro in più.
Il Governo congolese, nonostante le buone intenzioni di sbloccare la situazione entro settembre 2014, a distanza di quasi due anni non ha ancora regolarizzato la situazione che, per i genitori dei 1300 bambini in attesa della lettera di uscita, sta diventando un vero e proprio calvario.  Le famiglie, tenute in una sorta di ostaggio psicologico, non hanno concluso nulla e , nonostante le petizioni e le migliaia di lettere inviate ai rispettivi organi competenti, la faccenda rimane invariata: i bambini, di fatto già legalmente adottati, continuano a vivere negli orfanotrofi e sentire i loro cari via skype.

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