lunedì, Settembre 20

Adozioni, tra ragioni di Stato e affari di cuore field_506ffbaa4a8d4

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Resta il fatto che 130 famiglie italiane restano tutt’ora in attesa di poter abbracciare e portare a casa i figli legalmente adottati in Congo, che sono state recentemente convocate dalla Commissione Adozioni Internazionali (CAI) . Il ‘via libera’ di Mattero Renzi era arrivato già a maggio 2014, quando 21 bambini congolesi atterrarono a Ciampino insieme al ministro Boschi.

Therese Radaelli ci aiuta a comprendere un lato oscuro di questa vicenda taciuto dalla maggioranza dei media nord americani ma ampiamente diffuso da quelli del Congo.

Diamo la parola a Therese Radaelli.

“Nonostante non sia direttamente coinvolta nella vicenda del blocco delle adozioni in Congo, credo di aver alcuni validi motivi per cui possa permettermi di dare una mia umile opinione a riguardo.

La mia opinione su questo argomento molto delicato trova radici dalla conoscenza del mio  paese d’origine che ho attraversato in lungo e in largo sia per motivi di lavoro che per ragioni puramente conoscitive, creando una buona rete di conoscenze che mi permette di avere pareri alternativi ma fondati su ricerche indipendenti.

Durante il mio soggiorno in Congo  ho collaborato attivamente con una onlus, tra i cui numerosi progetti rientra anche il sostegno ad una casa di accoglienza per bambine senza genitori o abbandonate a Lubumbashi.  Questa esperienza mi ha permesso di accumulare una discreta esperienza sulle problematiche degli orfanotrofi congolesi.

L’ultima delle ragioni che mi hanno spinto a scrivere questo intervento è la più personale: io stessa, 36 anni fa, nacqui in quello che allora veniva chiamato Zaire e per una sorta del destino fui adottata da una coppia italiana. Per vissuto personale capisco quanto possa essere estenuante una situazione come quella venutasi a creare in questo momento per le centinaia di coppie, in attesa di poter abbracciare il loro bambino, ma le vicende che hanno condotto le autorità del posto a prender una tal decisione sono altresì importanti e non ci si può esimere dall’analizzarle.

Tutto è iniziato il 25 settembre 2013 quando la Direzione Generale dell’Immigrazione (DGM), su ordine del Presidente della Repubblica, ha deciso di sospendere le procedure di adozione internazionale dei bambini congolesi per un anno, congelando anche il rilascio della ‘exit letter’ (permesso di uscita, documento indispensabile per poter uscire dal paese), ai bambini che erano già stati legalmente adottati da famiglie straniere. Secondo la normativa locale le coppie aspiranti ad adottare un orfano congolese devono essere sposate da almeno 5 anni, non avere più di due figli biologici, non adottare oltre 3 minori e avere almeno 15 anni in più dell’adottato. Lo stato non ammette inoltre l’adozione di orfani a coppie omosessuali.
Senza entrare nel dibattito, oggigiorno più acceso che mai, se sia giusto o meno precludere ad una coppia dello stesso sesso di crescere un figlio, è nostro dovere rispettare le leggi locali, anche quando queste non sono condivisibili.

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