lunedì, Agosto 2

Adozioni, tra ragioni di Stato e affari di cuore field_506ffbaa4a8d4

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Pubblichiamo l’intervento di Therese Radaelli sul delicato caso delle adozioni di minori dalla Repubblica Democratica del Congo che ha coinvolto anche molte famiglie italiane. Therese Radaelli è una cittadina italiana di origini congolesi adottata da una coppia di italiani 36 anni fa. È  titolare del blog Amani for Congo una pagina sul paese africano nata dalle sue esperienze dirette che intende proporre un luogo di riflessione sulle problematiche che da secoli attanagliano il Congo. L’intento è di capire le radici storiche e attuali delle problematiche di questo grande paese africano proponendo un’immagine diversa che esce dagli stereotipi di ‘Cuore di tenebre’ testimoniando le realtà di una popolazione che ha voglia di crescere e di un paese in rapido, anche se tumultuoso, cambiamento. Il passato di Therese Radaelli e la conoscenza diretta del suo paese di origine maturata da un genuino impegno umanitario, rendono Therese un testimone credibile.

Alla origine del blocco delle adozioni di minori deciso dal governo di Kinshasa il 25 settembre 2013 vi sarebbero seri dubbi di un traffico di minori. Un sospetto maturato su alcune coppie canadesi e americane sospettate di essere coppie omosessuali, non dichiaratesi al governo. Secondo le autorità locali e alcuni esponenti del mondo cattolico (tra cui Padre Henri De la Kethule, missionario della congregazione dei gesuiti) si sarebbero verificati episodi tesi a vendere dei minori a delle coppie omosessuali del Nord America tramite degli intermediari che fingevano di essere le coppie adottive richiedenti. In altri casi le coppie gay avrebbero agito direttamente ma senza dichiarare il loro status per paura di un rifiuto. “I sospetti non sono tesi a colpevolizzare la comunità gay occidentale, delle cui scelte non entro in merito. Le misure adottate dal Governo centrale sono tese a tutelare i nostri minori da traffici non chiari. Inutile ricordare che la legge sulle adozioni del Congo proibisce a coppie gay di adottare dei minori”, conferma a titolo personale un’autorità di Goma, Nord Kivu, sotto copertura di anonimato visto il delicato argomento.

La tesi del governo congolese è sostenuta dalla Chiesa Cattolica e da vari media tra i quali il sito di informazione digitale Mediacongo e il quotidiano Le Phare. L’accusa  non trova però eco tra le autorità diplomatiche americane e canadesi che fino ad ora hanno tentato di non affrontare l’argomento parlando di famiglie adottive in generale senza entrare nei dettagli. A confermare che alcune coppie adottive americane coinvolte nella moratoria decisa dal governo congolese, siano coppie gay è il sito di informazione omosessuale ‘Fierementgay’ in un articolo pubblicato il 23 marzo 2015.  L’affermazione del sito di informazione ha irrigidito il governo congolese compromettendo gli esiti scaturiti dall’incontro avvenuto il 20 marzo 2015 tra il Sotto Segretario di Stato americano incaricato delle Questioni Consolari: Michelle Bond e il presidente dell’Assemblea Nazionale, Aubin Minaku Ndjalandjoko.

La moratoria delle adozioni decisa dal Governo congolese si basa inoltre sul sospetto che alcune di queste adozioni siano state richieste da coppie ‘fittizie’ dietro le quali si nasconderebbe un network criminale internazionale di traffico di bambini africani. Un sospetto grave che riguarda altre coppie americane e canadesi, anche esso smentito dalle rispettive diplomazie. Le famiglie adottive francesi, belghe e italiane non sarebbero coinvolte in questi sospetti ma la moratoria ha colpito direttamente anche loro.

Nella complicata vicenda abbiamo da una parte delle famiglie adottive nord americane che potrebbero essere coppie gay che non hanno dichiarato il loro status alle autorità governative locali e seri sospetti di infiltrazioni mafiose sempre riguardanti le adozioni del Nord America. Dall’altra abbiamo un Governo corrotto che svende le risorse naturali del paese a danno della sua popolazione e che di certo non brilla per la protezione dei diritti dell’infanzia. La Radaelli avverte che nella complicata vicenda potrebbero inserirsi anche risentimenti nazionalistici contro l’Occidente.

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