venerdì, Aprile 23

Addio Professor Dasi, starai già vivacizzando l'Aldilà field_506ffbaa4a8d4

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 Gerardo Filiberto Dasi

Quando l’altro giorno la Segreteria del Centro Pio Manzù, mi ha chiamata, un po’ m’è mancato il fiato. Devo confessarvelo: per qualche misteriosissima ragione, ero convinta che il professor Gerardo Filiberto Dasi, fondatore del Centro e ideatore delle sue Giornate Internazionali di Studio di Rimini, 44 anni fa, avesse l’eternità nelle vene.

Troppo il mondo aveva bisogno di lui, del suo talento per il dialogo e la pace. Dunque, la notizia che fosse scomparso qualche settimana fa, mi ha toccata personalmente ed emotivamente.

Ancor prima di conoscerlo, agli inizi degli anni ’90  -quella che considero la mia età dell’oro, nel meraviglioso humus del FORMEZ, a stretto contatto con un uomo di grande apertura mentale, come il Presidente Sergio Zoppi–  avevo ammirato le iniziative di Dasi, la sua miracolosa capacità di far dialogare potenze e potenti.

Lasciava colpiti il carisma che spargeva senza neanche accorgersene intorno a sé e che catturava in una convinta ammirazione coloro che gli venivano a contatto, fossero decisori istituzionali ai massimi livelli o terz’ultime ruote del carro come me, che partecipavo alle Giornate Internazionali di Studio del Pio Manzù a Rimini, come parte del pubblico entusiasta e attento o, a volte, come giornalista incaricata di dare conto degli interventi dei più importanti personaggi della politica, della società e della cultura contemporanee.

Anch’io, come tutti, recepivo la capacità di Gerardo Filiberto Dasi di attrarre il proprio interlocutore e molte volte mi sono soffermata con lui a ragionare di massimi sistemi: argomenti che, in bocca a qualcun altro, sarebbero apparsi futili ragionamenti senza sbocchi reali e che erano, invece, la base programmatica delle Giornate Internazionali future, perché lui aveva una preveggenza, in materia di politica internazionale che, con il senno di poi, lasciava sbalorditi.

Per fare la spiritosa, gli dicevo sempre che la nostra intesa intellettuale   -provata solo in rari casi, con altre persone che sinceramente stimo e ammiro-   dipendeva dal fatto che eravamo entrambi del segno zodiacale dei Gemelli.
Mi guardava quasi entusiasta, concordando con me che l’essere entrambi nati a metà giugno ci regalasse una marcia in più.

Lui, intanto, proseguiva, con la determinazione di un caterpillar, a realizzare quella che, sono convinta, ritenesse la sua missione, la ragione per cui era venuto al mondo: offrire un luogo ed un’occasione in cui riflettere sul futuro del Pianeta. D’altronde, mica le Nazioni Unite concedono a qualsivoglia assise o organizzazione lo status di organismo consultivo generale!

Ed ora Gerardo Filiberto non c’è più: immagino l’horror vacui che la sua repentina scomparsa  -anche in quel caso c’è stato un che di taumaturgico, nessuna sofferenza, anche se tanto dolore per l’evento avrà colto chi ha lavorato con lui, ricevendo il dono di una collaborazione fortunata e fruttuosa-  ha causato nell’universo del Centro Pio Manzù.

Un universo di chiamati a condividere con lui la missione che lo guidava come una stella polare. Un universo in eterno movimento (così come lo era lui, depositario del segreto del moto perpetuo intellettuale) per immaginare scenari internazionali possibili.

Non c’entra un bel nulla che fosse ormai giunto a un’età considerata veneranda, da capolinea: il fatto è che i suoi 90 anni non li baratterei con quelli dei rampanti quarantenni d’oggidì, capaci solo di parlare a vanvera e di strologare su argomenti a loro sconosciuti, tanto per darsi aria di statisti.

Ho letto, approfondendo la vita del professor Dasi, che ebbe un rapporto di amicizia vivo e fecondo con un politico di spicco, di origine ferrarese come lui, il multi Ministro socialdemocratico Luigi Preti. Di lui, domani, ricorre il centenario della nascita. Un politico autorevole, come molti della sua generazione, la cui fama ha resistito anche al naufragio del suo Partito, nel post Tangentopoli. Perché Preti non aveva le morbidezze e i piegamenti alle lusinghe della cresta alla cosa pubblica che furono (e sono) la rovina di tanti coinvolti nella spoliazione dei bilanci nazionali e rappresentano il pozzo di san Patrizio per le indagini dei tribunali.
Andatevi a leggere su Wikipedia il contenuto di una sua lettera all’allora Ministro Franco Reviglio, in cui, nel 1992, lo mise in guardia sulla sentina di ruberie che si sarebbe rivelato il ‘grande affare’ dell’Alta Velocità.

Ecco, Gerardo Filiberto Dasi era di quella scuola, di quel sentire. In più, si era assunto l’onere di lanciare tematiche fondamentali per i destini del mondo, ove chiamava a dibattere i responsabili delle sorti universali. Un ruolo coraggioso, che solo lui poteva ritagliarsi, rispettato e ammirato da tutti.

Addio Gerardo Filiberto: so che, nell’Aldilà, tanto per rimanere coerente alla tua infaticabile capacità di orchestrare e memorabili grandi cose, starai già organizzando una Giornata internazionale  con la partecipazione di Re Salomone, l’Imperatore Augusto, Lorenzo de’ Medici e Giovanni Paolo II. Riuscirà certamente benissimo e mi mangio le mani se, per motivi che esulano dalla mia volontà, non ci potrò essere.
Non sapendo profetare, non so a partire da quale delle successive, che hai già programmato, parteciperò, ma, ti prego, tienimi conservato il posto di addetto stampa, non darlo a Luigi Barzini junior…

 

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